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	<title>Harynos &#187; I capitoli</title>
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	<description>Il Manuale del Guerriero</description>
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		<title>Capitolo Quarto</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 15:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[I capitoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[…E I LORO COMPAGNI ONIRICI  IL gruppo tornò nei corridoi e seguì a ritroso la strada percorsa da Will e Michael. I rampicanti popolavano ovunque i muri del Palazzo Senza Porte e il biondino osservandoli ripensò a come avevano condotto Loa fino alla stanza delle ti-sane. Ma allora i questi cosi sono i compagni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">…<span style="font-size: medium;"><strong>E I LORO COMPAGNI ONIRICI</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> <span style="font-size: medium;">IL gruppo tornò nei corridoi e seguì a ritroso la strada percorsa da Will e Michael. I rampicanti popolavano ovunque i muri del Palazzo Senza Porte e il biondino osservandoli ripensò a come avevano condotto Loa fino alla stanza delle ti-sane. </span><span style="font-size: medium;"><em>Ma allora i questi cosi sono i compagni di Loa! </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Per esserne sicuro interrogò Kabu.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«E’ circa così: i rampicanti sono parte del compagno onirico di Loa, una grande quercia secolare che vive nel palazzo e sparge ovunque le sue radici. Molto utile per tenere tutti sotto controllo, non trovi?» e lo guardò malizioso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will arrossì leggermente e distolse lo sguardo. Kabu cominciava pericolosamente ad inquadrarlo o era solo un&#8217;impressione?</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il gruppo guadagnò l&#8217;atrio e svoltò a sinistra infilandosi nel cunicolo posto subito prima dell’enorme portone presidiato dai rampicanti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">«L</span></span><span style="font-size: medium;">a quercia di Loa si trova là dentro vero?</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span><span style="font-size: medium;"> domandò Will indicando proprio il portone.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Kabu annuì. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">«Loa </span></span><span style="font-size: medium;">controlla i rampicanti con la volontà e li usa per tenere chiusa la propria tana. E&#8217; una persona riservata e negli ultimi tempi si è fatta ancora più schiva.</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il passaggio sbucava sul retro del palazzo in uno splendido giardino chiuso in un anello d&#8217;acqua e ospitante un immenso portale di pietra bianca ricoperto di strani decori. Il fiume che Will aveva scorto dal nebbioso colle tagliava la pianura delimitando due meravigliosi parchi stracolmi di ogni genere di giostra, ruota panoramica inclusa, e terminava proprio nell&#8217;anello d&#8217;acqua che circondava il prato a mo&#8217; di fosso. Le giostre erano in funzione e un piccolo gruppo di bambini si stava divertendo. Il suono della musica e delle risate giunse presto alle orecchie dei nuovi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Ci fu un gorgoglio e l&#8217;ennesima strana creatura fece capolino dalla superficie del fossato mostrando un corpo di rana, una testa di pesce e le dimensioni di un ippopotamo. Ingrid si fece sfuggire un grido, le gemelle un risolino. Maurice fischiò.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Una voce ovattata proveniente dal misterioso rospo mutante disse: «Allora </span><span style="font-size: medium;"><em>Ponk</em></span><span style="font-size: medium;"> vuoi aprire questa cavolo di bocca per favore?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Le labbra dell’essere di colpo si dischiusero e tra lo stupore dei nuovi ne uscì fuori un bambino. Era biondo con i capelli corti a spazzola e gli occhiali e indossava una maglietta azzurra.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Le gemelle lo salutarono in coro: «Ciao Karl!» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Michael fece un cenno con la mano.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ciao ragazzi» rispose Karl «ero qui sotto in </span><span style="font-size: medium;"><em>perlustrazione</em></span><span style="font-size: medium;"> e vi ho sentito arrivare. Questi sono gli ultimi tre vero?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Michael e le gemelle fecero dei segni di assenso e guadagnarono la riva imitati dal resto del gruppo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Kabu lo guardò storto: «Sei sicuro di trovarti qui per caso Karl?» e sorrise ironico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Una voce stridula disse qualcosa di incomprensibile. Proveniva da sotto e Will ipotizzò che potesse trattarsi della voce del pesce-rana. </span><span style="font-size: medium;"><em>Anche Freccia parla. Non vedo perché questo “coso” non dovrebbe saperlo fare…</em></span><span style="font-size: medium;"> Ripensò a Maurice e Trama che sapevano solo miagolare e squittire in modo incomprensibile e sperò fortemente che il compagno che gli sarebbe stato affidato avesse il dono della parola.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Come hai detto Ponk?» domandò curioso Kabu.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La voce stridula si fece più forte e si riuscì a comprendere qualcosa: «Mi ftai peftando la lingah Kaal!!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ops, scusa…» rispose il tipo con gli occhiali guardando in basso e spostandosi leggermente a sinistra.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ce lo ha detto </span><span style="font-size: medium;"><em>Rita</em></span><span style="font-size: medium;">!» fu pronto ad affermare Ponk appena Karl tolse i piedi dalla sua lingua.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo arrossì lievemente e dopo un attimo di esitazione rispose: «Beh… in effetti girovagando nel fiume </span><span style="font-size: medium;"><em>sotterraneo</em></span><span style="font-size: medium;"> Ponk ha incontrato le radici di Rita e abbiamo saputo… Tutto qui.»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Detto questo si volse verso il compagno onirico e gli sussurrò le parole </span><span style="font-size: medium;"><em>brutto spione</em></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Non te li perdi mai questi momenti vero Karl?» riprese Kabu.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Esatto </span><span style="font-size: medium;"><em>capo</em></span><span style="font-size: medium;">! Sono una delle cose più divertenti e c’è sempre la possibilità che spunti fuori qualche </span><span style="font-size: medium;"><em>guerriero</em></span><span style="font-size: medium;">. Servono sempre i guerrieri ad Harynos» rispose Karl eccitato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Soprattutto per il tuo divertimento&#8230;»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Karl allargò la bocca in un sorriso colpevole e si gratto la nuca. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«L’ultima volta è uscito addirittura un </span><span style="font-size: medium;"><em>drago</em></span><span style="font-size: medium;">. Tu l’hai visto sputare fuoco, vero Michael?» e si volse all’altro ragazzo che già annuiva ridendo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Il </span><span style="font-size: medium;"><em>pivellino</em></span><span style="font-size: medium;"> ci è riuscito dopo neanche un’ora» precisò «promette bene senza dubbio» concluse poi.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Era un </span><span style="font-size: medium;"><em>segno</em></span><span style="font-size: medium;">» si infervorò Karl facendo oscillare Ponk sull’acqua «i guerrieri torneranno ad Harynos. Vedrete che stasera ne avremo altri» e così dicendo gettò gli occhi sui nuovi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will, che tentava disperatamente di seguire il discorso, fu sorpreso dallo sguardo di Karl e istintivamente distolse il suo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ok, ok!…» disse infine Kabu e fece cenno a Karl di raggiungerli. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il ragazzino urlò di gioia e diede a Ponk un buffetto sul mento. La creatura, con un sonoro </span><span style="font-size: medium;"><em>croak!</em></span><span style="font-size: medium;">, lo trasportò a riva servendosi di una grossa e rosea lingua estensibile. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Reeno, Ingrid e Will sgranarono gli occhi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Karl, i pantaloncini corti blu e le scarpe sportive rosse e bianche, li fissava impettito: «Ciao matricole. Io sono Karl </span><span style="font-size: medium;"><em>del Fiume</em></span><span style="font-size: medium;"> e con il mio non troppo affidabile amico Ponk» lo indicò con la mano mentre la creatura rispondeva con una pernacchia «ho esplorato interamente ogni luogo nei </span><span style="font-size: medium;">sotterranei del palazzo.</span><span style="font-size: medium;">»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">I tre nuovi si presentarono.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Allora andiamo?» propose infine Karl tutto eccitato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il gruppo proseguì verso il portale mentre Ponk rimase a sguazzare nel fiume. Reeno si attaccò al nuovo venuto chiedendogli ogni genere di informazioni sullo strano compagno onirico che lo incuriosiva molto.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ma tu vai sott’acqua dentro Ponk? Lui non ti mangia? Come fai a vedere dove vai? Il suo alito non puzza?» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Karl, tempestato letteralmente di domande, fu ben lieto di rispondere a Reeno. Così disse che Ponk era vegetariano, che lui vedeva attraverso le narici della creatura, che per evitare spiacevoli sensazioni olfattive bastava non infilarsi nella bocca di Ponk dopo pranzo e che i bambini non avevano nulla da temere dai compagni onirici.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Reeno rise di gusto.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will camminava leggermente indietro staccato dagli altri. Durante il tragitto cercò di mettere ordine a tutte le informazioni ottenute ascoltando le parole di Karl. Lo aveva fin da subito soprannominato “</span><span style="font-size: medium;"><em>Il palombaro</em></span><span style="font-size: medium;">” perché perlustrava le acque a bordo di un insolito sommergibile. Aveva parlato di guerrieri e di un drago e Will intuì che alcuni compagni onirici erano più forti di altri. </span><span style="font-size: medium;"><em>Spero mi capiti qualcosa di altrettanto fiko!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il gruppo si fermò a ridosso del portale. Will notò delle piccole crepe sulla superficie e una grande “H” in rilievo nel punto più alto dell’arco.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Chi va per primo?»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will fece un passo indietro, Ingrid non si mosse, Reeno sorrise e avanzò. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Bravo piccolo» disse Kabu ridendo «quello che devi fare è toccare il portale, semplicissimo.» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La matricola si avvicinò a uno dei lati e Kabu fece cenno a tutti di indietreggiare. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em>Quel coso è enorme – </em></span><span style="font-size: medium;">pensò Will – </span><span style="font-size: medium;"><em>potrebbe uscire qualsiasi cosa. </em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il palombaro aveva profetizzato che i guerrieri sarebbero tornati ad Harynos. Il biondino non poteva sapere quante e quali implicazioni aveva una simile frase ma leggeva tra le righe: secondo Karl c’era una buona probabilità che i compagni dei nuovi venuti fossero guerrieri (forti) per cui sperava che a Reeno e Ingrid toccassero creature possenti. Se non fosse stato in grado di giudicare secondo i suoi canoni avrebbe rivolto occhi e orecchie a Karl per osservare la sua reazione. Decise che avrebbe toccato il portale per ultimo e si sentì ancora più agitato. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Reeno appoggiò il palmo della mano sulla fredda pietra e una leggera brezza si levò. Gli intarsi che decoravano l’opera iniziarono a splendere di luce propria e la grande “H” in cima all’arco si infiammò. In lontananza Will scorse alcuni bambini abbandonare le giostre e avvicinarsi al portale. Sopra la torre più alta del palazzo di Harynos la luce del sole si fece più tenue. La porzione di spazio all’interno del portale prese a riempirsi di una strana sostanza violacea molto densa che formò un velo dalla forma di una porta. Will trattenne il fiato aspettandosi chi sa quale immenso e terribile mostro. La brezza divenne vento, un vento che dava i brividi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Una bottiglietta trasparente alta trenta centimetri e contenente uno strano liquido azzurro rotolò sul prato come spinta da chissà dove al di là della superficie violacea. Reeno cacciò un urletto gaio e fece un saltello in avanti, si avventò sulla bottiglia e la strinse al petto. Will rimase di sasso; Guardò Karl e capì che anche lui si aspettava qualcosa di meglio. Kabu invece applaudì sorridendo e fu imitato sia da Michael che dalle gemelle. Come poteva un’assurda bottiglietta essere il compagno onirico di Reeno? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Kabu chiamò a sé Ingrid e la pregò di avvicinarsi alla pietra lucente del portale al cui interno si muoveva ancora quella strana sostanza viola. Frattanto qualcuno dei bambini che stavano giocando nei parchi era giunto in riva al fiume, oltre il giardino, e da lì osservava lo spettacolo. Will notò che sulla sponda sinistra c’erano solo maschi e sulla destra solo femmine. Ne contò cinque in tutto: due bambini e tre bambine. Di alcuni riusciva a scorgere il compagno onirico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Uno dei ragazzi, i capelli neri con la cresta, la carnagione ramata e abiti di pelle rosso-marrone, aveva accanto una strana scultura in legno alta almeno il doppio di lui e vi si appoggiava contro con la mano. Will aveva letto qualcosa sui pellerossa e quello sembrava proprio un totem. Era diviso in tre parti: sopra era raffigurata una testa d’uccello con un grosso becco giallo schiacciato e due protuberanze che volevano rappresentarne le ali, al centro una testa d’uomo e alla base quello che sembrava essere il muso di un orso con i denti e le zampe ben lavorati e dipinti di bianco e rosso. Il presunto indiano era stato il primo ad arrivare e l’unico ad aver assistito alla comparsa della bottiglietta. In quel momento si era lanciato in una danza tribale attorno al totem.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">L’altro ragazzo era mulatto. Aveva i capelli scuri con le treccine e il petto nudo, era vestito solo di un paio di pantaloni di stoffa beige e cavalcava una tigre bianca striata di nero. L’animale era davvero possente e Will si disperò nel vedere che qualcuno di quei bambini aveva un compagno onirico di tutto rispetto. Non avrebbe accettato creature inferiori a quelle. </span><span style="font-size: medium;"><em>Forse se non mi piace lo posso cambiare…</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Sull’altra sponda una delle ragazze era se ne stava seduta a gambe incrociate sul dorso di un grosso rettile che sembrava un coccodrillo blu. Aveva i capelli rossi e la pelle abbronzata dal sole, vestiva un costume intero verde militare e, cosa stranissima, sia lei che il mostro portavano gli occhiali da sole. Le altre due sembravano non avere alcun compagno con loro. Poi Will le osservò meglio: stessi capelli castani, lisci e lunghi fino alle spalle, stessi occhi scuri, stesso naso, stesso sorriso, stesso golfino verdone e identica gonna beige. </span><span style="font-size: medium;"><em>Altre due gemelle?!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">Non ebbe il tempo di fantasticare oltre: Ingrid stava appoggiando la mano alla pietra del portale. Di nuovo si alzò il vento. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Per l&#8217;orrore del biondino si materializzò un’enorme vespaccia, grande come un cane di taglia media, che prese a volteggiare in cerchio sopra il gruppo. Will, che odiava le vespe, si abbassò d’istinto portando in alto le braccia per ripararsi e gemendo stizzito. Sulla parte posteriore del corpo dell’insetto si alternavano strisce rosse e gialle mentre la parte anteriore era interamente ricoperta di pelo rosso con la testa di una tonalità scurissima e gli occhi sfaccettati color dell’oro. Non aveva mai incontrato nulla di più inquietante. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Sentì l’urletto isterico di Ingrid.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em>Non era proprio quello che speravi… eh, </em></span><span style="font-size: medium;">bruttona</span><span style="font-size: medium;"><em>? – </em></span><span style="font-size: medium;">pensò maligno.</span><span style="font-size: medium;"> Invece lei allargò le braccia e la vespa le andò incontro sbattendo le ali ancor più rumorosamente, festosa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ciao </span><span style="font-size: medium;"><em>Hannah</em></span><span style="font-size: medium;">!» esordì Ingrid al colmo della gioia «sei proprio tu?! Oh che bello!» </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Gli altri si scatenarono in un rumoroso applauso e l’indiano riprese le danze.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will si accorse che l’indonesiana aveva le lacrime agli occhi e la cosa lo sconvolse tanto più che non capiva come funzionava il portale e come avrebbe dovuto comportarsi quando tra pochissimo sarebbe toccato a lui. Sia Ingrid che Reeno avevano gioito davvero quando la sostanza violacea aveva fatto loro dono della bottiglietta e della vespa. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Uno strano presentimento cominciò a farsi strada nella mente confusa del biondino. Osservò l’inglese agitare vistosamente la bottiglia; il liquido all’interno iniziò a pulsare sempre più velocemente fino a diventare di un azzurro brillante. Con decisione Reeno tolse il tappo e ne uscì una nube azzurrognola in espansione. Ingrid e Will erano increduli.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La nube si mantenne compatta e raggiunti i tre metri circa d&#8217;altezza si plasmò in una strana figura. Dopo qualche istante si potevano notare il busto di un uomo, due braccia e una testa. Lentamente andarono a definirsi i particolari: sul viso azzurro spuntarono due grandi occhi blu e poi bocca, naso e orecchie mentre sul resto del corpo si facevano nitidi i contorni dei muscoli.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">L’essere che alla fine si formò era qualcosa di inverosimile e dai muscoli sembrava anche forte. Will invidiò un po’ Reeno ma quello era di sicuro un guerriero e la cosa faceva ben sperare per l’ultimo compagno che doveva uscire dal portale. Il mostro aveva la testa pelata, un pizzetto sul mento e dei monili che sembravano di vetro, forse lo stesso della bottiglia: un orecchio al naso, un braccialetto al polso e una collana con tanto di ciondolo al collo. Dalla vita in giù era tutt’altro che definito e sotto l’ombelico tornava ad essere gas azzurro finendo all’interno della bottiglia che il bambino continuava a reggere nella mano. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La prima cosa a cui lo associò Will era una sorta di genio della lampada. </span><span style="font-size: medium;"><em>Della bottiglia!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ciao </span><span style="font-size: medium;"><em>Huge</em></span><span style="font-size: medium;">!!» disse ad un tratto Reeno euforico.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il genio incrociò le braccia sul petto e guardando il bambino sotto di sé sorrise e disse: «Ciao Reeno. Finalmente mi hai liberato, non ne potevo più di quella bottiglia. Comunque puoi agitarla anche di meno… non ho il sonno così pesante» e chinandosi lo guardò per gioco di traverso come a simulare un’arrabbiatura. Reeno rise di cuore.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will osservava estasiato immerso nei suoi pensieri. Kabu lo vide spostare gli occhi dal genio al portale e allora gli si fece vicino.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Non dirmi che non hai ancora capito?…» gli sussurrò.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Prego?» rispose scuotendosi e gettando gli occhi dentro quelli del suo interlocutore. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il capo di Harynos semplicemente rise e gli fece cenno di avvicinarsi al portale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will s’incamminò piano, esitante. Passò di fianco a Karl, al settimo cielo dopo aver visto il genio, che gli diede una pacca sulla spalla per incoraggiarlo. Giunse ad un passo dalla pietra e guardò in su. Le parole di Kabu lo avevano convinto di una cosa. Ingrid e Reeno erano felicissimi di aver ottenuto </span><span style="font-size: medium;"><em>proprio</em></span><span style="font-size: medium;"> quelle creature e sembrava che già </span><span style="font-size: medium;"><em>le conoscessero</em></span><span style="font-size: medium;">. Se tutto ciò aveva una logica il suo compagno non poteva essere che uno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will toccò la pietra. Il sole si fece ancora più tenue e molti alzarono gli occhi alla torre più alta. Il vento prese a soffiare con forza strappando i fili d’erba. La sostanza viola nel portale iniziò a vorticare. La luce delle pietre si fece più brillante che mai e il simbolo sopra l’arco divenne di un rosso acceso come di ferro incandescente. Vicino a dove il ragazzo aveva posto le dita comparve una nuova piccola crepa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">A quasi cinque metri di altezza una mano di metallo grigio scuro emerse dal portale. Will trattenne il fiato, tutti trattennero il fiato; l’ombra oltre il liquido viola era alta quasi quanto il portale stesso. Emerse una gamba, sempre di metallo e poi la testa, a più di sei metri di altezza dal suolo. Due occhi dalla forma squadrata scintillarono di un azzurro acceso contornati da un elmetto che ricopriva il robot fino alla nuca e da due lastre di metallo che sporgevano sul muso. Erano unite tra loro a metà del viso come una protezione. La forma del mento ricordava la punta di un ferro da stiro. Quindi emerse il corpo: possente e allo stesso tempo sinuoso, dotato di ottime giunture. L’intera superficie del robot assumeva varie tonalità di grigio tutte risplendenti di metallo. Era magnifico. Will rimase paralizzato dalla gioia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«S-sei tu, vero?!» balbettò alla fine.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il colosso guardò in basso, spostò un piede per posizionarsi proprio di fronte al bambino e pose le mani ai fianchi in una sorta di posa. Le due lastre sul muso oscillarono leggermente e una voce profonda con una sfumatura metallica proferì: «Sono il Cyber-Titano. Al tuo servizio, Will!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo era entusiasta. </span><span style="font-size: medium;"><em>Che forza! Era proprio come pensavo: mi hanno dato </em></span><span style="font-size: medium;"><em>Ferro</em></span><span style="font-size: medium;"><em>. Ma come hanno fatto?! Cos’è in realtà questo portale? Che razza di posto è questo?</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">Senza accorgersene così pensando si allontanava per sempre dalla paura, dal dubbio e dalla diffidenza per abbandonarsi completamene alla magia di Harynos. Ferro era vero, grosso e cattivo ed era al suo servizio. </span><span style="font-size: medium;"><em>Questo è il sogno più bello che io abbia mai fatto!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">In quel momento avrebbe voluto non svegliarsi più o perlomeno venire su Harynos ogni notte a giocare con Ferro e a terrorizzare gli altri bambini. Per un po’ avrebbe potuto farlo ma dopo qualche anno sarebbe stato costretto ad abbandonare quel posto come gli aveva detto Kabu. Gli credeva, voleva credere a tutto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il robot si stagliava in tutta la sua imponenza sopra il gruppo di bambini. Da oltre il fiume altri erano accorsi, ma Will non aveva occhi che per il suo Ferro. La strana sostanza violacea lentamente si dissolse, il vento cessò, la luce sopra la torre tornò viva, la pietra smise di brillare e il simbolo sull’arco si spense. Fu Karl a rompere il silenzio alzando il braccio e lanciandosi in un urlo di trionfo. Tutti lo imitarono e applaudirono il robot che si produsse in un cauto inchino, stando attento a dove metteva i piedi per non schiacciare qualcuno dei presenti. Ad un certo punto, poi, Kabu prese la parola.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Bambini e compagni nuovi arrivati ascoltate» iniziò «a nome della comunità di Harynos vi do il benvenuto in questo mondo. Qui potrete divertirvi e </span><span style="font-size: medium;"><em>vivere</em></span><span style="font-size: medium;"> i vostri sogni nel rispetto degli altri e delle autorità di Harynos…»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will ascoltava contento ma quando sentì la parola “rispetto” storse il naso: Kabu stava per dettare alcune regole di convivenza e lui non aveva intenzione di adeguarsi. </span><span style="font-size: medium;"><em>Dopo tutto siamo nel mondo dei sogni, no? Altro che regole, io qui faccio quel cavolo che voglio. </em></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;">C</span></span><span style="font-size: medium;">osì pensando si voltò ad ammirare il robot in tutta la sua magnificenza. Il Cyber-Titano se ne accorse e spostò leggermente in avanti il piede in mondo da nascondere Will a Kabu. Il biondino intuì il perché del gesto e sorrise malizioso: Ferro aveva capito le sue intenzioni e le assecondava. </span><span style="font-size: medium;"><em>La storia dei compagni onirici è proprio forte!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il latinoamericano proseguì la spiegazione dicendo che di lì a poco i nuovi sarebbero andati con lui a fare un giro nel palazzo e dintorni. A Will il particolare interessò poiché Harynos lo incuriosiva e da Kabu finora aveva ottenuto non poche utili informazioni. Decise comunque che quando si fosse stufato della visita guidata avrebbe preso Ferro e sarebbero andati a fare un giro per conto loro. Dopotutto sapeva che prima o poi il tempo magico di cui gli avevano parlato si sarebbe esaurito e lui non voleva svegliarsi senza aver scorrazzato un po’.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">«…e per soddisfare la vostra curiosità sui prodigi a cui avete assistito da quando siete qui nei primi giorni io e Loa terremo lezioni sulla storia, la struttura e la geografia di Harynos.»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Di male in peggio: </span><span style="font-size: medium;"><em>lezioni</em></span><span style="font-size: medium;">! Una delle parole più odiose e terribili del vocabolario di Will. Il solo sentirla pronunciare gli dava il voltastomaco. Non aveva bisogno di alcuna lezione lui, i segreti di Harynos li avrebbe scoperti vagando con il mitico robot, e si perse nell’ammirarlo. Perciò non si accorse che da un boschetto oltre il fiume una creatura si stava levando. Il dragone, le grandi ali da pipistrello e le squame rossastre, raggiunse la giusta quota e calò in picchiata sul portale. Chi lo vide lo indicò col dito e le altre matricole gridarono. C’era un cavaliere in groppa al mostro.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La creatura sfrecciò sopra le teste del gruppo sfiorando il portale e Ferro. Alcuni bambini si abbassarono, altri si scansarono, Ingrid e Reeno si buttarono a terra e Huge fece finta di perdere l’equilibrio in aria poiché la bottiglietta stava rotolava con l’inglese. Will si accorse del drago solo all’ultimo momento e si gettò contro la gamba del Cyber-Titano. Udì una sonora risata maschile e mentre la creatura riprendeva quota vide che un bakbino la cavalcava: capelli neri e lunghi raccolti sulla nuca, maglietta rossa sopra una maglia grigiastra e un paio di jeans. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il drago si voltò a mezz’aria, ruggì fiero e ridiscese nuovamente in picchiata. Quel ragazzino doveva essere quello cui si riferivano Michael e Karl, impossibile sbagliarsi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ferro!…» chiamò Will.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il robot abbassò lo sguardo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Li hai tutti i tuoi poteri giusto? Come quello vero?» chiese ansioso.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il robot sembrò negativamente colpito dalla domanda. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Io </span><span style="font-size: medium;"><em>sono</em></span><span style="font-size: medium;"> quello vero Will… l’unico!»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Allora tira giù quell’uccellaccio!» gli disse con un ghigno sul volto. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Con piacere…» rispose. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Spostò in avanti il piede sinistro portando indietro il braccio destro e gettò il pugno contro la bestia torcendo il busto. Con un’esplosione fioca la mano, il polso e in minima parte anche il braccio si staccarono dal resto del corpo e partirono in aria spinti da una molla. Alla pari del giocattolo preferito di Will il robot di Harynos aveva delle catene nascoste all’interno degli arti superiori che presero a scorrere veloci per metri e metri.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il drago e il suo cavaliere non si aspettavano una simile contromossa e schivarono il pugno (diretto all’ala) solo all’ultimo istante. Il bambino urlò e la creatura roteò su se stessa e atterrò con fatica nel giardino. Subito si volse contro l&#8217;assalitore che nel frattempo aveva richiamato il pugno riagganciandolo al braccio. Il bambino scese con balzo, era un po’ più basso di Will e aveva gli occhi a mandorla. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ehi, ma sei impazzito? Potevamo farci male!» protestò.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">L’altro incrociò le braccia sul petto: «Così impari a fare il </span><span style="font-size: medium;"><em>fighetto</em></span><span style="font-size: medium;"> con me! Comunque siamo nel mondo dei sogni: non ti saresti fatto poi così male presumo…»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Quella risposta sorprese l’orientale. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Cos’è…? Cerchi guai?» e il drago si chinò sulle zampe anteriori spostando indietro il peso del corpo pronto a scattare.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Per tutta risposta Ferro assunse una posizione di guardia con un piede davanti all’altro e i pugni sollevati.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Gli altri del gruppo furono colti alla sprovvista dal risvolto che aveva preso la situazione. Solo Karl il palombaro fu lesto nel reagire urlando: «Sì! Subito un duello. Forza ragazzi!» e si beccò una spinta da Kabu che evidentemente disapprovava. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">I due contendenti quasi all’unisono ordinarono ai rispettivi compagni di attaccare. Il drago e il robot scattarono in avanti pronti a schiantarsi l’uno contro l’altro ma quando furono ormai vicinissimi qualcosa li bloccò a mezz’aria. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Rimasero lì, immobili, apparentemente in equilibrio precario mentre una polverina argentea quasi invisibile scendeva dal cielo proprio nel punto in cui le due creature stavano per impattare l&#8217;una con l’altra.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Che diavolo succede?! Ferro cosa ti prende?» esplose Will che già pregustava di dare una lezione al drago. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La reazione del ragazzo con gli occhi a mandorla fu più composta: semplicemente si produsse in un sorriso amaro. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«No, accidenti, proprio sul più bello» piagnucolò disperato Karl battendo i piedi per terra.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Meno male» esclamò invece Kabu e guardò in su.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Uno dopo l’altro, tutti i presenti lo imitarono. Presi dalla foga dello scontro i bambini non si erano accorti del sopraggiungere dell’ennesimo compagno onirico. Si trattava di un essere stranissimo, metà donna e metà libellula. Aveva un corpo umanoide, quattro ali da insetto, una lunga coda cilindrica, proprio come quella di una libellula e sfavillanti occhi vermigli molto grandi, che ricordavano quelli di un alieno da cartone animato. Alta quasi tre metri, aveva la pelle chiara tendente al verde e capelli lisci color smeraldo che le contornavano il viso fino a metà del collo. Indossava un vestito molto corto e scollato dalle tonalità del viola e del blu abbinato ad un paio di stivali molto eleganti dello stesso colore che le arrivavano fin sopra le ginocchia. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Era appollaiata sull’arco del portale proprio sopra la “H” che durante l’evocazione dei compagni onirici aveva preso fuoco. Will notò che aveva davvero un bel corpo, slanciato e formoso e gli occhi indugiarono a lungo sul seno. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La polverina argentea usciva dall’estremità della coda. </span><span style="font-size: medium;"><em>Gnocca o no hai interrotto lo scontro: il tuo padrone è appena finito nella mia lista nera!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Ferro era ancora bloccato e il cigolio delle giunture ne testimoniava lo sforzo prodotto per tentare invano di liberarsi ma né lui né il drago si mossero di un millimetro. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em>Maledizione come faccio a fartela pagare se il mio compagno non riesce a muoversi?! Che razza di abilità ha questa tettona del cavolo?! Com’è possibile che riesca ad annullare il potere del </em></span><span style="font-size: medium;">mio</span><span style="font-size: medium;"><em> Cyber-Titano?</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«E così tra le matricole c’è una testa calda…» esclamò una voce femminile. Veniva dal ponte di destra, oltre il portale. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Era un suono nuovo per Will e lo distolse dagli altri pensieri. Si girò ed ebbe un sobbalzo: una ragazza dai capelli castani ricci e lunghi gli veniva incontro. La chioma voluminosa le avvolgeva completamente viso, collo e spalle; vestiva un maglioncino con il collo alto marrone chiaro e jeans scuri attillati. Aveva un viso dolcissimo e un bellissimo sorriso da bambina e due occhi grandi e verdi da gatta. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Era la “proprietaria” della donna-libellula. Era quella che si era intromessa. Tanto bella quanto antipatica. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Troppo per il povero Will. Il suo cuore prese a battere più forte: se ne innamorò subito.</span></p>
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		<title>CAPITOLO TERZO. I BAMBINI DI HARYNOS&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 11:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[I capitoli]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi superarono il ponte che dalla piazza conduceva al palazzo ed entrarono nel grande cortile di ghiaia. Subito i rampicanti alle pareti e i cespugli sparsi qua e là cominciarono a fiorire. Will osservava lo spettacolo affascinato ma dolorante per il mal di pancia e non volle soffermarsi più di tanto: attraversò la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I due ragazzi superarono il ponte che dalla piazza conduceva al palazzo ed entrarono nel grande cortile di ghiaia. Subito i rampicanti alle pareti e i cespugli sparsi qua e là cominciarono a fiorire.</p>
<p style="text-align: justify;">Will osservava lo spettacolo affascinato ma dolorante per il mal di pancia e non volle soffermarsi più di tanto: attraversò la ghiaia, salì i tre scalini dell’ingresso principale e puntò deciso verso un grande portone di ferro battuto alto quasi tre metri. Subito sopra, in rilievo, c’era una scritta:</p>
<p style="text-align: justify;">Mondo di HARYNOS</p>
<p style="text-align: justify;">Palazzo Senza Porte</p>
<p style="text-align: justify;">«Mi spieghi come mai si chiama così? E’ un nome stupido, visto quello che abbiamo davanti. Vuol dire forse che oltre alla porta d’ingresso non ce ne sono altre?»</p>
<p style="text-align: justify;">«In realtà ce ne sono in tutto il piano terra ma non ai piani superiori. E sembra che all’inizio questo palazzo non ce lo avesse neppure un piano terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Will pensò che fosse una spiegazione alquanto stramba ma non chiese ulteriori delucidazioni: voleva solo che gli passasse il mal di pancia. Il portone iniziò ad aprirsi verso l’interno. Il biondino esitò per un attimo e Michael si incamminò prima di lui. Freccia, invece, rimase a scorrazzare nella piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso era costituito da un corridoio che dava su un grande atrio. Le pareti interne erano di un giallo intenso, molto alte, e si congiungevano in un tetto a volta, composto da una miriade di mattoni rossastri e levigati. Non mancavano i soliti rampicanti: alcuni fungevano da un improvvisato battiscopa, altri avvolgevano le varie torce e lanterne appese alle pareti o al soffitto. Il pavimento era rivestito di grossi lastroni di pietra scura squisitamente lavorati.</p>
<p style="text-align: justify;">«Seguimi: ti porto subito a prendere una ti-sana… e credo che ne berrò una anch’io» – disse ad un tratto Michael toccandosi lo stomaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il biondino notò che aveva tenuto staccate le due particelle della parola “tisana”, marcando l’accento sulla “i” e sulla prima “a”.</p>
<p style="text-align: justify;">«Si chiamano così da voi le tisane?» &#8211; chiese ironico.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non è una tisana qualsiasi ma una “ti-sana”: un liquido caldo che sembra camomilla e può sistemarti completamente lo stomaco. Una bevanda eccezionale per un goloso del mio calibro. E’ stata una fortuna ritrovare la vecchia stanza di Markus».</p>
<p style="text-align: justify;">«Ah sì, eh?» &#8211; gli diede corda Will sarcastico, stufo di spiegazioni insensate.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael non se ne accorse e sembrava entusiasta di proseguire nel discorso. «Là dentro abbiamo trovato l’Essiccatore. Pensa: è stato così gentile da lasciarcelo».</p>
<p style="text-align: justify;">«Però!…» &#8211; commentò il biondino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corridoio proseguiva per una ventina di metri. Non era molto illuminato, soprattutto rispetto al grande atrio in cui si immetteva e da cui proveniva un chiarore intenso. Invece, la luce delle torce e delle lanterne nel passaggio era piuttosto fioca, tanto da lasciare degli spazi d’ombra qua e là.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo accompagnatore continuava a raccontare delle fantomatiche ti-sane ma Will non ascoltava, preferendo guardarsi attorno. Ad un tratto notò i contorni delle ombre muoversi e la sua schiena fu attraversata da un brivido freddo: il pensiero andò a quando si era appena messo a letto e aveva cominciato a vedere cose del genere. Si fermò, come in attesa, a fissare quelle ombre tremolanti. Michael se ne accorse. Guardò prima Will e poi il muro, e capì.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla parete i lombrini strisciavano veloci attraversando le zone di luce per sparire a nascondersi nei tratti d’ombra.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa diamine sono quei cosi?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Si chiamano lombrini e sono innocui. Abitano da sempre il Palazzo e i suoi dintorni e malgrado le apparenze sono amici dei bambini di Harynos».</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarà… ma non mi fido».</p>
<p style="text-align: justify;">«Vieni, ti faccio vedere» – e così dicendo si avvicinò e gli prese un braccio. Poi gli fece cenno di portarsi con lui a ridosso della parete. Will era esitante ma lo assecondò. Michael gli pose le dita della mano contro il muro. Un lombrino lo attraversò: il ragazzo istintivamente cercò di ritirare il braccio ma invano: Michael lo teneva bloccato.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ehi, che scherzi sono?» – fece Will agitato, cercando di liberarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppo tardi: il lombrino, velocissimo, era arrivato al punto in cui la mano era appoggiata al muro e prese a passarci sotto e a girarci attorno. Il biondino, che assisteva impotente alla scena, stava per urlare quando si accorse che praticamente nemmeno sentiva il contatto con il vermetto. Solo un impercettibile pizzicorio sotto i polpastrelli, anche piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael lasciò la presa e Will se ne restò lì, con entrambe le mani appoggiate alla parete, sorridendo appena ogni volta che una di quelle strane creature si faceva un giretto sotto i suoi polpastrelli.</p>
<p style="text-align: justify;">«I lombrini sono fatti d’ombra, come avrai capito, ma amano la luce, se tenue. Soprattutto perché grazie ad essa possono destreggiarsi nel loro divertimento preferito…»</p>
<p style="text-align: justify;">Come ad aver inteso le parole di Michael, una decina di vermetti neri si riunirono in gruppo convergendo verso alcuni punti vicini tra loro, a formare la parola:</p>
<p style="text-align: justify;">CICCIONE</p>
<p style="text-align: justify;">A Will scappò una risata, che gli ricordò il mal di pancia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo accompagnatore si fece scuro in volto: &#8211; «…Comporre stupide forme per fare scherzi idioti!» – terminò astioso e poi, voltandosi: &#8211; «Vieni, abbiamo perso anche troppo tempo» – e si incamminò verso l’atrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Will diede un ultimo sguardo divertito ai lombrini pensando che la prima volta che li aveva visti si era spaventato per niente. Poi riaffiorarono terribili le immagini delle grandi ombre minacciose che aveva scorto nella nebbia in cima alla collina e i dubbi tornarono. Si allontanò dal muro e andò dietro a Michael. Solo in quel momento gli venne in mente che non aveva visto l’ombra della mano mentre la appoggiava al muro. Si guardò i piedi: non aveva ombra.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ehi?! Che storia è questa? Dov’è la mia ombra?» &#8211; chiese un po’ allarmato. Poi si ricordò che stava sognando e fu di nuovo tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ad Harynos i bambini non ce l’hanno» &#8211; spiegò Michael in tono grave &#8211; «qui non ci serve».</p>
<p style="text-align: justify;">Ripresosi, Will raggiunse l’atrio e rimase col fiato sospeso: davanti a lui un grandissimo cilindro cavo, largo almeno una ventina di metri, si allungava ben oltre il soffitto ad arco del corridoio da cui erano sbucati. Per il resto, le pareti del salone erano del solito colore giallo e coperte di rampicanti. Il pavimento ospitava una decorazione in rilievo dalla forma circolare larga cinque metri. Gli intarsi riprendevano le fattezze delle piante che sembravano popolare l’intera costruzione. Il soffitto, invece, aveva un buco al centro, della stessa forma e grandezza del rilievo sul pavimento ed era posto esattamente sopra di esso. Il foro sembrava costruito ad arte e dava l’idea della base di una ciminiera vista dall’interno. Dalla posizione defilata in cui si trovava, Will riuscì a vedere solo i primi metri di quello che avrebbe potuto essere anche un pozzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri cunicoli si dipanavano dall’atrio: due alla sinistra dei ragazzi e due a destra. Davanti a loro, sul lato opposto, c’era un grande portone di legno quasi completamente coperto di rampicanti. Il biondino pensò che fosse molto vecchio e che da tempo non venisse utilizzato dato che con tutta quella vegetazione sembrava impossibile aprirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael attraversò per un tratto il salone, tenendo la sinistra, e si infilò nel primo cunicolo. Esso, come gli altri tre, era identico per struttura al passaggio d’ingresso: volta ad arco con le lanterne che pendevano dal soffitto, pareti giallognole zeppe di rampicanti e torce accese montate sui muri. L’unica differenza era la lunghezza: tripla rispetto al corridoio iniziale. Ai lati, qua e là, spuntava una porta di legno. Will ne contò sei in tutto. Dopo due e quattro porte, sia a destra che a sinistra, alcune arcate rivelavano quattro cunicoli più piccoli. Il corridoio terminava in una splendida vetrata che riempiva tutta la parete. Era composta da piccoli spicchi di vetro colorati di giallo, arancione, marrone chiaro e rosso. Michael si fermò davanti alla prima porta sulla sinistra e bussò.</p>
<p style="text-align: justify;">Will lo raggiunse appena in tempo per sentire una debole voce rispondere: &#8211; «Avanti…»</p>
<p style="text-align: justify;">Michael aprì la porta ed entrò facendogli cenno di seguirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Will mosse un passo sulla soglia e si stupì nel vedere altre cinque persone, altri cinque bambini: due maschi e tre femmine.</p>
<p style="text-align: justify;">La stanza era di forma rettangolare e con gli angoli smussati. Abbastanza grande, più o meno come la camera da letto di Will, aveva le pareti grigio-verde; il pavimento e il soffitto, invece, erano uguali a quelli del corridoio, dell’atrio e dei cunicoli. C’erano i rampicanti e l’illuminazione era fornita da un bellissimo lampadario composto da cristalli argentei. Al centro della stanza un tavolo rotondo di legno e quattro sedie. Sotto, un grande tappeto persiano e, appoggiato alla parete opposta rispetto alla porta, un divano di pelle color mogano con a fianco un mobiletto da cucina costituito da un piano e una piccola dispensa. Appoggiati sopra vi erano un fornelletto a spirito, una brocca e alcune tazze.</p>
<p style="text-align: justify;">Due dei cinque ragazzi erano seduti al tavolo, uno a terra lì vicino e due sul divano. I ragazzi al tavolo sembravano coetanei di Will. Erano un maschio e una femmina. Il primo aveva i capelli scuri lisci e lunghi fino alla spalla e dai tratti del viso, per via della carnagione e degli occhi piccoli, traspariva un ché di latinoamericano. Vestiva un paio di pantaloni neri, una maglietta grigio chiaro e aveva gli infradito ai piedi. La ragazza, Will la osservò storcendo il naso, era proprio bruttina: due occhialoni grossi come i fondi di bottiglia e l’apparecchio ai denti. Un vero peccato perché aveva dei bellissimi capelli neri, ricci e folti che le contornavano il viso dai tratti orientali. Indossava una gonnellina rossa, calze bianche e scarpette nere come il maglioncino. Un cesso e si veste da schifo!</p>
<p style="text-align: justify;">Due visetti dagli stessi tratti dolci e innocenti lo osservavano dal divano: stessi occhi chiari, stessi capelli mori, carnagione bianchissima. Indossavano il medesimo vestitino azzurro. Cavolo, anche due gemelle!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo bambino era il più strano: seduto sopra il tappeto, fissava il lampadario con aria rapita e non mostrò interesse per il nuovo arrivato. Aveva riccioli biondi e orecchie a sventola, una maglia arancione più grande della sua taglia e i pantaloni scuri di una tuta.</p>
<p style="text-align: justify;">«Signore e signori, questo è Will!» – esordì Michael girando attorno al tavolo. Si diresse verso il mobiletto e il fornello si accese magicamente da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ciao, Will!» – salutarono in coro i due ragazzi al tavolo e le gemelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, sempre più stordito dalle continue sorprese di quel sogno, dopo qualche istante riuscì a biascicare una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo con i capelli lunghi prese subito la parola: &#8211; «Benvenuto ad Harynos!» – disse – «io mi chiamo Kabu e questi sono Ingrid» – indicando la ragazza con gli occhiali – «Reeno» – indicando il bambino sul tappeto – «e le gemelle Hellen e Vanessa».</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto un gattino bianco sbucò miagolando da dietro il divano per salire in braccio a una delle bambine.</p>
<p style="text-align: justify;">«E questo è Maurice!» – disse Hellen e prese ad accarezzarlo sorridente. Il gatto fece le fusa.</p>
<p style="text-align: justify;">«So che non ci stai capendo niente e ti stai facendo un mucchio di domande…» &#8211; riprese quello che diceva di chiamarsi Kabu &#8211; «… ma devi cominciare a renderti conto di una cosa: questo posto esiste davvero, solo non nel mondo reale. In un’altra dimensione, potremmo dire, però esiste e può essere visitato solo in sogno».</p>
<p style="text-align: justify;">Will lo ascoltò attentamente. Era difficile credere ad una cosa simile, però tutto sembrava così vero&#8230; Non si ricordava di aver mai avuto sensazioni così forti, così nitide nei propri sogni. Non si ricordava di aver mai fatto un sogno così vivido.</p>
<p style="text-align: justify;">«Harynos non è un sogno, Will…» &#8211; continuò Kabu – «i sogni sono il mezzo con cui giungiamo ad Harynos, ma questo palazzo, questa pianura esistono davvero. E noi» – proseguì facendo un giro con il braccio ad indicare tutti coloro che erano nella stanza – «siamo tutti bambini veri come te. Veniamo tutti dal mondo reale e come te stasera siamo arrivati ad Harynos».</p>
<p style="text-align: justify;">Se Kabu diceva il vero sarebbe stata una cosa fantastica: un mondo in un’altra dimensione da visitare in sogno. Come crederci? Era una cosa troppo stramba. Michael gli aveva consigliato di sospendere il giudizio ed era ciò che Will stava tentando di fare. Però di fronte a certi discorsi sentì il bisogno di fare delle domande a Kabu e agli altri che sembravano sapere tutto di Harynos; per cercare di trovare qualcosa che gli facesse capire con sicurezza che non era tutta un’illusione del subconscio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pentolino fischiò. Michael spense il gas, versò la ti-sana in due tazze e le portò al tavolo. Will si ricordò del mal di pancia e si affrettò ad accomodarsi su una sedia per assaggiare il liquido bollente. Prima lo annusò e poi, avendo deciso che non doveva avere un cattivo sapore, prese a sorseggiarlo piano. Ingrid lo guardava sorridendo. Lui girò istintivamente lo sguardo, lei divenne paonazza in volto e gettò gli occhi al suolo. Impassibile, Will ritornò alla tazzina. Quasi subito il mal di pancia svanì.</p>
<p style="text-align: justify;">«Stai tentando di dirmi che chiunque, mentre dorme, può entrare ad Harynos? E che magari adesso, qui nei dintorni, c’è un mucchio di gente che gironzola?» – disse rivolgendosi a Kabu non appena ebbe finito di bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu scosse il capo: &#8211; «Non chiunque, solo i bambini e non tutti: solo quelli che trovano un certo cioccolatino… tu dovresti saperne qualcosa…» – e così dicendo sorrise.</p>
<p style="text-align: justify;">Will sgranò gli occhi. Lo sapevo che centrava quel maledetto cioccolatino! Altro che Jonathan!!</p>
<p style="text-align: justify;">«Com’è finito in camera mia? E’ stato uno di voi?» – e li guardò serio uno per uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Reeno aveva smesso di fissare il lampadario e osservava l’ultimo arrivato divertito e attento.</p>
<p style="text-align: justify;">«Dove abiti, Will?» – chiese Kabu.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gemelle si produssero contemporaneamente nella stessa identica risatina scema.</p>
<p style="text-align: justify;">«A Vicenza, nel nord Italia…» – rispose senza capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gemelle risero più forte. Lui, che prima le aveva trovate adorabili, iniziava a ritenerle un po’ antipatiche.</p>
<p style="text-align: justify;">«Hellen e Vanessa sono australiane, Michael è tedesco, Ingrid è indonesiana e Reeno inglese. Quanto a me, vivo in un villaggio vicino alla foresta amazzonica. Mi spieghi come può aver fatto uno di noi a mettere il dolcetto in camera tua?»</p>
<p style="text-align: justify;">Will era sempre più sconcertato: ad ogni minuto arrivavano nuove sconvolgenti rivelazioni. Ma Kabu l’aveva sparata troppo grossa.</p>
<p style="text-align: justify;">«Certo, voi siete tutti stranieri, però vi capisco perfettamente!» – li accusò.</p>
<p style="text-align: justify;">«Parliamo la lingua di Harynos!» – rispose secco Kabu – «e anche tu, Will… Per un qualche motivo qui tutti ci capiamo perfettamente, come se parlassimo la stessa lingua…» – e poi, sospirando – «…Senti: lo so che è difficile da accettare. Ma ti chiedo di avere ancora qualche minuto di pazienza. Prendi per vero tutto quello che ti viene detto, o almeno provaci, e tra un po’ succederà qualcosa che ti convincerà».</p>
<p style="text-align: justify;">Will era tutt’altro che convinto ma, ricordando le parole di Michael, decise di stare al gioco. Annuì.</p>
<p style="text-align: justify;">«Allora chi ha messo il cioccolatino? Non mi direte che è finito lì da solo, apparso come per magia?» – e con una mano fece alcuni gesti mimando le movenze di un prestigiatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gemelle risposero con un risolino ironico. Kabu le zittì.</p>
<p style="text-align: justify;">«E’ stato il tuo predecessore a farti trovare la chiave. Quando qualcuno lascia Harynos per sempre a volte capita che si ritrovi in tasca qualche cioccolatino speciale. Allora può liberare altri bambini e lui ha scelto te… sarà stato un tuo caro amico o tuo fratello. Di solito è così!»</p>
<p style="text-align: justify;">Will non aveva fratelli né tanto meno amici, non propriamente detti, comunque. L’unica spiegazione possibile che gli venne in mente era che qualcuno si fosse arrampicato fino alla terrazza. Quando era andato a prendere la pizza aveva lasciato la portafinestra aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola “pizza” fece scattare un campanello. Aveva appoggiato il sacchetto con la soda sul comodino. Poi lo aveva rovesciato per prendere la lattina, quindi aveva sistemato distrattamente Ferro vicino alla lampada a tenergli compagnia. Il cioccolatino, con tutta probabilità, era all’interno del sacchetto. Will si convinse che glielo aveva lasciato Davide. Forse gli stavo simpatico, anzi, sicuramente! Forse non aveva nessun altro a cui darlo. Mah, questa storia è sempre più assurda!</p>
<p style="text-align: justify;">«Per caso fino a ieri avevate qui un certo Davide?» – e fornì la sua descrizione fisica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo conoscevano tutti tranne Ingrid e Reeno. Michael prese perfino a scimmiottarne i modi e lo slang mentre raccontava un breve aneddoto su di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché Davide non è più qui? L’effetto dei cioccolatini è limitato? Se me ne date un altro domani sera glielo porto, così torna!» – e il pensiero di avere accanto qualcuno che conosceva fu confortante.</p>
<p style="text-align: justify;">Davide con era più grande di quei tipi e con il suo aiuto Will avrebbe potuto tenerli tutti a bada. Se Harynos esisteva realmente potevano diventarne lui e Davide i capi indiscussi: non sarebbe stato molto difficile con l’intelligenza perfida di Will e con la differenza di età dell’amico.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non è così semplice» – rispose calmo Kabu riferendosi alla storia del cioccolatino (Will ebbe un brivido pensando che gli avesse letto nel pensiero) – «e poi hai frainteso: il dolcetto ti serve solo per arrivare qui la prima volta. In seguito, quando ti addormenti sul letto di casa tua, ritorni.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Fino a quando?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dipende da te… Credo che i bambini siano costretti a lasciare Harynos quando smettono definitivamente di essere tali. Quando crescono, insomma».</p>
<p style="text-align: justify;">Davide aveva quattordici anni,Will dodici: avrebbe potuto godere di Harynos per due o tre anni. In un attimo il suo sogno di dominio svanì.</p>
<p style="text-align: justify;">«E’ chiaro che un bambino prima viene liberato e più tempo può trascorrere ad Harynos. Anche se poi c’è chi cresce prima e chi dopo, no?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tu quanti anni hai, Will?» – Michael si intromise nella conversazione – «io ne ho undici!»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dodici» – fu la sua risposta – «e voi?» – chiese rivolto agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu parlò per tutti: &#8211; «Io ho tredici anni e sono qui da due. Le gemelle ne hanno otto e sono qui dall’anno scorso. Anche Michael è qui da un anno. Reeno e Ingrid, invece, sono nuovi, come te. Hanno lui nove e lei undici anni».</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento la porta si aprì di colpo e un grosso mucchio di rampicanti, che si muovevano come fossero vivi, si affacciò sulla soglia, facendo sobbalzare Will. Tra le piante comparve una ragazza dalla pelle scura, molto bella in verità ma inquietante per il modo in cui si presentava. Sembrava che i rampicanti la trasportassero: le ricoprivano interamente piedi e caviglie e lei vi si appoggiava sopra. Apparentemente senza camminare, avanzò nella stanza di qualche metro, poi i rampicanti la lasciarono e tornarono da dove erano venuti richiudendo la porta.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ragazzi» – disse Kabu solenne – «questa è Loa, uno dei capi di Harynos!»</p>
<p style="text-align: justify;">Una femmina che fa il capo?! Pensò Will con orrore.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ciao, Kabu. E salute a tutti voi» – disse Loa con voce atona.</p>
<p style="text-align: justify;">Vestiva un abito sgualcito rosso a pallini bianchi con le maniche corte e la gonna sopra il ginocchio ed era scalza.</p>
<p style="text-align: justify;">«Eccoli qua…» &#8211; continuò rivolgendosi a Kabu – «tre in una sola volta. Sono accorsa appena ho potuto. Non capita spesso, vero?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non capita da quasi dieci anni, cara. E tu dovresti saperlo meglio di me!» – fu la risposta di Kabu.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei sorrise e la sua voce si addolcì: &#8211; «Dovrebbe essere un buon segno».</p>
<p style="text-align: justify;">«Sicuramente è così!» – confermò lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Loa, che da quando era entrata continuava a far scorrere gli occhi da Will a Ingrid a Reeno, come per inquadrarli, avanzò verso il bambino sul tappeto che le sorrise per nulla intimorito. Lei ricambiò e si chinò accanto a lui. Gli accarezzò la testa e gli prese una mano, rimanendo concentrata per qualche istante sul palmo. Poi si alzò e fece lo stesso con Ingrid: le prese una mano e la osservò, come per leggerne il palmo. Arrivò il turno di Will e lui non ne volle sapere di farsi toccare da quella tipa inquietante. Tenne le mani dietro la schiena e si produsse in un ironico: &#8211; «No, grazie!».</p>
<p style="text-align: justify;">Lei fece una smorfia e guardò Kabu. Lui alzò le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Loa indietreggiò e la porta si aprì di nuovo. Vennero i rampicanti e la portarono via. Will ebbe modo di accorgersi che l’ultimo sguardo dei suoi occhi neri e profondi era proprio per lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu Kabu a scuoterlo: &#8211; «Così hai conosciuto anche il secondo capo di Harynos».</p>
<p style="text-align: justify;">Il biondino lo guardò: &#8211; «E il primo…?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarei io!» – finì il latinoamericano portando la mano aperta sul petto – «ho il compito di accogliere i nuovi arrivati e far loro da guida e la cosa mi riempie di gioia!»</p>
<p style="text-align: justify;">«I capi di Harynos» – spiegò ai nuovi Michael – «vengono eletti da tutti i bambini ogni volta che uno di loro ci abbandona: sono sempre un maschio e una femmina».</p>
<p style="text-align: justify;">«Loa quanti anni ha? Da quanto tempo è qui?» – chiese Ingrid e per la prima volta Will la sentì parlare: nonostante l’aspetto notò che aveva una bellissima voce, molto dolce.</p>
<p style="text-align: justify;">«Loa» – rispose Kabu con una punta di tristezza nel tono – «ha quasi quattordici anni ormai ed è qui da tre…» – ma non finì la frase.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quanti anni può si rimanere al massimo ad Harynos? O fino a che età?» – lo incalzò Will incuriosito.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mah… non si è mai sentito di qualcuno che sia rimasto oltre i quindici anni ma è raro: di solito a tredici o quattordici anni al massimo bisogna andarsene. Comunque non c’è una durata limite, altrimenti, e si può restare per molti anni se si viene liberati presto…» – Kabu fece mente locale – «…qualche tempo fa ci ha lasciati un ragazzo di quattordici anni che era stato liberato a sette».</p>
<p style="text-align: justify;">«Cavolo, sette anni sarebbero una bomba!» – commentò sognante Michael &#8211; «… vorrei non crescere mai» – concluse.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non ti illudere, amico…» &#8211; si affrettò a ribattere Kabu &#8211; «…prima o poi succederà a tutti noi ed è giusto che sia così. Questa è solo una breve parentesi felice che dobbiamo vivere come un’occasione… E poi tu non sei mica il Comandante Roc!» – concluse ironico.</p>
<p style="text-align: justify;">Will intuì che il ragazzo che era rimasto ad Harynos per sette anni e quel comandante di cui parlavano potevano essere la stessa persona.</p>
<p style="text-align: justify;">«Allora…» &#8211; cominciò ad un tratto &#8211; «…se ho ben capito io e voi siamo finiti in un mondo fantastico che si trova in un’altra dimensione e può essere visitato solo in sogno. Così ora, ogni volta che la sera mi addormenterò, finirò qui e per forza di cose nei prossimi tre anni i miei unici sogni li vivrò ad Harynos. Giusto?»</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu sorrise: &#8211; «Detto in questo modo è un po’ riduttivo ma sì! Però gli altri tuoi sogni non ti sono preclusi: a volte ad alcuni bambini capita di entrare ad Harynos quando sono appena usciti da un precedente sogno; altre volte, invece, è successo che usciti da Harynos si sogni ancora. Comunque puoi entrare qui una sola volta per notte e solo finché sei nella stanza o nel letto in cui hai mangiato il cioccolatino la prima volta».</p>
<p style="text-align: justify;">Ho capito. Per cui, casomai domani sera non avessi voglia di vedere le vostre brutte facce basta che vada a dormire di nascosto nella camera degli ospiti!</p>
<p style="text-align: justify;">Will non se ne rendeva conto, ma lentamente lasciava ogni dubbio e si perdeva nella magia di Harynos. Un paio di cose, però, non gli erano affatto chiare.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quanto tempo dura la permanenza notturna in questo mondo? Mi pare di essere qui da diverse ore…» &#8211; chiese pensando alle precedenti vicissitudini.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu gli mostrò le dita della mano destra: &#8211; «Cinque minuti magici, e ogni minuto vale due ore, nel senso che per ogni minuto che stai facendo questo sogno nel mondo reale, ad Harynos passano due ore. Qui il tempo è come dilatato».</p>
<p style="text-align: justify;">Will fece una smorfia ad indicare il suo scetticismo ma poi si ricordò di aver letto da qualche parte che durante i sogni il tempo era distorto e anche a lui una volta era capitato di rendersene conto: la mamma lo aveva appena svegliato per andare a scuola e lui si era riaddormentato. Subito era scivolato in un sogno in cui assieme al padre si perdeva in un bosco per tutta una notte. Cinque minuti dopo sua madre gli aveva tolto le coperte urlandogli nell’orecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">«Va bene, ma c’è una cosa che non capisco: tu hai detto di venire dal sud America, giusto? Quante ore di fusorario ci sono da Vicenza a casa tua? Come facciamo io e te ad essere entrambi addormentati nello stesso periodo di tempo?» – e poi, ironico – «dormi di giorno?!»</p>
<p style="text-align: justify;">Pensava di averli fregati con quella domanda. Non tutti i bambini conoscono il fusorario.</p>
<p style="text-align: justify;">Will lo aveva scoperto grazie a suo padre. Un giorno dovevano andare a fare un pic-nic in montagna e Alfred era tornato la sera prima da un viaggio in America. Aveva passato la giornata a dormire sul prato. Altro che giocare con suo figlio! E sua madre gli aveva detto che la colpa era del fusorario, spiegandogli in cosa consisteva.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu lo scosse da quei pensieri: &#8211; «so che sei scettico ma se credi al resto puoi anche accettare che ad Harynos il tempo conti relativamente e che per una qualche misteriosa magia possa accadere che io e te ci si trovi qui insieme a dispetto del fusorario…»</p>
<p style="text-align: justify;">Will non era convinto. C&#8217;era un&#8217;ultima questione che gli premeva conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa si fa qui? Abbiamo una missione da svolgere? Ci sono i cattivi?» – riprese infervorato. I suoi schemi mentali, infatti, non potevano non fargli pensare che se venivi trasportato magicamente in un mondo fantasy poi dovevi per forza compiere una missione e vivere una grande avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael e le gemelle sorrisero.</p>
<p style="text-align: justify;">«Bello, ad Harynos ci si diverte e basta! E questa la bomba!» – spiegò il primo.</p>
<p style="text-align: justify;">Will sembrava deluso: &#8211; «Ah, si? E come? Quanti altri bambini ci sono?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Con te quest’anno siamo in centoquattro» – rispose calmo Kabu; poi, cambiando tono: – «ma i bambini non sono gli unici abitanti di Harynos…»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ti riferisci ai lombrini?»</p>
<p style="text-align: justify;">Il latinoamericano scosse il capo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora c’è qualcun altro?! Magari è come dico io: ci sono i mostri!</p>
<p style="text-align: justify;">«…E non sono cattivi!…» &#8211; riprese Kabu come se gli avesse letto nel pensiero – «anzi, alcuni diventeranno i vostri più fedeli amici» – concluse gioviale guardando tutti e tre i nuovi arrivati.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mai come Maurice, però!» – esplosero in coro le gemelle e presero a riempire di coccole il loro gattino bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Will le fissò per qualche istante, pensoso. Guardò Michael e nella sua mente comparve l’immagine di Freccia, l&#8217;auto magica della “squadra degli accompagnatori”. Gli occhi del biondino si spostarono infine su Kabu che prese a fissarlo con un sorriso complice.</p>
<p style="text-align: justify;">Will sobbalzò per l’ennesima volta: un grosso ragno viola simile ad una tarantola era sbucato sopra la spalla del latinomericano. Ingrid cacciò un urlo e si alzò di scatto per scappare contro il muro alle proprie spalle. Reeno sgranò gli occhi e spalancò la bocca.</p>
<p style="text-align: justify;">«Signori, vi presento Trama, la mia fedele compagna» – e quindi, rivolto a Ingrid – «tu non spaventarti: è innocua, e poi i bambini non hanno nulla da temere dai compagni onirici».</p>
<p style="text-align: justify;">Will aveva già sentito Michael fare simili discorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazzina non sembrava convinta, allora Kabu sussurrò qualcosa al ragno che, come ad aver inteso, portò le zampe anteriori alla bocca e cominciò ad agitarle frenetiche. L’istante dopo una piccola pallina bianca si formò davanti alle minuscole fauci del ragno e prese lentamente ad ingrandirsi. Trama cominciò a lavorarla con le zampe anteriori finché la pallina non si trasformò in una bellissima ragnatela a forma di fiore che l’aracnide fece scivolare fin sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingrid abbandonò immediatamente la paura e si avvicinò per ammirare la splendida opera.</p>
<p style="text-align: justify;">«E’ per me?» – chiese timida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragno, impennando sulle quattro zampe posteriori, squittì in segno di assenso. Lei, seppure inquieta, prese la ragnatela e ringraziò. Il fiore sembrava quasi di carta e non le si appiccicò alle mani come aveva temuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Will balbettò una domanda: &#8211; «…Qu-Quindi ce n’è uno anche per noi?»</p>
<p style="text-align: justify;">Era sulle spine: l’idea di avere una creatura magica ai propri ordini lo stuzzicava parecchio ma non voleva che fosse qualcosa di insulso come quel gattino coccolone o il ragno. Alla fine pensò che il migliore di quei fantomatici compagni fosse l&#8217;auto di Michael. Cavolo, una macchina che si guida da sola e può portarmi ovunque…!</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu si alzò. Le gemelle e Michael lo imitarono e Maurice saltò giù dal divano. Il ragazzo che diceva di essere uno dei capi si rivolse a nuovi e disse: &#8211; «Allora, direi che è il momento di conoscere i vostri compagni onirici» – e così dicendo li precedette fuori dalla stanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i minuti seguenti Will sarebbe rimasto in uno stato di leggera agitazione.</p>
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		<title>CAPITOLO SECONDO. COME INIZIA UN SOGNO</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 17:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SteG</dc:creator>
				<category><![CDATA[I capitoli]]></category>

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		<description><![CDATA[WILL non sapeva spiegarsene il motivo ma si ritrovò a cadere dal soffitto di una camera che non era la sua, su un letto fatto di palline dipinte di mille colori unite insieme tra loro. Si accorse che poteva muoversi e si dimenò. Si accorse che poteva parlare e urlò. L’istante dopo era precipitato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">WILL non sapeva spiegarsene il motivo ma si ritrovò a cadere dal soffitto di una camera che non era la sua, su un letto fatto di palline dipinte di mille colori unite insieme tra loro. Si accorse che poteva muoversi e si dimenò. Si accorse che poteva parlare e urlò. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’istante dopo era precipitato nel letto senza danni: le palline erano di gomma e avevano attutito l’impatto facendolo sprofondare. Subito Will si adoperò per riemergere ma non fu facile: il letto, a causa della sua struttura, rendeva impacciati i movimenti. Allora rotolò più volte di lato finché non cadde sul pavimento con un tonfo sordo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Gli sfuggì un </span><span style="font-size: medium;"><em>ahi!</em></span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’impatto era stato lievemente doloroso. Il ragazzo, comunque, non si scompose: rotolò ancora per allontanarsi da quello strano giaciglio e si rimise in piedi. Solo allora si accorse che indossava i pantaloni e tutto il vestiario della giornata precedente e si convinse di essere proprio in un sognando.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Si guardò attorno: era finito in una stanza di circa quattro metri per quattro senza finestre né mobili di sorta eccezion fatta per il letto e un quadro appeso al muro. Aveva un’unica porta situata sulla parete di destra rispetto alla posizione di Will. Il giaciglio, ad una piazza, era appoggiato alla parete di sinistra. I muri erano di un bel giallo vivo, il pavimento di marmo rosa e il soffitto di legno. La stanza, alta in tutto sui quattro metri, era illuminata da una tenue luce rosea che gli ricordava molto quella di camera sua. Qui, però, non v’era traccia di lampade. Si trovava all’interno di un gigantesco cubo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> A colpirlo maggiormente fu il letto, interamente composto da palline colorate. Esse, per una qualche magia, stavano su da sole e a ridosso della parete ve n&#8217;erano di più e prendevano la forma di un cuscino. La caduta le aveva scomposte ma subito quelle riguadagnarono la posizione originaria. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will diede un rapido sguardo al quadro e lo sgomento lo riavvolse: era la stampa di una foto. Raffigurava una festa di compleanno e il festeggiato era lui. Tutt’attorno un sacco di ragazzi della sua scuola lo acclamavano. Non aveva la minima idea di cosa potesse significare: non aveva mai avuto compleanni così e molte delle persone raffigurate non ci sarebbero venute. Comprese di essere finito in un sogno davvero strano.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Raggiunse la porta e girò la maniglia. Davanti ai suoi occhi apparve un prato avvolto nella nebbia. L’erba emanava un buonissimo profumo e Will si scoprì confuso nel sentire distintamente gli odori pur trovandosi in un sogno. Per un attimo pensò che la causa di tutto era il cioccolatino che aveva mangiato prima di mettersi a dormire. Si chiese se fosse drogato. Effettivamente aveva un sapore stranissimo. Ma non era possibile: che motivo avrebbe avuto Jonathan per farlo? Il vecchio non era tipo da simili scherzi. E di sicuro non si trattava di una delle trovate di sua madre. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Uscì. La porta si richiuse alle sue spalle e una brezza leggera cominciò a pizzicargli dolcemente il viso. Fuori regnava il silenzio ed era buio, ma non del tutto. Da quella fitta nebbia filtrava una luce molto lontana. Si guardò attorno: a poche decine di metri riusciva a scorgere qualcosa ma più in là i contorni delle sagome che intravedeva erano troppo confusi e non distingueva praticamente nulla. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> La stanza, vista da fuori, sembrava una piccola casetta: aveva il muro esterno di pietra levigata e il tetto molto spiovente. Il terreno lì attorno era in leggera pendenza. Oltre il prato un sentiero si perdeva nella nebbia inerpicandosi da una parte e scendendo dall’altra. Sparse qua e là si scorgevano le sagome di alcuni cipressi. Il vento soffiava caldo e senza rumore e tutto era silenzioso. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Muovendosi furtivo, Will prese il sentiero in salita con l’intento di uscire dalla nebbia. Passava da un albero all’altro guardandosi attorno e con le antenne alzate. Dopo qualche minuto la coltre grigia avanti a lui rivelò una piccola costruzione, molto simile alla casetta da dove era uscito. Tenendosi nascosto tra i cipressi, aggirò per un tratto la casa finché non fu sul lato della porta. Poi attese per vedere se usciva qualcuno. E quando una volta si girò per il solito controllo gli parve di scorgere un’ombra svanire nella nebbia, dietro di lui. Fu la visione di un attimo e il cuore iniziò a battere più forte. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Si mise con le spalle contro un tronco d’albero e tese i muscoli delle gambe, pronto a scappare in caso di pericolo. Poi la vide chiaramente: l’ombra era di grosse dimensioni e si muoveva fluttuando a destra e a sinistra lungo il velo di nebbia. Sembrava scivolare nel fumo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Will divenne sempre più inquieto: osservando meglio, gli parve di notare che l&#8217;ombra s&#8217;ingrandiva e si faceva man mano più scura, come se fosse in avvicinamento. Dopo pochi istanti i contorni si fecero più chiari e  spuntarono due zampe e una testa di animale. Il cuore del biondino prese a battere all’impazzata. Will voleva scappare ma era paralizzato dalla paura. Pensò a quando era bloccato nel letto, poco prima di finire in quello strano posto, e riuscì a forzare la propria volontà e a muoversi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Corse più forte che poteva nella direzione opposta, allo scoperto e oltre la casa. Man mano che saliva passava di fianco ad altre costruzioni, alcune simili a quelle che aveva già incontrato, altre decisamente no: una gli sembrava perfino una capanna ma non aveva tempo per fermarsi ad osservarla bene. Correva a più non posso, stando attento a dove metteva i piedi e seguendo il più possibile il sentiero. Ascoltava solo il rumore del suo respiro affannoso ma ad un tratto gli sembrò di sentire anche un ringhio alle sue spalle crescere costantemente di intensità. Certamente la belva si stava avvicinando ancora. A quel ruggito se ne aggiunsero altri, provenienti sia da destra che da sinistra. Will voltò leggermente il capo e vide altre due ombre di bestie che scivolavano rapide e minacciose nella nebbia: la prima aveva ali da pipistrello e corna lunghissime, la seconda sembrava un rettile. Will cominciò ad urlare dal terrore.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Aiuto! Aiutatemi! Sono qui! Mi stanno inseguendo! …» &#8211; e poi, con le lacrime agli occhi – «Vi prego! Fate qualcosa! Fate…» &#8211; la voce gli morì in gola: vide l’ennesima ombra scivolare davanti a sé. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Fu costretto a fermarsi: era circondato. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Le bestie fluttuavano tra la nebbia girandogli attorno a poche decide di metri. Avevano occhi scintillanti e le loro urla riempivano l’aria. Will si mise le mani alle orecchie per non sentire ma con scarsi risultati. Cadde in ginocchio, nel panico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><em>Svegliati, è solo un sogno! Svegliati!</em></span><span style="font-size: medium;"> – si disse, ma non era convinto, neanche un po’. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’ultima ombra, quella che gli era apparsa davanti, era perfino più grossa delle altre e aveva la forma di un orrendo pescecane scuro. Will aveva una paura incredibile degli squali. Quando con la barca dei suoi andava al mare, prima di tuffarsi indossava sempre gli occhialini o la maschera per controllare il fondale. Era una paura del tutto irrazionale, lo sapeva, ma non poteva farci nulla. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’ombra dello squalo si staccò dalle altre e puntò dritto verso il ragazzo. La nube seguiva il mostro come se entrambi fossero una cosa sola. Quando fu a pochi metri il pescecane spalancò le fauci. Il ragazzo urlò, ma il rombo di un motore squarciò l’aria sovrastando grida e ruggiti. Un auto rossa fiammante sbucò dalla coltre procedendo a forte velocità. La luce dei fari era abbagliante e le ombre fuggirono urlando di dolore. L’auto inchiodò in derapata sollevando un sacco di polvere, quindi spense il motore. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Will, più tranquillo dopo lo scampato pericolo, si alzò e attese che l’autista smontasse dal veicolo per ringraziarlo del salvataggio in extremis ma gli istanti passavano e dalla macchina non scendeva nessuno. A poco a poco il polverone si diradò rivelando la sagoma di una </span><span style="font-size: medium;"><em>dune buggy</em></span><span style="font-size: medium;"> dal telaio completamente rosso eccezion fatta per il numero “4” che macchiava la carrozzeria di bianco sul tetto e sulle fiancate. Nonostante la nebbia si fosse fatta più rada, sicuramente per merito di quei fari potenti, Will non riusciva a vedere l’autista: l’abitacolo aveva i vetri oscurati. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Perchè non scende nessuno?</em></span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Fece un passo verso la buggy. Il cofano dell’auto si aprì e ne spuntò fuori una piccola tromba argentea dalla quale uscirono alcune note solenni, e vennero sparati in aria una miriade di coriandoli. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «</span><span style="font-size: medium;"><em>Peppereppeppe</em></span><span style="font-size: medium;">!!» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il biondino, un po’ per lo spavento un po’ per il frastuono, portò le mani alle orecchie. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Benvenuto ad </span><span style="font-size: medium;"><em>Harynos</em></span><span style="font-size: medium;">, Will!» – disse una voce maschile proveniente dalla macchina. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Lui tolse le mani dalle orecchie: probabilmente era stato qualcuno all’interno a parlare poiché la voce aveva un tono metallico, come se l’autista stesse usando un microfono lievemente distorto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Chi sei? Ti ringrazio per avermi salvato ma ora esci da lì e fatti vedere, per favore!» – chiese intimorito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Il mio nome è </span><span style="font-size: medium;"><em>Freccia</em></span><span style="font-size: medium;">» &#8211; rispose la voce &#8211; «e non mi sto affatto nascondendo. I miei super fari ti abbagliano? Ecco: ora li abbasso…» – e la luce si fece meno intensa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «No, fermo! Quelle </span><span style="font-size: medium;"><em>cose</em></span><span style="font-size: medium;"> orrende potrebbero tornare!» – intervenne subito Will preoccupato.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> La voce si mise a ridere e l’auto oscillò sugli ammortizzatori: &#8211; «Ah, ah! Però… sei </span><span style="font-size: medium;"><em>sveglio</em></span><span style="font-size: medium;">! Hai capito che i </span><span style="font-size: medium;"><em>lombrini </em></span><span style="font-size: medium;">temono la luce. Comunque non ti devi preoccupare: sono innocui».</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Quelle cose sono </span><span style="font-size: medium;"><em>innocue</em></span><span style="font-size: medium;">, dici? Ma se non fosse stato per te mi avrebbero </span><span style="font-size: medium;"><em>mangiato</em></span><span style="font-size: medium;">!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’auto oscillò ancora più forte: &#8211; «Ah, Ah!… Ma no, non possono in alcun modo toccarti: sono </span><span style="font-size: medium;"><em>inconsistenti</em></span><span style="font-size: medium;">. Volevano solo spaventarti. Lo fanno sempre con i </span><span style="font-size: medium;"><em>nuovi</em></span><span style="font-size: medium;"> arrivati».</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><em>E ci sono riusciti perfettamente, se è per questo! </em></span><span style="font-size: medium;"> &#8211; e così pensando si guardò attorno, temendo che fossero ancora lì, nascosti da qualche parte in attesa. Poi si rese conto dell&#8217;assurdità della situazione: stava parlando con un&#8217;automobile in un luogo dove le ombre assumevano volontariamente strane forme e spaventavano le persone. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Sto sognando, vero?» – chiese poco convinto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’auto aveva smesso di tremare: &#8211; «Mio caro Will, stai per </span><span style="font-size: medium;"><em>vivere</em></span><span style="font-size: medium;"> il sogno più grande della tua giovane vita».</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Come fai a sapere il mio nome?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Ah, quante domande… Me lo ha detto Michael. Noi lavoriamo in coppia. A lui lo hanno detto direttamente i c</span><span style="font-size: medium;"><em>api di Harynos</em></span><span style="font-size: medium;">. Non so come facciano… Credo che lo sentano e basta quando arriva il momento di </span><span style="font-size: medium;"><em>liberarne </em></span><span style="font-size: medium;">di nuovi</span><span style="font-size: medium;">…» </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Il cervello di Will stava scoppiando: &#8211; «Aspetta, aspetta! Chi è Michael? E chi sono questi capi di Har… come hai detto che si chiamano, scusa?» </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’auto si accese rombando fragorosamente. Il biondino sobbalzò.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Senti, </span><span style="font-size: medium;"><em>bello</em></span><span style="font-size: medium;">» – riprese la voce metallica – «se vuoi avere risposte complete, sali!…» – e lo sportello di sinistra si aprì – «…io sono solo un </span><span style="font-size: medium;"><em>accompagnatore</em></span><span style="font-size: medium;">, ok?» </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> La buggy scaldò il motore e la luce dei fari si fece di nuovo intensissima. Will si avvicinò e guardò nell’abitacolo: nessuno. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Cavolo, è veramente l’auto a parlare! </em></span><span style="font-size: medium;">– commentò tra sé.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Oppure qualcuno la comandava a distanza e trasmetteva da un posto lontano grazie ad un congegno radiofonico. Era l’ultima delle spiegazioni razionali che cercava di fornire a se stesso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Salì e si accomodò sull’unico sedile della monoposto. Lo sportello si richiuse e l’interno divenne quasi completamente buio. L&#8217;unica fioca illuminazione era fornita dalle mille spie luminose del cruscotto e dai vetri i quali, anche se oscurati, permettevano una visuale perfetta, tanto più che i potenti fari del veicolo penetravano la nebbia in profondità, squarciandola. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Tieniti forte, Will» – e le cinture di sicurezza gli si allacciarono in vita – «comincia l’ultima parte del tuo viaggio!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Il pedale della frizione si abbassò, la leva del cambio si spostò in avanti, l’acceleratore si abbassò e il rombo del motore si fece assordante. Dopo pochi interminabili istanti il pedale della frizione ritornò al proprio posto, il volante prese a girare su se stesso e Freccia partì sgommando. Derapò cercando di ritornare da dove era venuto e imboccò il sentiero in salita. Poi, correndo a folle velocità, superò altre casette e cipressi, con il biondino che guardava davanti a sé tremante di paura. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Rilassati: gli </span><span style="font-size: medium;"><em>abitanti</em></span><span style="font-size: medium;"> di Harynos sono al sicuro quando sono con i </span><span style="font-size: medium;"><em>compagni onirici</em></span><span style="font-size: medium;">!» – disse la voce in un chiaro tentativo di rassicurarlo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Stavano viaggiando ad una velocità folle; la visibilità, nonostante i fari, era sempre scarsa a causa della nebbia e Will temeva che sarebbero finiti contro qualcosa. Ad un tratto la salita si fece ancora più ripida e la  buggy iniziò a sobbalzare violentemente sugli ammortizzatori. Il biondino guardò il contachilometri: andavano quasi a cento all’ora. Il terrore fu massimo quando dopo pochi istanti intravide una sagoma emergere dalla nebbia, molto grande e di forma rettangolare. L’auto ci stava finendo contro.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Cosa fai? Attento!» – urlò Will disperato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Tieniti forte: ci siamo!» – rispose euforica la vettura e iniziò a suonare allegramente il clacson.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Un enorme portone di legno si stagliava a poche decine di metri. Aveva i battenti chiusi e una sorta di gigantesca “H” disegnata sopra. Will non la smetteva di urlare. </span><span style="font-size: medium;"><em>Ci schianteremo!</em></span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Il portone si aprì e la macchina ci passò attraverso. Un mondo di luce li accolse, abbagliandoli.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Quando i suoi occhi furono di nuovo in grado di vedere, il biondino si trovò di fronte uno spettacolo magnifico: sotto un cielo azzurro e limpido si estendeva una pianura verdeggiante sconfinata fatta di campi erbosi, alberi e fiori di ogni tipo. In un tratto la vegetazione aumentava cambiando colore dai toni del verde a quelli più inverosimili del blu. All’orizzonte si scorgeva una vasta catena montuosa dalle cime rossastre. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La buggy si fermò in cima ad una collina per metà avvolta nella nebbia. Un sentiero scendeva in direzione di una grande piazza dalla forma ellittica contornata per metà da uno splendido palazzo a tre piani.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La costruzione era interamente di pietra lavorata, di un colore a metà tra l’arancione vivo e il rosa e una miriade di rampicanti ne popolava le pareti. Al centro e ai lati spiccavano tre possenti torrioni con tanto di merletti. Sopra quello centrale, alto almeno il doppio degli altri due, un piccolo sole splendente si appoggiava ad un&#8217;asta in cima al tetto. In concomitanza delle torri c&#8217;erano infine tre ponti, anch’essi di pietra e abbelliti da una serie di intarsi, che permettevano l’accesso al cortile interno del palazzo, ricco di sentieri di ghiaia e aiuole.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il perimetro della piazza era circondato interamente da un fossato di pietra grigia riempito di acqua limpidissima. Anche dove finiva il sentiero c’era un ponte che conduceva alla piazza scavalcando il fosso. Al centro si stagliava solitaria una fontana asciutta.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Un fiume arrivava da dietro la maestosa costruzione e pareva terminare in essa. In concomitanza delle sponde il biondino scorse vasti parchi pieni di giostre. All’orizzonte, invece, il corso d’acqua si gettava in un lago circondato da alcuni piccoli promontori e collinette ricoperti da una folta vegetazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Allora, Will? Che ne dici? Questo è Harynos…» &#8211; esordì ad un tratto la buggy compiaciuta. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Lui era appiccicato al vetro laterale con la bocca spalancata e lo sguardo incantato. Riuscì a dire solo: &#8211; «Wow!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Eh, già…» – riprese la macchina, come in risposta – «è l’effetto che fa a tutti la prima volta. Ma ora andiamo: Michael è sul ponte che ci aspetta, vedi?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Il pedale del freno e quello della frizione si alzarono mentre l’acceleratore tornava ad abbassarsi e Freccia iniziò la discesa. Will guardò in direzione della piazza e scorse la sagoma piuttosto bassa di qualcuno appoggiato al muretto di pietra sul un lato del ponte più vicino. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Forse un altro ragazzo come me&#8230;</em></span><span style="font-size: medium;"> – fu il suo primo pensiero. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Scesero velocemente dalla collina superando gli alberi sparsi qua e là. Will non scorse nessuna strana casetta. Arrivati in fondo Freccia cominciò a rallentare e il tizio sul ponte si scostò dal muretto e prese a camminare verso di loro. La buggy suonò il clacson festosa per chiamarlo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ehi, Michael!» – gridò – «eccoci: siamo qui!»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo alzò una mano in segno di saluto. Era alto più o meno come Will, ma decisamente più cicciotello. Occhi marrone chiaro; naso a patata; capelli castani, lisci e folti che gli ricadevano sulla fronte a mo’ di frangia; la carnagione leggermente abbronzata. Dalla pelle e dai lineamenti del viso poteva essere un suo coetaneo o giù di lì. Indossava una felpa bordeaux con tanto di tasche e cappuccio, un paio di pantaloncini neri e corti e delle scarpe da tennis di un colore rosso vermiglio molto vistoso. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Freccia accelerò di colpo slittando sulle quattro ruote motrici, girò velocemente il volante a sinistra e azionò il freno a mano per un arrivo in grande stile tra gli applausi di Michael e il terrore di Will. Lo sportello si aprì e il biondino non ci pensò due volte a catapultarsi fuori. Il ragazzino cicciottello gli si fece incontro.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ciao, </span><span style="font-size: medium;"><em>matricola</em></span><span style="font-size: medium;">! Piaciuta la corsetta? Le tue prime emozioni ad Harynos, con i complimenti degli accompagnatori!» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will si aggiustò la felpa e i pantaloni. </span></p>
<p style="margin-left: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ne avrei fatto volentieri a meno, grazie!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Su, su… non dire così: eri comunque al sicuro, no? Quando i bambini sono con i </span><span style="font-size: medium;">compagni onirici</span><span style="font-size: medium;"> non hanno nulla da temere!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><em>Ancora questi strani discorsi</em></span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Si spazientì: &#8211; «Senti: io non ho mai visto una macchina che parla e si guida da sola… che sembra viva, insomma… Si può sapere dove cavolo sono finito? Tu chi sei? Che ci fai qui? Siamo in un sogno?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Michael rise e contemporaneamente portò la mano sinistra alla tasca. Will, seguendone il movimento, notò che la felpa in qualche punto aveva delle piccole macchie scure.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Calma, calma… Adesso ti do un paio di informazioni ma saprai tutto solo varcando quella soglia» &#8211; spiegò indicando il palazzo con la destra.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’altra mano emerse dalla tasca reggendo qualcosa. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Te lo </span><span style="font-size: medium;"><em>spari</em></span><span style="font-size: medium;"> mezzo RiceSuperMix con me?» – disse poi allargando la bocca in un sorriso smisurato.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Will guardò la barretta: era pur sempre uno snack.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «A che gusto è?» – chiese.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Ah, questo è una </span><span style="font-size: medium;"><em>bomba</em></span><span style="font-size: medium;">: riso soffiato al cioccolato, caramello e cannella».</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><em>Cioccolato con la cannella? Che schifo! </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «No, grazie. Piuttosto dimmi come fate tutti a sapere il mio nome? Siete parte del mio sogno?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’altro ragazzo intanto aveva iniziato a divorare la barretta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «No…» &#8211; cominciò tra un boccone e l’altro – «io sono un bambino come te. Vengo anch’io dal </span><span style="font-size: medium;"><em>mondo reale</em></span><span style="font-size: medium;"> e trascorro le notti ad Harynos a divertirmi… è più di un anno ormai».</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Will rimase colpito da quelle parole. </span><span style="font-size: medium;"><em>Viene dal mondo reale? Ma come cavolo parla? Tenta di dirmi che è un bambino vero?! Allora stiamo facendo in due lo stesso sogno?!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">Michael, quasi indovinando i suoi pensieri, gli disse ancora: &#8211; «E non ci sono solo io, ovviamente. Siamo in tanti!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «</span><span style="font-size: medium;"><em>In tanti</em></span><span style="font-size: medium;">? Cosa vuol dire? Che un mucchio di persone stanno facendo lo stesso sogno?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> L’altro, con mezza barretta in bocca, prese a muovere lentamente il capo su e giù in segno di assenso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Will non riusciva a crederci. Era il sogno più incredibile che avesse mai fatto, soprattutto per le sensazioni che provava: sensazioni nitide che gli facevano credere di essere sveglio. Ma non poteva essere così: era tutta un’illusione. Michael diceva di essere un bambino vero ma era il sogno che glielo faceva dire, era il subconscio di Will. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «So che sei confuso ma questo posto esiste per davvero. Non è frutto del tuo subconscio!» &#8211; e così dicendo si strofinò le mani sulla felpa per pulirsele.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Il biondino spalancò gli occhi. </span><span style="font-size: medium;"><em>Cavolo, sembra che mi legga nel pensiero… è il sogno che parla per mezzo di lui, é il mio subconscio che gli dice cosa sto pensando.</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Guarda» – continuò l’altro – «il consiglio che do a tutti è quello di non scervellarsi troppo sui perché e di non essere timorosi. Vivi questo sogno spensieratamente…» – e poi, scrutando Will negli occhi – «sii spontaneo e istintivo!» – lo esortò – «i conti fatteli quando ti svegli… tanto è </span><span style="font-size: medium;"><em>solo un sogno</em></span><span style="font-size: medium;">, no?» – concluse con una punta di ironia.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Effettivamente Michael non aveva tutti i torti. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Immagina che sia tutto un gioco e ammira stupito le cose che scopri. Come il fatto che tante persone facciano lo stesso sogno. Non è </span><span style="font-size: medium;"><em>fuori</em></span><span style="font-size: medium;"> come idea?»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will poteva anche sospendere temporaneamente il giudizio dando per scontato che quello fosse un normalissimo sogno, solo molto strano. Forse aveva mangiato troppe schifezze e l&#8217;organismo ne risentiva. </span><span style="font-size: medium;"><em>Può essere così, no?</em></span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Gli serviva una scusa per </span><span style="font-size: medium;"><em>mettersela via</em></span><span style="font-size: medium;"> per un po’ e quella gli parve  buona. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><em>Ok, farò come dici ma voglio vedere se riesci veramente a leggermi nel pensiero. </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Pensò fortemente alle parole “ciccione” e “</span><span style="font-size: medium;"><em>lardone</em></span><span style="font-size: medium;">” e le ripeté  mentalmente. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>CICCIONE LARDONE. SEI UN CICCIONE LARDONE! </em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La terza volta variò la frase in: </span><span style="font-size: medium;"><em>HAI CAPITO? SEI UN CICCIONE MANGIONE LARDONE!!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Michael sembrava non essersi accorto di nulla e lo guardava con fare interrogativo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Allora? Cos’hai deciso? Segui il mio consiglio?»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il biondino non ottenne l’effetto desiderato. Aveva supposto che Michael si sarebbe arrabbiato, invece no. Questo significava che non era in grado di leggergli veramente il pensiero. Prima aveva solo indovinato i suoi dubbi. Comunque, si trattenne per non scoppiare a ridere.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ok» – disse solo – «mi hai convinto. Cosa devo fare?»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’altro annuì compiaciuto: &#8211; «Vieni, ti accompagno al </span><span style="font-size: medium;"><em>Palazzo Senza Porte</em></span><span style="font-size: medium;">! Lì i capi di Harynos ti diranno tutto» – e si incamminò verso la piazza preceduto dalla buggy che scattò velocissima oltre il ponte.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Will sospirò, non ancora del tutto tranquillo, e lo seguì. Furono accolti da uno splendido ciottolato di pietre scure ben levigate.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Questa è la piazza centrale di Harynos (ed è anche l’unica a dire la verità), famosa per la magica </span><span style="font-size: medium;">fontana</span><span style="font-size: medium;">» – e si diresse deciso verso di essa. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will la osservò. Era di marmo verdastro sfumato di blu e piuttosto grande: la vasca circolare alla base aveva un diametro di almeno quattro metri con i bordi alti uno. Al centro si innalzava un cilindro largo  cinquanta centimetri sulla cui cima era sistemata una scultura raffigurante quattro grossi pesci che parevano salmoni. Si reggevano sulla la coda e, attaccati per il dorso, guardavano in quattro diverse direzioni. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Michael giunse ad un paio di metri dal bordo e disse: &#8211; «Ok, adesso mettiti qui» – indicò con il dito – «e pensa intensamente ai tuoi gusti preferiti di gelato».</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will seguì le istruzioni incuriosito e si concentrò sul cioccolato e la vaniglia. Dopo pochi istanti un liquido di un giallo tenue ed uno marrone scuro molti densi zampillarono dalle boccucce dei salmoni. Profumavano  di crema e cacao. La fontana, divisa in quattro scomparti, si riempì. Michael passò un cucchiaino a Will estraendolo dalle tasche e il biondino assaggiò il gelato: era buonissimo e freschissimo. Ne mangiò in grande quantità. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ti piace, eh? Cioccolato e vaniglia… ottima scelta!» – e così dicendo Michael prese una seconda barretta di RiceSuperMix, la scartò e la intinse nella fontana. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il gelato era come una droga e Will non riusciva a smettere di mangiarlo. Michael, dal canto suo, intinse altre tre barrette del suo snack. Ad un tratto entrambi iniziarono a sentire piccole fitte allo stomaco, come un principio di mal di pancia, e dovettero fermarsi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ecco, cavolo! Finisce sempre così. Ma non preoccuparti: adesso entriamo a palazzo e ci prendiamo una bella </span><span style="font-size: medium;"><em>ti-sana</em></span><span style="font-size: medium;">. Staremo subito meglio, vedrai» – e si incamminò.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will, maledicendosi per la sua golosità, lo segui tenendosi l’addome con una mano. </span><span style="font-size: medium;"><em>E’ tutta colpa di questo </em></span><span style="font-size: medium;">panzone</span><span style="font-size: medium;"><em>! Ahia, che sogno doloroso!!</em></span></p>
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		<title>CAPITOLO PRIMO. IL CIOCCOLATINO PIU’ BUONO DEL MONDO</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SteG</dc:creator>
				<category><![CDATA[I capitoli]]></category>
		<category><![CDATA[VOLUME I – Solo un Sogno... Capitolo Primo]]></category>

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		<description><![CDATA[IL giorno più bello della settimana per Will era sicuramente il venerdì. I suoi coetanei e compagni di classe lo avrebbero preso per folle se lo avessero saputo: i giorni migliori, per un qualsiasi ragazzino di dodici anni, non potevano che essere il sabato e la domenica visto che non erano giorni di scuola. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">IL giorno più bello della settimana per Will era sicuramente il venerdì. I suoi coetanei e compagni di classe lo avrebbero preso per folle se lo avessero saputo: i giorni migliori, per un qualsiasi ragazzino di dodici anni, non potevano che essere il sabato e la domenica visto che non erano giorni di scuola. Ma Will non la pensava affatto così. Per lui il venerdì aveva un gusto tutto speciale che il sabato e la domenica non avevano: il gusto del desiderio. Da quando si svegliava e fino al suono della campanella dell’ultima ora di lezione si trastullava con il pensiero che quelli erano gli ultimi momenti di sofferenza e che presto la settimana scolastica sarebbe finita, per cui non gli pesava neppure tanto andare a scuola di venerdì. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Al mattino indugiava beato nel letto quando sua madre lo chiamava, mangiava sempre più del solito a colazione, si vestiva e si lavava il più lentamente possibile. Ovviamente, tutto ciò finiva spesso per farlo arrivare in ritardo. Ma questo non era un problema, anzi: in realtà, sperava di fare arrabbiare i professori con il suo comportamento. Adorava dar loro noie e il venerdì si sentiva più spavaldo dato che poi non li avrebbe rivisti per tutto il weekend.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Secondo quell’antico adagio per cui più che possedere una cosa ci piace desiderarla, Will voleva fortemente che arrivasse il fine settimana e il venerdì era l’elettrizzante preludio alle giornate di festa che lo attendevano. Proprio un venerdì gli successe qualcosa di straordinario, qualcosa che lo avrebbe segnato per sempre, ma se ne sarebbe reso conto solo molto tempo dopo&#8230;</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La campanella suonò l’inizio dell’ultima ora. Gli alunni, irrequieti, giravano tra i banchi attendendo l’arrivo del professor Pozza, mentre dalle finestre aperte entrava una leggera brezza che sapeva di campi fioriti ed era un richiamo irresistibile. Oltretutto, Marzo era iniziato da poco e il sole quel pomeriggio era particolarmente luminoso. Will, i capelli biondi spettinati e due occhi innocenti color del cielo, sbadigliò mentre scarabocchiava qualcosa seduto al suo posto. Vestiva un paio di jeans blu scuro strappati qua e là secondo la moda, una felpa nera con delle scritte bianche e un paio di scarpe da ginnastica bianche anch’esse. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Notò il nuovo astuccio di un suo compagno, Andrea Manin, un secchione come pochi. Era rigonfio di penne. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Sembra una palla da rugby –</em></span><span style="font-size: medium;"> si disse. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Senza pensarci troppo si alzò, fece qualche passo e afferrò l’oggetto, rimasto incustodito sul banco mentre il proprietario aveva approfittato del cambio dell’ora per andare al bagno. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Attenzione, Marco: sto per lanciare!» – urlò portando con le mani l’astuccio dietro la nuca. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Un ragazzo dai capelli castani corti dall’altra parte dell’aula si voltò e tese le mani, pronto a raccogliere il passaggio. Si chiamava Marco Foresti e a Will stava simpaticamente sulle scatole. I due erano in competizione in quanto si fregiavano del titolo di teste più calde della classe. Per colpa di Marco, Will era spesso finito in presidenza; l’altro, invece, non era mai stato pizzicato. Fino a quel venerdì.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Forza!» – lo incitò. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il biondino si distese e i due cominciarono a passarsi la palla improvvisata come se stessero davvero giocando a rugby. Poco dopo Andrea Manin ritornò dal bagno e si accorse quasi subito di ciò che stava accadendo. Disperato, urlò ai due di smetterla e tentò di riprendersi l’astuccio gettandosi inutilmente su Marco, che aveva il “possesso di palla”, per impedirgli di “passare” l’astuccio a Will. Il biondino, allora, salì con i piedi sopra un banco e dalla sua posizione sopraelevata riprese insistentemente a “chiedere palla”. Proprio in quel momento entrò il professor Pozza, ma dei tre solo Will se ne accorse: gli altri due erano troppo impegnati con l’astuccio. Quando Marco si decise a lanciare, Will urlò: «Finta!» – spostandosi di lato. L’astuccio gli passò accanto, uscì dalla finestra aperta e finì per schiantarsi contro il fanale di un’auto. Dall’interno dell’aula si udì un sonoro </span><span style="font-size: medium;"><em>crash</em></span><span style="font-size: medium;">. Il professore, un vecchio borioso pronto da tempo per la pensione, si affacciò: quella era la sua macchina. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La classe, che prima rumoreggiava, si zittì completamente. Sulla tempia dell’insegnante una vena prese a gonfiarsi in modo orrendo: «Foresti, in presidenza!» – sentenziò sputacchiando mentre parlava.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Marco, mestamente, si avviò fuori dall’aula, gli altri ragazzini presero posto e la lezione cominciò. Will allargò la bocca in un sorriso che gli veniva dal cuore: giustizia era fatta! </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Tornò ad appollaiarsi nel suo banco in fondo all’aula, soddisfatto, con le mani dietro la nuca. Per chiudere in bellezza la giornata gli rimaneva solo un’altra cosa da fare. Il professore, che insegnava inglese, li aveva divisi in gruppetti di tre, quattro persone e aveva dato loro dei testi da tradurre in italiano. Nel suo gruppo c’era, fra gli altri, quell’antipatica di Silvia Orlandi, brutta come la fame e sempre pronta a fare la spia quando lui metteva a frutto le sue capacità furfantesche per creare disordini in classe. Il piano era quello di farla uscire dal gruppo. Certo, con le traduzioni Silvia se la cavava meglio di chiunque altro, ma per Will il rendimento scolastico non era importante. Quello era il suo gruppo di studio, lei era antipatica, aveva due fondi di bottiglia al posto degli occhiali e non doveva restarci . Punto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Mise in atto una strategia niente male: da quando, qualche giorno prima, il professore aveva formato i gruppi, sistematicamente iniziò a rubare penne e matite agli altri due componenti per infilarle nell’astuccio del “mostro”, come la chiamava lui. I due ragazzi,  accortisi delle sparizioni, si fecero alquanto sospettosi. Nel corso della mattinata Will aveva preso l’ennesima matita dall’astuccio di Federico De Tina, uno del suo gruppo. Ad un tratto lo studente abbassò lo sguardo per leggere un brano ad alta voce e gli altri componenti fecero lo stesso per seguire il testo. Il biondino, che attendeva proprio quell’istante, non si lasciò sfuggire l’opportunità: lanciò la matita in testa a Silvia. La ragazza, dopo un sommesso </span><span style="font-size: medium;"><em>ahi!</em></span><span style="font-size: medium;">, notò il lapis e, pensando ad uno scherzo idiota (capitava spesso che gli altri ragazzi le lanciassero addosso qualcosa, poverina!), la prese e se la infilò nell’astuccio. Federico, che aveva sollevato lo sguardo sentendola gemere, riconobbe la sua matita e non perse neppure un secondo a chiamare l’insegnante.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Professore, scusi… </span><span style="font-size: medium;"><em>La</em></span><span style="font-size: medium;"> Silvia ci ruba le matite!» – cantilenò mettendo l’articolo davanti al nome, da buon </span><span style="font-size: medium;"><em>vicentino</em></span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Pozza si avvicinò, ancora infuriato per la storia del fanale.  Non vedeva l’ora di punire altri studenti e non ascoltò neppure le giustificazioni della Orlandi, prestando invece molta attenzione alle accuse di Federico che per provare quel che diceva prese l’astuccio della ragazza e lo svuotò sul banco. Sia lui che l’altro alunno del gruppo riconobbero alcune penne e matite di loro proprietà. Will, trattenendo a stento le risa, intervenne anch’esso millantando che c’era uno dei suoi pennarelli all’interno dell’astuccio. Al professore non serviva altro: la Orlandi, ormai in lacrime, fu immediatamente spedita in presidenza. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Poteva andare bene così, no? Due dei suoi compagni più antipatici erano finiti nei guai per merito suo. Poteva accontentarsi. Poteva stare buono. L’ultima ora era quasi finita. Poteva ritenersi soddisfatto e passare un bel weekend in pace. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Invece no! Will non conosceva misura; era fatto così: quando cominciava non riusciva più a smettere. E marachella dopo marachella si sentiva sempre più spavaldo e incosciente. Doveva fermarsi perché d’ora in avanti ogni passo poteva essere fatale. Ma il professore, con i suoi pantaloni nuovi color cachi (un colore orrendo a suo parere), mentre spiegava la lezione girando tra i banchi gli passò troppo vicino. Il suo compagno di banco armeggiava con le forbici. Fu un attimo: Will gliele strappò di mano e con abile mossa tagliò uno dei passanti di quegli orrendi pantaloni. Aveva osato troppo: Pozza ovviamente se ne accorse e il biondino sentì la faccia pungente di sputi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Quel pomeriggio la presidenza finì per essere davvero affollata. Will fu trattenuto ben oltre l’orario di scuola. Furono avvertiti i suoi genitori. Venne a prenderlo sua madre che si arrabbiò molto e lo sgridò per tutto il tragitto mentre tornavano a casa. Perché se per un genitore un figlio che si comportava male a scuola era motivo di preoccupazione, ancor di più lo era per la signora Laura Battistello che di mestiere faceva l’avvocato e nel corso della sua vita aveva sempre tenuto una condotta impeccabile, fin da quando era piccola e sia a scuola che a casa non aveva mai dato problemi ai suoi genitori. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Fisicamente Will era uguale alla madre: anch’essa bionda con gli occhi azzurri e dei bellissimi lineamenti. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Ci somigliamo solo esteticamente –</em></span><span style="font-size: medium;"> si ripeteva lei. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In effetti il figlio era il classico lupo travestito da agnello e Laura non sapeva più che provvedimenti prendere: a casa i castighi si sprecavano e spesso lui andava a letto senza cena. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Quella sera Will si aspettava una simile punizione. La cosa, comunque, non lo preoccupò più di tanto. Gli dispiaceva vedere sua madre triste e arrabbiata e si sentiva leggermente in colpa, ma solo un po’. Una volta a casa si sarebbe chiuso in camera e quei pensieri non lo avrebbero più toccato. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La sua famiglia abitava sui Colli Berici, nella provincia di Vicenza, una ridente cittadina del Nord Italia. La casa era immersa nel verde in un bel quartiere residenziale pieno di splendide ville. Dopo una quindicina di minuti di viaggio la signora Battistello inserì il segnale di svolta a sinistra e prese il telecomando dal cruscotto. Will schiacciò il pulsante che abbassava il finestrino per cacciar fuori il viso e respirare l’aria fresca. Il cancello d’ingresso lentamente si aprì, i movimenti scanditi dal lampeggiante, rivelando un incantevole giardino molto ben curato. La macchina superò l’ingresso e percorse un vialetto di ghiaia terminando la corsa in una piccola piazzetta circolare antistante un magnifico rustico perfettamente restaurato. Il ragazzo aprì lo sportello e corse dentro casa gettando lo zaino tra le braccia del maggiordomo, un vecchio sempre sorridente dal portamento fiero. L’uomo, che era accorso sentendo l’auto arrivare, lo afferrò senza problemi: quella era una pratica cui era abituato. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Ben tornato, </span><span style="font-size: medium;"><em>signorino</em></span><span style="font-size: medium;">!» – disse, ma Will era già entrato in casa. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Salve, Jonathan! Alfred ha chiamato per caso?» – chiese Laura uscendo a sua volta dall’auto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> «Non ancora, signora…»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> Alfred Donovan, americano, era il padre di Will. Importante funzionario politico, Laura sapeva che sposandolo si sarebbe dovuta abituare a vederlo di rado, soprattutto durante la settimana. Spesso nei weekend rincasava ma evidentemente non in quello. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Avrebbe chiamato, altrimenti</em></span><span style="font-size: medium;"> – concluse rassegnata. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Anche Will vedeva poco Alfred e Laura era convinta che quella fosse la ragione principale del carattere irrequieto del figlio. Sospirò, come per chiudere con quei pensieri e, seguita dal vecchio Jonathan, entrò anch’essa in casa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> La stanza da letto di Will era la classica cameretta di un ragazzino di dodici anni, solo un po’ più grande e con bel lettone a due piazze. Era piena di giochi, c’erano un sacco di poster alle pareti, un armadio a specchio e una scrivania per fare i compiti occupata da una console per videogiochi, una piccola tv con lettore dvd incorporato e un pc portatile. Poco più sopra una mensola traboccava di cd. I poster raffiguravano locandine di film famosi, artisti musicali e protagonisti di cartoni animati. In particolare era piuttosto ricorrente la figura di un robot color grigio scuro, descritta dalla parola “Cyber-Titano”; probabilmente il nome del personaggio. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> La camera era al primo piano, aveva una finestra e una porta finestra che si aprivano su un bel terrazzino circondato dagli alberi. La presenza di una vegetazione relativamente folta rendeva la posizione della stanza e della terrazza molto strategiche. Nonostante fosse in castigo, Will avrebbe potuto tranquillamente uscire di casa non visto calandosi giù attraverso gli alberi che, oltre a fungere da scale, nascondevano ottimamente la terrazza, quasi invisibile dall’esterno. Con un posto del genere gli capitava spesso di giocare agli “elfi”, immaginando di vivere in un palazzo costruito nel cuore di una foresta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"> La porta della camera si aprì e il ragazzino entrò nel suo regno, trafelato. Si diresse a grandi passi verso la scrivania, prese il telecomando della tele e si buttò sul letto. Poi si tolse rapidamente le scarpe e schiacciò il pulsante di accensione. Era l’ora del suo programma preferito. Trovò il canale giusto e emise un sospiro di sollievo vedendo che era arrivato in tempo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Perfetto: inizia adesso…</em></span><span style="font-size: medium;"> – pensò sorridendo, e allungò la mano fino al cassetto del comodino. Lo aprì e ne estrasse una barretta di cioccolato e un giocattolo robot uguale a quello raffigurato nei poster.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Vai, </span><span style="font-size: medium;"><em>Ferro</em></span><span style="font-size: medium;">: annientiamo gli invasori!» – esclamò roteando il pupazzetto, alto non più di trenta centimetri. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;">Ferro” era il soprannome che aveva scelto per il suo giocattolo, il Cyber-Titano, eroe dei cartoni animati che andava molto in Italia in quel periodo. Il nomignolo era dovuto alla forma del mento del robot: rude e allungata, che ricordava inequivocabilmente la punta di un ferro da stiro. I pugni, collegati ad una catenina di metallo all’interno delle braccia, erano estensibili. Per mezzo di un meccanismo ad incastro li si poteva separare  dalle braccia e farli roteare, come se al polso del robot fosse legata una palla con catena. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will era estasiato dalle avventure del Cyber-Titano, soprattutto perché il protagonista  si mostrava insensibile e spietato coi nemici e li distruggeva senza lasciare traccia, mirando solo al conseguimento della missione. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>E’ giusto così </em></span><span style="font-size: medium;">– fantasticava eccitato – </span><span style="font-size: medium;"><em>massacrali, </em></span><span style="font-size: medium;">scassali</span><span style="font-size: medium;"><em> di legnate! Che ci pensino la prossima volta che vogliono conquistare la terra!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il cartone durò circa una mezz’ora, al termine della quale Will sentì un rumore di passi: sua madre stava salendo le scale. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Verrà a dirmi che stasera mi manda a letto senza cena – </em></span><span style="font-size: medium;">pensò, e attese.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La porta della camera si aprì e Laura si affacciò nella stanza: «Ciao, caro» – disse con un finto sorriso – «sono venuta ad augurarti buona notte!..» – e poi, assumendo un tono più serio: «Chiaramente non mi lasci scelta col tuo comportamento, </span><span style="font-size: medium;"><em>tesoro</em></span><span style="font-size: medium;">».</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Chiaramente..» – confermò lui tranquillo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«E lavati i denti prima di andare a letto, mi raccomando!» – concluse lei con il tono di chi diceva le cose perché andavano dette e con poca speranza di essere ascoltata davvero.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Certo, mamma. Buonanotte!»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Laura sospirò rassegnata e lo lasciò richiudendo la porta. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Lui aspettò che fosse lontana, poi guardò l’ora: «Le otto… Qui ci vuole una pizza» – borbottò, e si diresse verso lo zaino.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Prese il cellulare, compose un numero che sapeva a memoria e attese. Dopo pochi istanti rispose uno dei camerieri della pizzeria da asporto in fondo alla via. Ordinò una diavola e una soda. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Tra mezz’ora va bene.. sì, grazie, dalla porta sul retro. Ciao…» – e chiuse la comunicazione. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Si muoveva così tutte le volte che i suoi lo mettevano in castigo e gli proibivano di cenare:  si faceva consegnare la pizza sul retro, dove non c’erano né il campanello né le telecamere. Di rado capitava che il vecchio Jonathan se ne accorgesse visto che la cucina si trovava sul retro della casa e all’ora di cena il maggiordomo era sempre impegnato ai fornelli. Ma faceva finta di niente: tra lui e Will c’era una sorta di tacito accordo, tanto più che il vecchio spesso gli riempiva il cassetto del comodino con merendine al cioccolato. Una volta il ragazzo vi trovò addirittura i soldi per pagare la pizza. Ma quelli non erano un problema: la paghetta settimanale era sempre abbondante e anche se sua madre ogni tanto gli </span><span style="font-size: medium;"><em>tagliava i viveri</em></span><span style="font-size: medium;"> (era un altro dei suoi metodi punitivi) il padre, prima di partire per l’estero o di ritorno da un viaggio diplomatico, si preoccupava sempre di non lasciarlo a corto di soldi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Non si sa mai!» – si giustificava.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per raggiungere il cancelletto sul retro il biondino era solito calarsi da uno degli alberi che circondavano la terrazza. Poi, avvolto nella penombra, attraversava il giardino costeggiando la casa (e tenendosi ben lontano dalle finestre, soprattutto quelle illuminate), fino al muro posteriore. Lì, nascosto tra i cespugli, attendeva l’arrivo del motorino della pizzeria con le orecchie spalancate. Non avevano cani, per cui non c’era neppure il rischio che il cucciolo di casa, vedendolo, gli corresse incontro facendogli le feste e facendolo scoprire. Stranamente Will non aveva mai chiesto un cane ai suoi genitori, preferendo invece i mille giochi tecnologici che aveva in camera. Sua madre, d’altro canto, era contenta che il figlio non volesse animali. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«</span><span style="font-size: medium;">I cani sporcano</span><span style="font-size: medium;">» – ripeteva. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Far arrivare la pizza e la lattina in cima agli alberi avrebbe potuto essere problematico, ma Will si era regolato di conseguenza. Di solito faceva così: prendeva il catino della biancheria sporca e legava una corda alle maniglie. Poi lo calava giù dalla terrazza e lo fissava ad un ramo sporgente. La corda era un gentile “omaggio” del suo ex gruppo scout, una  trovata di sua madre per </span><span style="font-size: medium;"><em>educarlo</em></span><span style="font-size: medium;"> alla disciplina e al rispetto del prossimo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il proposito era destinato a fallire miseramente: dopo neanche una settimana Will venne cacciato dal campo. Una notte aveva tagliato i tiranti della tenda dei capisquadra che si era progressivamente afflosciata e quelli si svegliarono nel cuore della notte su tutte le furie.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Trascorsi circa venti minuti dalla telefonata Will si mosse. Andò al comodino, guardò Ferro per un attimo dicendo: «Partiamo in missione, amico!» – poi se lo infilò in una delle tasche posteriori dei jeans.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Prese dieci euro dal portafoglio, la corda di canapa e il catino, quindi uscì in terrazza. Fuori non era ancora del tutto buio. Cercando di fare meno rumore possibile fece scendere il catino fino a terra e fissò la corda ad un ramo. Poi fu il suo turno di calarsi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Mentre scendeva la sua attenzione fu attirata da un ragno dai colori sgargianti che aveva fatto la ragnatela proprio su quell’albero. Se non fosse stato per il colorito arancione vivo non lo avrebbe notato. Indugiò un attimo a contemplarlo e quindi proseguì nella discesa.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Con un ultimo balzo fu a terra e si guardò attorno. Tutto tranquillo. Senza curarsi troppo del rumore dei suoi passi corse verso il cancello sul retro. Sgattaiolò veloce tra le piante costeggiando la casa e facendosi più cauto solo in prossimità delle finestre. Dopo neanche un minuto aveva raggiunto il cespuglio vicino al muro posteriore. Se ne stette lì buono buono per un po’, finché non sentì arrivare il motorino. Allora uscì dal suo nascondiglio e si affacciò sulla strada appoggiandosi al cancello.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo che guidava parcheggiò e si tolse il casco rivelando una folta capigliatura scura e ricciola. Era poco più alto di Will e più grande di quasi tre anni.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ciao, </span><span style="font-size: medium;"><em>peste</em></span><span style="font-size: medium;">!» – esordì gioviale – «ancora un volta vengo a salvarti, eh?»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ciao, Davide» – rispose sorridendo – «se non ci fossi tu… dai, facciamo presto che non voglio noie. Tieni!» – e gli allungò i dieci euro.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Quello li agguantò con una mano e con l’altra gli porse il cartone della pizza e una piccola busta di plastica contenente la lattina. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«Ok, </span><span style="font-size: medium;"><em>fratello</em></span><span style="font-size: medium;">. Non ti agitare…» – tentò di tranquillizzarlo Davide, e poi aggiunse: &#8211; «Aspetta che ti do il resto». </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«No, guarda, non importa» – lo bloccò Will &#8211; «Consideralo un extra per il servizio» – e afferrò la roba. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Davide non se lo fece ripetere: intascò la banconota, lo salutò e inforcò il motorino. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Lo sguardo di Will cadde su una falena che girava attorno al lampione dell’ingresso posteriore. Quando si posò lui abilmente la prese con le dita e, tenendola tra indice e pollice, tornò alla terrazza. Arrivato all’albero mise la pizza e la soda nel catino, poi tirò fuori Ferro dalla tasca e gli disse: &#8211; «Ehi, </span><span style="font-size: medium;"><em>bello</em></span><span style="font-size: medium;">! Ho una missione per te: tienimi un attimo questa» – e aprì lo sportellino che il giocattolo aveva sul dorso. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Vi infilò dentro la farfalla e richiuse. Ferro tornò nella tasca e Will prese ad arrampicarsi. Giunto sul ramo dove prima aveva scorto il ragno si mise seduto contro il tronco e prese la falena da dentro il robot. Quindi la scagliò contro la ragnatela. Subito il ragno, sentendo la vibrazione, si lanciò sulla preda. La poveretta provò a dimenarsi ma invano: il predatore la avvolse nella bava e quando fu completamente immobilizzata la morse. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Will guardò estasiato l’aracnide intrappolare la preda ancora per qualche istante, quindi decise che la pizza si freddava e si mosse. In breve fu di nuovo in cima alla terrazza. Tirò su il catino con le vivande e lo portò dentro. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Mangiò la pizza e si scolò la bibita guardando un programma demenziale in tv. Alle undici era già stanco.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>E’ stata una giornata intensa! – </em></span><span style="font-size: medium;">pensò</span><span style="font-size: medium;"> e decise di mettersi a dormire. Spense la tele, accese la lampadina sul comodino, spense la luce del lampadario. La camera rimase lievemente illuminata da una tenue luce rosa. Will aveva paura del buio e per questo teneva sempre quella piccola luce accesa. A volte capitava di trovarla spenta al risveglio. Di sicuro sua madre ogni tanto passava a controllarlo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Decise di non lavarsi i denti: Z</span><span style="font-size: medium;"><em>ero voglia! </em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Si tolse i pantaloni, liberò il letto da tutto ciò che c’era sopra e si gettò tra le coperte. Ferro era al suo posto sopra il comodino. Si girò per salutarlo e notò che era in equilibrio precario su un piccolo oggetto scuro dalle forme smussate. Quando Will spostò il robot fu sorpreso nel trovarvi sotto un cioccolatino. Stranamente non si ricordava di averlo visto lì prima. Pensò che poteva essere stato il vecchio Jonathan a lasciarglielo, tanto per augurargli la buonanotte. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Quella spiegazione fu sufficiente: era troppo stanco per fantasticare oltre. Prese il dolcetto e lo mangiò. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Si accorse subito che era buonissimo: gli si scioglieva in bocca regalandogli mille sapori, alcuni sconosciuti, come se nel cioccolato fossero contenute una miriade di spezie. Si ripromise di chiedere a Jonathan dove comprava simili delizie. Restò un minuto buono a trastullarsi con quel magnifico sapore in bocca, gli occhi semichiusi. Poi lo avvolse una sensazione di profondo rilassamento e contentezza e si abbandonò tra le lenzuola. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Prese sonno quasi subito. E fu allora che cominciò il sogno.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Inizialmente sentì solo un fischio lievissimo, come proveniente da molto lontano. Ebbe la consapevolezza di essere nel dormiveglia e socchiuse piano gli occhi. Doveva essersi agitato nel sonno perché era scoperto: le lenzuola erano spostate. Poi ebbe una strana sensazione. Gli sembrava di vedere l’ombra dell’anello della lampada muoversi sul muro. I contorni tremavano. Strizzò le palpebre per svegliarsi meglio ma il risultato non cambiava: dopo pochi istanti un lato dell’ombra si piegò leggermente all’interno. Fece per strofinarsi gli occhi ma si accorse che non riusciva a muovere le braccia. Iniziò ad avere un po’ di panico. Gli capitava spesso di ritrovarsi in una situazione a metà tra il sonno e la veglia in cui era immobilizzato. Pensava che fosse perché il suo corpo doveva ancora svegliarsi o abbandonarsi al sonno effettivamente e di solito dopo pochi minuti riusciva a muoversi. Invece i minuti passavano e ancora lui era paralizzato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il panico crebbe ancor di più quando alcuni vermi iniziarono a strisciare all’interno del cerchio di luce sul muro. A giudicare dalle dimensioni dovevano essere ben grossi e Will girò gli occhi (almeno quelli poteva muoverli) in direzione del comodino ma vide che non c’erano vermi sul coprilampada. Allora si calmò un poco.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Sono in un maledettissimo sogno del cavolo! Devo stare calmo e cercare di svegliarmi</em></span><span style="font-size: medium;"><em>.</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Era solito servirsi della sua logica razionale per dileguarsi dalle situazioni critiche ma non riusciva a smettere di tremare. Tanto più che le ombre filiformi sul muro cominciarono a muoversi in maniera ordinata per poi riunirsi in gruppetti. A metà tra lo stupore e il terrore, il ragazzo vide che i vermi unendosi formarono una frase: </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-size: medium;">CIAO, WILL!</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER">
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Cominciò a preoccuparsi seriamente ma il peggio doveva ancora venire. Presto si accorse che stava sprofondando nel materasso. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Ma che diamine succede?!</em></span><span style="font-size: medium;"> – pensò atterrito.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il suo giaciglio lo avvolgeva sempre di più e il respiro si fece affannoso. Voleva urlare, chiamare aiuto sperando che sua madre o Jonathan lo sentissero. Ma non riusciva a spiccicare una sillaba. Presto il materasso lo avrebbe avvolto completamente. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em>Mi soffocherà!</em></span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Era disperato. I vermetti sul muro si dispersero nel cerchio di luce per poi ricomporsi in una nuova frase: </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-size: medium;"><em>RICORDATI DI RESPIRARE!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="CENTER">
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Più sotto un piccolo gruppetto aveva formato quella che agli occhi di Will pareva una faccina sorridente.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il biondino, nel panico più totale, cercò di fare dei respiri più profondi e completi possibile ma era troppo agitato per riuscirci. Sudava freddo. Il materasso lo ingoiò. Trattenne il fiato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
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