Capitolo Quarto
…E I LORO COMPAGNI ONIRICI
IL gruppo tornò nei corridoi e seguì a ritroso la strada percorsa da Will e Michael. I rampicanti popolavano ovunque i muri del Palazzo Senza Porte e il biondino osservandoli ripensò a come avevano condotto Loa fino alla stanza delle ti-sane. Ma allora i questi cosi sono i compagni di Loa!
Per esserne sicuro interrogò Kabu.
«E’ circa così: i rampicanti sono parte del compagno onirico di Loa, una grande quercia secolare che vive nel palazzo e sparge ovunque le sue radici. Molto utile per tenere tutti sotto controllo, non trovi?» e lo guardò malizioso.
Will arrossì leggermente e distolse lo sguardo. Kabu cominciava pericolosamente ad inquadrarlo o era solo un’impressione?
Il gruppo guadagnò l’atrio e svoltò a sinistra infilandosi nel cunicolo posto subito prima dell’enorme portone presidiato dai rampicanti.
«La quercia di Loa si trova là dentro vero?» domandò Will indicando proprio il portone.
Kabu annuì. «Loa controlla i rampicanti con la volontà e li usa per tenere chiusa la propria tana. E’ una persona riservata e negli ultimi tempi si è fatta ancora più schiva.»
Il passaggio sbucava sul retro del palazzo in uno splendido giardino chiuso in un anello d’acqua e ospitante un immenso portale di pietra bianca ricoperto di strani decori. Il fiume che Will aveva scorto dal nebbioso colle tagliava la pianura delimitando due meravigliosi parchi stracolmi di ogni genere di giostra, ruota panoramica inclusa, e terminava proprio nell’anello d’acqua che circondava il prato a mo’ di fosso. Le giostre erano in funzione e un piccolo gruppo di bambini si stava divertendo. Il suono della musica e delle risate giunse presto alle orecchie dei nuovi.
Ci fu un gorgoglio e l’ennesima strana creatura fece capolino dalla superficie del fossato mostrando un corpo di rana, una testa di pesce e le dimensioni di un ippopotamo. Ingrid si fece sfuggire un grido, le gemelle un risolino. Maurice fischiò.
Una voce ovattata proveniente dal misterioso rospo mutante disse: «Allora Ponk vuoi aprire questa cavolo di bocca per favore?»
Le labbra dell’essere di colpo si dischiusero e tra lo stupore dei nuovi ne uscì fuori un bambino. Era biondo con i capelli corti a spazzola e gli occhiali e indossava una maglietta azzurra.
Le gemelle lo salutarono in coro: «Ciao Karl!»
Michael fece un cenno con la mano.
«Ciao ragazzi» rispose Karl «ero qui sotto in perlustrazione e vi ho sentito arrivare. Questi sono gli ultimi tre vero?»
Michael e le gemelle fecero dei segni di assenso e guadagnarono la riva imitati dal resto del gruppo.
Kabu lo guardò storto: «Sei sicuro di trovarti qui per caso Karl?» e sorrise ironico.
Una voce stridula disse qualcosa di incomprensibile. Proveniva da sotto e Will ipotizzò che potesse trattarsi della voce del pesce-rana. Anche Freccia parla. Non vedo perché questo “coso” non dovrebbe saperlo fare… Ripensò a Maurice e Trama che sapevano solo miagolare e squittire in modo incomprensibile e sperò fortemente che il compagno che gli sarebbe stato affidato avesse il dono della parola.
«Come hai detto Ponk?» domandò curioso Kabu.
La voce stridula si fece più forte e si riuscì a comprendere qualcosa: «Mi ftai peftando la lingah Kaal!!»
«Ops, scusa…» rispose il tipo con gli occhiali guardando in basso e spostandosi leggermente a sinistra.
«Ce lo ha detto Rita!» fu pronto ad affermare Ponk appena Karl tolse i piedi dalla sua lingua.
Il ragazzo arrossì lievemente e dopo un attimo di esitazione rispose: «Beh… in effetti girovagando nel fiume sotterraneo Ponk ha incontrato le radici di Rita e abbiamo saputo… Tutto qui.»
Detto questo si volse verso il compagno onirico e gli sussurrò le parole brutto spione.
«Non te li perdi mai questi momenti vero Karl?» riprese Kabu.
«Esatto capo! Sono una delle cose più divertenti e c’è sempre la possibilità che spunti fuori qualche guerriero. Servono sempre i guerrieri ad Harynos» rispose Karl eccitato.
«Soprattutto per il tuo divertimento…»
Karl allargò la bocca in un sorriso colpevole e si gratto la nuca.
«L’ultima volta è uscito addirittura un drago. Tu l’hai visto sputare fuoco, vero Michael?» e si volse all’altro ragazzo che già annuiva ridendo.
«Il pivellino ci è riuscito dopo neanche un’ora» precisò «promette bene senza dubbio» concluse poi.
«Era un segno» si infervorò Karl facendo oscillare Ponk sull’acqua «i guerrieri torneranno ad Harynos. Vedrete che stasera ne avremo altri» e così dicendo gettò gli occhi sui nuovi.
Will, che tentava disperatamente di seguire il discorso, fu sorpreso dallo sguardo di Karl e istintivamente distolse il suo.
«Ok, ok!…» disse infine Kabu e fece cenno a Karl di raggiungerli.
Il ragazzino urlò di gioia e diede a Ponk un buffetto sul mento. La creatura, con un sonoro croak!, lo trasportò a riva servendosi di una grossa e rosea lingua estensibile.
Reeno, Ingrid e Will sgranarono gli occhi.
Karl, i pantaloncini corti blu e le scarpe sportive rosse e bianche, li fissava impettito: «Ciao matricole. Io sono Karl del Fiume e con il mio non troppo affidabile amico Ponk» lo indicò con la mano mentre la creatura rispondeva con una pernacchia «ho esplorato interamente ogni luogo nei sotterranei del palazzo.»
I tre nuovi si presentarono.
«Allora andiamo?» propose infine Karl tutto eccitato.
Il gruppo proseguì verso il portale mentre Ponk rimase a sguazzare nel fiume. Reeno si attaccò al nuovo venuto chiedendogli ogni genere di informazioni sullo strano compagno onirico che lo incuriosiva molto.
«Ma tu vai sott’acqua dentro Ponk? Lui non ti mangia? Come fai a vedere dove vai? Il suo alito non puzza?»
Karl, tempestato letteralmente di domande, fu ben lieto di rispondere a Reeno. Così disse che Ponk era vegetariano, che lui vedeva attraverso le narici della creatura, che per evitare spiacevoli sensazioni olfattive bastava non infilarsi nella bocca di Ponk dopo pranzo e che i bambini non avevano nulla da temere dai compagni onirici.
Reeno rise di gusto.
Will camminava leggermente indietro staccato dagli altri. Durante il tragitto cercò di mettere ordine a tutte le informazioni ottenute ascoltando le parole di Karl. Lo aveva fin da subito soprannominato “Il palombaro” perché perlustrava le acque a bordo di un insolito sommergibile. Aveva parlato di guerrieri e di un drago e Will intuì che alcuni compagni onirici erano più forti di altri. Spero mi capiti qualcosa di altrettanto fiko!
Il gruppo si fermò a ridosso del portale. Will notò delle piccole crepe sulla superficie e una grande “H” in rilievo nel punto più alto dell’arco.
«Chi va per primo?»
Will fece un passo indietro, Ingrid non si mosse, Reeno sorrise e avanzò.
«Bravo piccolo» disse Kabu ridendo «quello che devi fare è toccare il portale, semplicissimo.»
La matricola si avvicinò a uno dei lati e Kabu fece cenno a tutti di indietreggiare.
Quel coso è enorme – pensò Will – potrebbe uscire qualsiasi cosa.
Il palombaro aveva profetizzato che i guerrieri sarebbero tornati ad Harynos. Il biondino non poteva sapere quante e quali implicazioni aveva una simile frase ma leggeva tra le righe: secondo Karl c’era una buona probabilità che i compagni dei nuovi venuti fossero guerrieri (forti) per cui sperava che a Reeno e Ingrid toccassero creature possenti. Se non fosse stato in grado di giudicare secondo i suoi canoni avrebbe rivolto occhi e orecchie a Karl per osservare la sua reazione. Decise che avrebbe toccato il portale per ultimo e si sentì ancora più agitato.
Reeno appoggiò il palmo della mano sulla fredda pietra e una leggera brezza si levò. Gli intarsi che decoravano l’opera iniziarono a splendere di luce propria e la grande “H” in cima all’arco si infiammò. In lontananza Will scorse alcuni bambini abbandonare le giostre e avvicinarsi al portale. Sopra la torre più alta del palazzo di Harynos la luce del sole si fece più tenue. La porzione di spazio all’interno del portale prese a riempirsi di una strana sostanza violacea molto densa che formò un velo dalla forma di una porta. Will trattenne il fiato aspettandosi chi sa quale immenso e terribile mostro. La brezza divenne vento, un vento che dava i brividi.
Una bottiglietta trasparente alta trenta centimetri e contenente uno strano liquido azzurro rotolò sul prato come spinta da chissà dove al di là della superficie violacea. Reeno cacciò un urletto gaio e fece un saltello in avanti, si avventò sulla bottiglia e la strinse al petto. Will rimase di sasso; Guardò Karl e capì che anche lui si aspettava qualcosa di meglio. Kabu invece applaudì sorridendo e fu imitato sia da Michael che dalle gemelle. Come poteva un’assurda bottiglietta essere il compagno onirico di Reeno?
Kabu chiamò a sé Ingrid e la pregò di avvicinarsi alla pietra lucente del portale al cui interno si muoveva ancora quella strana sostanza viola. Frattanto qualcuno dei bambini che stavano giocando nei parchi era giunto in riva al fiume, oltre il giardino, e da lì osservava lo spettacolo. Will notò che sulla sponda sinistra c’erano solo maschi e sulla destra solo femmine. Ne contò cinque in tutto: due bambini e tre bambine. Di alcuni riusciva a scorgere il compagno onirico.
Uno dei ragazzi, i capelli neri con la cresta, la carnagione ramata e abiti di pelle rosso-marrone, aveva accanto una strana scultura in legno alta almeno il doppio di lui e vi si appoggiava contro con la mano. Will aveva letto qualcosa sui pellerossa e quello sembrava proprio un totem. Era diviso in tre parti: sopra era raffigurata una testa d’uccello con un grosso becco giallo schiacciato e due protuberanze che volevano rappresentarne le ali, al centro una testa d’uomo e alla base quello che sembrava essere il muso di un orso con i denti e le zampe ben lavorati e dipinti di bianco e rosso. Il presunto indiano era stato il primo ad arrivare e l’unico ad aver assistito alla comparsa della bottiglietta. In quel momento si era lanciato in una danza tribale attorno al totem.
L’altro ragazzo era mulatto. Aveva i capelli scuri con le treccine e il petto nudo, era vestito solo di un paio di pantaloni di stoffa beige e cavalcava una tigre bianca striata di nero. L’animale era davvero possente e Will si disperò nel vedere che qualcuno di quei bambini aveva un compagno onirico di tutto rispetto. Non avrebbe accettato creature inferiori a quelle. Forse se non mi piace lo posso cambiare…
Sull’altra sponda una delle ragazze era se ne stava seduta a gambe incrociate sul dorso di un grosso rettile che sembrava un coccodrillo blu. Aveva i capelli rossi e la pelle abbronzata dal sole, vestiva un costume intero verde militare e, cosa stranissima, sia lei che il mostro portavano gli occhiali da sole. Le altre due sembravano non avere alcun compagno con loro. Poi Will le osservò meglio: stessi capelli castani, lisci e lunghi fino alle spalle, stessi occhi scuri, stesso naso, stesso sorriso, stesso golfino verdone e identica gonna beige. Altre due gemelle?!
Non ebbe il tempo di fantasticare oltre: Ingrid stava appoggiando la mano alla pietra del portale. Di nuovo si alzò il vento.
Per l’orrore del biondino si materializzò un’enorme vespaccia, grande come un cane di taglia media, che prese a volteggiare in cerchio sopra il gruppo. Will, che odiava le vespe, si abbassò d’istinto portando in alto le braccia per ripararsi e gemendo stizzito. Sulla parte posteriore del corpo dell’insetto si alternavano strisce rosse e gialle mentre la parte anteriore era interamente ricoperta di pelo rosso con la testa di una tonalità scurissima e gli occhi sfaccettati color dell’oro. Non aveva mai incontrato nulla di più inquietante.
Sentì l’urletto isterico di Ingrid.
Non era proprio quello che speravi… eh, bruttona? – pensò maligno. Invece lei allargò le braccia e la vespa le andò incontro sbattendo le ali ancor più rumorosamente, festosa.
«Ciao Hannah!» esordì Ingrid al colmo della gioia «sei proprio tu?! Oh che bello!»
Gli altri si scatenarono in un rumoroso applauso e l’indiano riprese le danze.
Will si accorse che l’indonesiana aveva le lacrime agli occhi e la cosa lo sconvolse tanto più che non capiva come funzionava il portale e come avrebbe dovuto comportarsi quando tra pochissimo sarebbe toccato a lui. Sia Ingrid che Reeno avevano gioito davvero quando la sostanza violacea aveva fatto loro dono della bottiglietta e della vespa.
Uno strano presentimento cominciò a farsi strada nella mente confusa del biondino. Osservò l’inglese agitare vistosamente la bottiglia; il liquido all’interno iniziò a pulsare sempre più velocemente fino a diventare di un azzurro brillante. Con decisione Reeno tolse il tappo e ne uscì una nube azzurrognola in espansione. Ingrid e Will erano increduli.
La nube si mantenne compatta e raggiunti i tre metri circa d’altezza si plasmò in una strana figura. Dopo qualche istante si potevano notare il busto di un uomo, due braccia e una testa. Lentamente andarono a definirsi i particolari: sul viso azzurro spuntarono due grandi occhi blu e poi bocca, naso e orecchie mentre sul resto del corpo si facevano nitidi i contorni dei muscoli.
L’essere che alla fine si formò era qualcosa di inverosimile e dai muscoli sembrava anche forte. Will invidiò un po’ Reeno ma quello era di sicuro un guerriero e la cosa faceva ben sperare per l’ultimo compagno che doveva uscire dal portale. Il mostro aveva la testa pelata, un pizzetto sul mento e dei monili che sembravano di vetro, forse lo stesso della bottiglia: un orecchio al naso, un braccialetto al polso e una collana con tanto di ciondolo al collo. Dalla vita in giù era tutt’altro che definito e sotto l’ombelico tornava ad essere gas azzurro finendo all’interno della bottiglia che il bambino continuava a reggere nella mano.
La prima cosa a cui lo associò Will era una sorta di genio della lampada. Della bottiglia!
«Ciao Huge!!» disse ad un tratto Reeno euforico.
Il genio incrociò le braccia sul petto e guardando il bambino sotto di sé sorrise e disse: «Ciao Reeno. Finalmente mi hai liberato, non ne potevo più di quella bottiglia. Comunque puoi agitarla anche di meno… non ho il sonno così pesante» e chinandosi lo guardò per gioco di traverso come a simulare un’arrabbiatura. Reeno rise di cuore.
Will osservava estasiato immerso nei suoi pensieri. Kabu lo vide spostare gli occhi dal genio al portale e allora gli si fece vicino.
«Non dirmi che non hai ancora capito?…» gli sussurrò.
«Prego?» rispose scuotendosi e gettando gli occhi dentro quelli del suo interlocutore.
Il capo di Harynos semplicemente rise e gli fece cenno di avvicinarsi al portale.
Will s’incamminò piano, esitante. Passò di fianco a Karl, al settimo cielo dopo aver visto il genio, che gli diede una pacca sulla spalla per incoraggiarlo. Giunse ad un passo dalla pietra e guardò in su. Le parole di Kabu lo avevano convinto di una cosa. Ingrid e Reeno erano felicissimi di aver ottenuto proprio quelle creature e sembrava che già le conoscessero. Se tutto ciò aveva una logica il suo compagno non poteva essere che uno.
Will toccò la pietra. Il sole si fece ancora più tenue e molti alzarono gli occhi alla torre più alta. Il vento prese a soffiare con forza strappando i fili d’erba. La sostanza viola nel portale iniziò a vorticare. La luce delle pietre si fece più brillante che mai e il simbolo sopra l’arco divenne di un rosso acceso come di ferro incandescente. Vicino a dove il ragazzo aveva posto le dita comparve una nuova piccola crepa.
A quasi cinque metri di altezza una mano di metallo grigio scuro emerse dal portale. Will trattenne il fiato, tutti trattennero il fiato; l’ombra oltre il liquido viola era alta quasi quanto il portale stesso. Emerse una gamba, sempre di metallo e poi la testa, a più di sei metri di altezza dal suolo. Due occhi dalla forma squadrata scintillarono di un azzurro acceso contornati da un elmetto che ricopriva il robot fino alla nuca e da due lastre di metallo che sporgevano sul muso. Erano unite tra loro a metà del viso come una protezione. La forma del mento ricordava la punta di un ferro da stiro. Quindi emerse il corpo: possente e allo stesso tempo sinuoso, dotato di ottime giunture. L’intera superficie del robot assumeva varie tonalità di grigio tutte risplendenti di metallo. Era magnifico. Will rimase paralizzato dalla gioia.
«S-sei tu, vero?!» balbettò alla fine.
Il colosso guardò in basso, spostò un piede per posizionarsi proprio di fronte al bambino e pose le mani ai fianchi in una sorta di posa. Le due lastre sul muso oscillarono leggermente e una voce profonda con una sfumatura metallica proferì: «Sono il Cyber-Titano. Al tuo servizio, Will!»
Il ragazzo era entusiasta. Che forza! Era proprio come pensavo: mi hanno dato Ferro. Ma come hanno fatto?! Cos’è in realtà questo portale? Che razza di posto è questo?
Senza accorgersene così pensando si allontanava per sempre dalla paura, dal dubbio e dalla diffidenza per abbandonarsi completamene alla magia di Harynos. Ferro era vero, grosso e cattivo ed era al suo servizio. Questo è il sogno più bello che io abbia mai fatto!
In quel momento avrebbe voluto non svegliarsi più o perlomeno venire su Harynos ogni notte a giocare con Ferro e a terrorizzare gli altri bambini. Per un po’ avrebbe potuto farlo ma dopo qualche anno sarebbe stato costretto ad abbandonare quel posto come gli aveva detto Kabu. Gli credeva, voleva credere a tutto.
Il robot si stagliava in tutta la sua imponenza sopra il gruppo di bambini. Da oltre il fiume altri erano accorsi, ma Will non aveva occhi che per il suo Ferro. La strana sostanza violacea lentamente si dissolse, il vento cessò, la luce sopra la torre tornò viva, la pietra smise di brillare e il simbolo sull’arco si spense. Fu Karl a rompere il silenzio alzando il braccio e lanciandosi in un urlo di trionfo. Tutti lo imitarono e applaudirono il robot che si produsse in un cauto inchino, stando attento a dove metteva i piedi per non schiacciare qualcuno dei presenti. Ad un certo punto, poi, Kabu prese la parola.
«Bambini e compagni nuovi arrivati ascoltate» iniziò «a nome della comunità di Harynos vi do il benvenuto in questo mondo. Qui potrete divertirvi e vivere i vostri sogni nel rispetto degli altri e delle autorità di Harynos…»
Will ascoltava contento ma quando sentì la parola “rispetto” storse il naso: Kabu stava per dettare alcune regole di convivenza e lui non aveva intenzione di adeguarsi. Dopo tutto siamo nel mondo dei sogni, no? Altro che regole, io qui faccio quel cavolo che voglio. Così pensando si voltò ad ammirare il robot in tutta la sua magnificenza. Il Cyber-Titano se ne accorse e spostò leggermente in avanti il piede in mondo da nascondere Will a Kabu. Il biondino intuì il perché del gesto e sorrise malizioso: Ferro aveva capito le sue intenzioni e le assecondava. La storia dei compagni onirici è proprio forte!
Il latinoamericano proseguì la spiegazione dicendo che di lì a poco i nuovi sarebbero andati con lui a fare un giro nel palazzo e dintorni. A Will il particolare interessò poiché Harynos lo incuriosiva e da Kabu finora aveva ottenuto non poche utili informazioni. Decise comunque che quando si fosse stufato della visita guidata avrebbe preso Ferro e sarebbero andati a fare un giro per conto loro. Dopotutto sapeva che prima o poi il tempo magico di cui gli avevano parlato si sarebbe esaurito e lui non voleva svegliarsi senza aver scorrazzato un po’.
«…e per soddisfare la vostra curiosità sui prodigi a cui avete assistito da quando siete qui nei primi giorni io e Loa terremo lezioni sulla storia, la struttura e la geografia di Harynos.»
Di male in peggio: lezioni! Una delle parole più odiose e terribili del vocabolario di Will. Il solo sentirla pronunciare gli dava il voltastomaco. Non aveva bisogno di alcuna lezione lui, i segreti di Harynos li avrebbe scoperti vagando con il mitico robot, e si perse nell’ammirarlo. Perciò non si accorse che da un boschetto oltre il fiume una creatura si stava levando. Il dragone, le grandi ali da pipistrello e le squame rossastre, raggiunse la giusta quota e calò in picchiata sul portale. Chi lo vide lo indicò col dito e le altre matricole gridarono. C’era un cavaliere in groppa al mostro.
La creatura sfrecciò sopra le teste del gruppo sfiorando il portale e Ferro. Alcuni bambini si abbassarono, altri si scansarono, Ingrid e Reeno si buttarono a terra e Huge fece finta di perdere l’equilibrio in aria poiché la bottiglietta stava rotolava con l’inglese. Will si accorse del drago solo all’ultimo momento e si gettò contro la gamba del Cyber-Titano. Udì una sonora risata maschile e mentre la creatura riprendeva quota vide che un bakbino la cavalcava: capelli neri e lunghi raccolti sulla nuca, maglietta rossa sopra una maglia grigiastra e un paio di jeans.
Il drago si voltò a mezz’aria, ruggì fiero e ridiscese nuovamente in picchiata. Quel ragazzino doveva essere quello cui si riferivano Michael e Karl, impossibile sbagliarsi.
«Ferro!…» chiamò Will.
Il robot abbassò lo sguardo.
«Li hai tutti i tuoi poteri giusto? Come quello vero?» chiese ansioso.
Il robot sembrò negativamente colpito dalla domanda.
«Io sono quello vero Will… l’unico!»
«Allora tira giù quell’uccellaccio!» gli disse con un ghigno sul volto.
«Con piacere…» rispose.
Spostò in avanti il piede sinistro portando indietro il braccio destro e gettò il pugno contro la bestia torcendo il busto. Con un’esplosione fioca la mano, il polso e in minima parte anche il braccio si staccarono dal resto del corpo e partirono in aria spinti da una molla. Alla pari del giocattolo preferito di Will il robot di Harynos aveva delle catene nascoste all’interno degli arti superiori che presero a scorrere veloci per metri e metri.
Il drago e il suo cavaliere non si aspettavano una simile contromossa e schivarono il pugno (diretto all’ala) solo all’ultimo istante. Il bambino urlò e la creatura roteò su se stessa e atterrò con fatica nel giardino. Subito si volse contro l’assalitore che nel frattempo aveva richiamato il pugno riagganciandolo al braccio. Il bambino scese con balzo, era un po’ più basso di Will e aveva gli occhi a mandorla.
«Ehi, ma sei impazzito? Potevamo farci male!» protestò.
L’altro incrociò le braccia sul petto: «Così impari a fare il fighetto con me! Comunque siamo nel mondo dei sogni: non ti saresti fatto poi così male presumo…»
Quella risposta sorprese l’orientale.
«Cos’è…? Cerchi guai?» e il drago si chinò sulle zampe anteriori spostando indietro il peso del corpo pronto a scattare.
Per tutta risposta Ferro assunse una posizione di guardia con un piede davanti all’altro e i pugni sollevati.
Gli altri del gruppo furono colti alla sprovvista dal risvolto che aveva preso la situazione. Solo Karl il palombaro fu lesto nel reagire urlando: «Sì! Subito un duello. Forza ragazzi!» e si beccò una spinta da Kabu che evidentemente disapprovava.
I due contendenti quasi all’unisono ordinarono ai rispettivi compagni di attaccare. Il drago e il robot scattarono in avanti pronti a schiantarsi l’uno contro l’altro ma quando furono ormai vicinissimi qualcosa li bloccò a mezz’aria.
Rimasero lì, immobili, apparentemente in equilibrio precario mentre una polverina argentea quasi invisibile scendeva dal cielo proprio nel punto in cui le due creature stavano per impattare l’una con l’altra.
«Che diavolo succede?! Ferro cosa ti prende?» esplose Will che già pregustava di dare una lezione al drago.
La reazione del ragazzo con gli occhi a mandorla fu più composta: semplicemente si produsse in un sorriso amaro.
«No, accidenti, proprio sul più bello» piagnucolò disperato Karl battendo i piedi per terra.
«Meno male» esclamò invece Kabu e guardò in su.
Uno dopo l’altro, tutti i presenti lo imitarono. Presi dalla foga dello scontro i bambini non si erano accorti del sopraggiungere dell’ennesimo compagno onirico. Si trattava di un essere stranissimo, metà donna e metà libellula. Aveva un corpo umanoide, quattro ali da insetto, una lunga coda cilindrica, proprio come quella di una libellula e sfavillanti occhi vermigli molto grandi, che ricordavano quelli di un alieno da cartone animato. Alta quasi tre metri, aveva la pelle chiara tendente al verde e capelli lisci color smeraldo che le contornavano il viso fino a metà del collo. Indossava un vestito molto corto e scollato dalle tonalità del viola e del blu abbinato ad un paio di stivali molto eleganti dello stesso colore che le arrivavano fin sopra le ginocchia.
Era appollaiata sull’arco del portale proprio sopra la “H” che durante l’evocazione dei compagni onirici aveva preso fuoco. Will notò che aveva davvero un bel corpo, slanciato e formoso e gli occhi indugiarono a lungo sul seno.
La polverina argentea usciva dall’estremità della coda. Gnocca o no hai interrotto lo scontro: il tuo padrone è appena finito nella mia lista nera!
Ferro era ancora bloccato e il cigolio delle giunture ne testimoniava lo sforzo prodotto per tentare invano di liberarsi ma né lui né il drago si mossero di un millimetro.
Maledizione come faccio a fartela pagare se il mio compagno non riesce a muoversi?! Che razza di abilità ha questa tettona del cavolo?! Com’è possibile che riesca ad annullare il potere del mio Cyber-Titano?
«E così tra le matricole c’è una testa calda…» esclamò una voce femminile. Veniva dal ponte di destra, oltre il portale.
Era un suono nuovo per Will e lo distolse dagli altri pensieri. Si girò ed ebbe un sobbalzo: una ragazza dai capelli castani ricci e lunghi gli veniva incontro. La chioma voluminosa le avvolgeva completamente viso, collo e spalle; vestiva un maglioncino con il collo alto marrone chiaro e jeans scuri attillati. Aveva un viso dolcissimo e un bellissimo sorriso da bambina e due occhi grandi e verdi da gatta.
Era la “proprietaria” della donna-libellula. Era quella che si era intromessa. Tanto bella quanto antipatica.
Troppo per il povero Will. Il suo cuore prese a battere più forte: se ne innamorò subito.






