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	<description>Il Manuale del Guerriero</description>
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		<title>Hàrynos 2 &#8211; Il Grande Incubo</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 10:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il secondo volume dell&#8217;opera è stato finalmente pubblicato ed è disponibile per l&#8217;acquisto al seguente link, anche in ebook. Nuove avventure oniriche attendono Will e gli altri protagonisti: l&#8217;imminente guerra contro le Ombre, la ricerca del perduto diario di Roc e un inquietante progressivo calo del numero dei bambini&#8230; http://www.lulu.com/browse/search.php?fListingClass=0&#38;fSearch=harynos A breve inoltre anche il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo volume dell&#8217;opera è stato finalmente pubblicato ed è disponibile per l&#8217;acquisto al seguente link, anche in ebook. Nuove avventure oniriche attendono Will e gli altri protagonisti: l&#8217;imminente guerra contro le Ombre, la ricerca del perduto diario di Roc e un inquietante progressivo calo del numero dei bambini&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lulu.com/browse/search.php?fListingClass=0&amp;fSearch=harynos">http://www.lulu.com/browse/search.php?fListingClass=0&amp;fSearch=harynos</a></p>
<p>A breve inoltre anche il primo volume sarà scaricabile in formato pdf. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-288" title="lulu_harynos2" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2011/08/lulu_harynos23-1024x484.jpg" alt="lulu_harynos2" width="650" height="308" /></p>
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		<title>Harynos 2 al Fantaschio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 09:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 11 settembre, in occasione della manifestazione culturale Fantaschio, l&#8217;autore presenterà il secondo volume del romanzo, la cui pubblicazione è ormai imminente. La manifestazione si terrà a Poleo di Schio (VI) &#8211; Via Falgare, a partire dalle ore 10:00. Per maggiori informazioni linkate qui sotto: http://www.igschio.it/concorso-di-idee-in-movimento/fantaschio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 11 settembre, in occasione della manifestazione culturale <em>Fantaschio</em>, l&#8217;autore presenterà il secondo volume del romanzo, la cui pubblicazione è ormai imminente. La manifestazione si terrà a Poleo di Schio (VI) &#8211; Via Falgare, a partire dalle ore 10:00. Per maggiori informazioni linkate qui sotto:</p>
<p><a href="http://www.igschio.it/concorso-di-idee-in-movimento/fantaschio">http://www.igschio.it/concorso-di-idee-in-movimento/fantaschio</a></p>
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		<title>Reportage S. Giorgio di Mantova Fantasy</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 13:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 5 giugno 2011 si è tenuto il più grande evento italiano dedicato alla letteratura fantasy, giunto alla seconda edizione dopo il primo fortunatissimo Modena Fantasy 2010. La manifestazione si è spostata a San Giorgio di Mantova, dove ha trovato stabile dimora presso il centro culturale San Giorgio, guadagnando spazi e ambienti molto attrezzati. Demetrio ha presentato il primo volume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 5 giugno 2011 si è tenuto il più grande evento italiano dedicato alla letteratura fantasy, giunto alla seconda edizione dopo il primo fortunatissimo Modena Fantasy 2010. La manifestazione si è spostata a San Giorgio di Mantova, dove ha trovato stabile dimora presso il centro culturale San Giorgio, guadagnando spazi e ambienti molto attrezzati.</p>
<p>Demetrio ha presentato il primo volume del romanzo Harynos in attesa dell&#8217;uscita ormai imminente del secondo, intitolato &#8220;Il Grande Incubo&#8221;. Ha avuto anche occasione di rivedere i vecchi amici e colleghi quali Alfonso Zarbo e Maurizio Landini, di conoscere nuovi scrittori emergenti come lui, in particolare l&#8217;altoatesino Matthias Graziani, primo autore italiano ad aver pubblicato con Armenia.</p>
<p>Nel complesso l&#8217;evento è stato un successo con larga affluenza di pubblico, segno che la manifestazione ha preso fin da subito un ottimo piglio. I meriti sono tutti degli organizzatori Alfonso Zarbo, Ernesto Iannucci e Mauro Fantini e della buona campagna pubblicitaria effettuata sfruttando i canali informatici. Foto e cronaca della manifestazione li trovate linkando su <a href="http://www.sangiorgiodimantovafantasy.it">www.sangiorgiodimantovafantasy.it</a> e alla nostra pagina facebook. Segnaliamo infine che da quel fantastico 5 giugno 2011 anche la bibioteca del centro culturale San Giorgio possiede una copia di Harynos I - Solo un Sogno.</p>
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		<title>Capitolo Quarto</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 15:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[I capitoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[…E I LORO COMPAGNI ONIRICI  IL gruppo tornò nei corridoi e seguì a ritroso la strada percorsa da Will e Michael. I rampicanti popolavano ovunque i muri del Palazzo Senza Porte e il biondino osservandoli ripensò a come avevano condotto Loa fino alla stanza delle ti-sane. Ma allora i questi cosi sono i compagni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">…<span style="font-size: medium;"><strong>E I LORO COMPAGNI ONIRICI</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> <span style="font-size: medium;">IL gruppo tornò nei corridoi e seguì a ritroso la strada percorsa da Will e Michael. I rampicanti popolavano ovunque i muri del Palazzo Senza Porte e il biondino osservandoli ripensò a come avevano condotto Loa fino alla stanza delle ti-sane. </span><span style="font-size: medium;"><em>Ma allora i questi cosi sono i compagni di Loa! </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Per esserne sicuro interrogò Kabu.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«E’ circa così: i rampicanti sono parte del compagno onirico di Loa, una grande quercia secolare che vive nel palazzo e sparge ovunque le sue radici. Molto utile per tenere tutti sotto controllo, non trovi?» e lo guardò malizioso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will arrossì leggermente e distolse lo sguardo. Kabu cominciava pericolosamente ad inquadrarlo o era solo un&#8217;impressione?</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il gruppo guadagnò l&#8217;atrio e svoltò a sinistra infilandosi nel cunicolo posto subito prima dell’enorme portone presidiato dai rampicanti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">«L</span></span><span style="font-size: medium;">a quercia di Loa si trova là dentro vero?</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span><span style="font-size: medium;"> domandò Will indicando proprio il portone.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Kabu annuì. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">«Loa </span></span><span style="font-size: medium;">controlla i rampicanti con la volontà e li usa per tenere chiusa la propria tana. E&#8217; una persona riservata e negli ultimi tempi si è fatta ancora più schiva.</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il passaggio sbucava sul retro del palazzo in uno splendido giardino chiuso in un anello d&#8217;acqua e ospitante un immenso portale di pietra bianca ricoperto di strani decori. Il fiume che Will aveva scorto dal nebbioso colle tagliava la pianura delimitando due meravigliosi parchi stracolmi di ogni genere di giostra, ruota panoramica inclusa, e terminava proprio nell&#8217;anello d&#8217;acqua che circondava il prato a mo&#8217; di fosso. Le giostre erano in funzione e un piccolo gruppo di bambini si stava divertendo. Il suono della musica e delle risate giunse presto alle orecchie dei nuovi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Ci fu un gorgoglio e l&#8217;ennesima strana creatura fece capolino dalla superficie del fossato mostrando un corpo di rana, una testa di pesce e le dimensioni di un ippopotamo. Ingrid si fece sfuggire un grido, le gemelle un risolino. Maurice fischiò.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Una voce ovattata proveniente dal misterioso rospo mutante disse: «Allora </span><span style="font-size: medium;"><em>Ponk</em></span><span style="font-size: medium;"> vuoi aprire questa cavolo di bocca per favore?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Le labbra dell’essere di colpo si dischiusero e tra lo stupore dei nuovi ne uscì fuori un bambino. Era biondo con i capelli corti a spazzola e gli occhiali e indossava una maglietta azzurra.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Le gemelle lo salutarono in coro: «Ciao Karl!» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Michael fece un cenno con la mano.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ciao ragazzi» rispose Karl «ero qui sotto in </span><span style="font-size: medium;"><em>perlustrazione</em></span><span style="font-size: medium;"> e vi ho sentito arrivare. Questi sono gli ultimi tre vero?»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Michael e le gemelle fecero dei segni di assenso e guadagnarono la riva imitati dal resto del gruppo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Kabu lo guardò storto: «Sei sicuro di trovarti qui per caso Karl?» e sorrise ironico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Una voce stridula disse qualcosa di incomprensibile. Proveniva da sotto e Will ipotizzò che potesse trattarsi della voce del pesce-rana. </span><span style="font-size: medium;"><em>Anche Freccia parla. Non vedo perché questo “coso” non dovrebbe saperlo fare…</em></span><span style="font-size: medium;"> Ripensò a Maurice e Trama che sapevano solo miagolare e squittire in modo incomprensibile e sperò fortemente che il compagno che gli sarebbe stato affidato avesse il dono della parola.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Come hai detto Ponk?» domandò curioso Kabu.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La voce stridula si fece più forte e si riuscì a comprendere qualcosa: «Mi ftai peftando la lingah Kaal!!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ops, scusa…» rispose il tipo con gli occhiali guardando in basso e spostandosi leggermente a sinistra.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ce lo ha detto </span><span style="font-size: medium;"><em>Rita</em></span><span style="font-size: medium;">!» fu pronto ad affermare Ponk appena Karl tolse i piedi dalla sua lingua.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo arrossì lievemente e dopo un attimo di esitazione rispose: «Beh… in effetti girovagando nel fiume </span><span style="font-size: medium;"><em>sotterraneo</em></span><span style="font-size: medium;"> Ponk ha incontrato le radici di Rita e abbiamo saputo… Tutto qui.»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Detto questo si volse verso il compagno onirico e gli sussurrò le parole </span><span style="font-size: medium;"><em>brutto spione</em></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Non te li perdi mai questi momenti vero Karl?» riprese Kabu.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Esatto </span><span style="font-size: medium;"><em>capo</em></span><span style="font-size: medium;">! Sono una delle cose più divertenti e c’è sempre la possibilità che spunti fuori qualche </span><span style="font-size: medium;"><em>guerriero</em></span><span style="font-size: medium;">. Servono sempre i guerrieri ad Harynos» rispose Karl eccitato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Soprattutto per il tuo divertimento&#8230;»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Karl allargò la bocca in un sorriso colpevole e si gratto la nuca. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«L’ultima volta è uscito addirittura un </span><span style="font-size: medium;"><em>drago</em></span><span style="font-size: medium;">. Tu l’hai visto sputare fuoco, vero Michael?» e si volse all’altro ragazzo che già annuiva ridendo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Il </span><span style="font-size: medium;"><em>pivellino</em></span><span style="font-size: medium;"> ci è riuscito dopo neanche un’ora» precisò «promette bene senza dubbio» concluse poi.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Era un </span><span style="font-size: medium;"><em>segno</em></span><span style="font-size: medium;">» si infervorò Karl facendo oscillare Ponk sull’acqua «i guerrieri torneranno ad Harynos. Vedrete che stasera ne avremo altri» e così dicendo gettò gli occhi sui nuovi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will, che tentava disperatamente di seguire il discorso, fu sorpreso dallo sguardo di Karl e istintivamente distolse il suo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ok, ok!…» disse infine Kabu e fece cenno a Karl di raggiungerli. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il ragazzino urlò di gioia e diede a Ponk un buffetto sul mento. La creatura, con un sonoro </span><span style="font-size: medium;"><em>croak!</em></span><span style="font-size: medium;">, lo trasportò a riva servendosi di una grossa e rosea lingua estensibile. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Reeno, Ingrid e Will sgranarono gli occhi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Karl, i pantaloncini corti blu e le scarpe sportive rosse e bianche, li fissava impettito: «Ciao matricole. Io sono Karl </span><span style="font-size: medium;"><em>del Fiume</em></span><span style="font-size: medium;"> e con il mio non troppo affidabile amico Ponk» lo indicò con la mano mentre la creatura rispondeva con una pernacchia «ho esplorato interamente ogni luogo nei </span><span style="font-size: medium;">sotterranei del palazzo.</span><span style="font-size: medium;">»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">I tre nuovi si presentarono.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Allora andiamo?» propose infine Karl tutto eccitato.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il gruppo proseguì verso il portale mentre Ponk rimase a sguazzare nel fiume. Reeno si attaccò al nuovo venuto chiedendogli ogni genere di informazioni sullo strano compagno onirico che lo incuriosiva molto.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ma tu vai sott’acqua dentro Ponk? Lui non ti mangia? Come fai a vedere dove vai? Il suo alito non puzza?» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Karl, tempestato letteralmente di domande, fu ben lieto di rispondere a Reeno. Così disse che Ponk era vegetariano, che lui vedeva attraverso le narici della creatura, che per evitare spiacevoli sensazioni olfattive bastava non infilarsi nella bocca di Ponk dopo pranzo e che i bambini non avevano nulla da temere dai compagni onirici.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Reeno rise di gusto.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will camminava leggermente indietro staccato dagli altri. Durante il tragitto cercò di mettere ordine a tutte le informazioni ottenute ascoltando le parole di Karl. Lo aveva fin da subito soprannominato “</span><span style="font-size: medium;"><em>Il palombaro</em></span><span style="font-size: medium;">” perché perlustrava le acque a bordo di un insolito sommergibile. Aveva parlato di guerrieri e di un drago e Will intuì che alcuni compagni onirici erano più forti di altri. </span><span style="font-size: medium;"><em>Spero mi capiti qualcosa di altrettanto fiko!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il gruppo si fermò a ridosso del portale. Will notò delle piccole crepe sulla superficie e una grande “H” in rilievo nel punto più alto dell’arco.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Chi va per primo?»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will fece un passo indietro, Ingrid non si mosse, Reeno sorrise e avanzò. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Bravo piccolo» disse Kabu ridendo «quello che devi fare è toccare il portale, semplicissimo.» </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La matricola si avvicinò a uno dei lati e Kabu fece cenno a tutti di indietreggiare. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em>Quel coso è enorme – </em></span><span style="font-size: medium;">pensò Will – </span><span style="font-size: medium;"><em>potrebbe uscire qualsiasi cosa. </em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il palombaro aveva profetizzato che i guerrieri sarebbero tornati ad Harynos. Il biondino non poteva sapere quante e quali implicazioni aveva una simile frase ma leggeva tra le righe: secondo Karl c’era una buona probabilità che i compagni dei nuovi venuti fossero guerrieri (forti) per cui sperava che a Reeno e Ingrid toccassero creature possenti. Se non fosse stato in grado di giudicare secondo i suoi canoni avrebbe rivolto occhi e orecchie a Karl per osservare la sua reazione. Decise che avrebbe toccato il portale per ultimo e si sentì ancora più agitato. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Reeno appoggiò il palmo della mano sulla fredda pietra e una leggera brezza si levò. Gli intarsi che decoravano l’opera iniziarono a splendere di luce propria e la grande “H” in cima all’arco si infiammò. In lontananza Will scorse alcuni bambini abbandonare le giostre e avvicinarsi al portale. Sopra la torre più alta del palazzo di Harynos la luce del sole si fece più tenue. La porzione di spazio all’interno del portale prese a riempirsi di una strana sostanza violacea molto densa che formò un velo dalla forma di una porta. Will trattenne il fiato aspettandosi chi sa quale immenso e terribile mostro. La brezza divenne vento, un vento che dava i brividi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Una bottiglietta trasparente alta trenta centimetri e contenente uno strano liquido azzurro rotolò sul prato come spinta da chissà dove al di là della superficie violacea. Reeno cacciò un urletto gaio e fece un saltello in avanti, si avventò sulla bottiglia e la strinse al petto. Will rimase di sasso; Guardò Karl e capì che anche lui si aspettava qualcosa di meglio. Kabu invece applaudì sorridendo e fu imitato sia da Michael che dalle gemelle. Come poteva un’assurda bottiglietta essere il compagno onirico di Reeno? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Kabu chiamò a sé Ingrid e la pregò di avvicinarsi alla pietra lucente del portale al cui interno si muoveva ancora quella strana sostanza viola. Frattanto qualcuno dei bambini che stavano giocando nei parchi era giunto in riva al fiume, oltre il giardino, e da lì osservava lo spettacolo. Will notò che sulla sponda sinistra c’erano solo maschi e sulla destra solo femmine. Ne contò cinque in tutto: due bambini e tre bambine. Di alcuni riusciva a scorgere il compagno onirico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Uno dei ragazzi, i capelli neri con la cresta, la carnagione ramata e abiti di pelle rosso-marrone, aveva accanto una strana scultura in legno alta almeno il doppio di lui e vi si appoggiava contro con la mano. Will aveva letto qualcosa sui pellerossa e quello sembrava proprio un totem. Era diviso in tre parti: sopra era raffigurata una testa d’uccello con un grosso becco giallo schiacciato e due protuberanze che volevano rappresentarne le ali, al centro una testa d’uomo e alla base quello che sembrava essere il muso di un orso con i denti e le zampe ben lavorati e dipinti di bianco e rosso. Il presunto indiano era stato il primo ad arrivare e l’unico ad aver assistito alla comparsa della bottiglietta. In quel momento si era lanciato in una danza tribale attorno al totem.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">L’altro ragazzo era mulatto. Aveva i capelli scuri con le treccine e il petto nudo, era vestito solo di un paio di pantaloni di stoffa beige e cavalcava una tigre bianca striata di nero. L’animale era davvero possente e Will si disperò nel vedere che qualcuno di quei bambini aveva un compagno onirico di tutto rispetto. Non avrebbe accettato creature inferiori a quelle. </span><span style="font-size: medium;"><em>Forse se non mi piace lo posso cambiare…</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Sull’altra sponda una delle ragazze era se ne stava seduta a gambe incrociate sul dorso di un grosso rettile che sembrava un coccodrillo blu. Aveva i capelli rossi e la pelle abbronzata dal sole, vestiva un costume intero verde militare e, cosa stranissima, sia lei che il mostro portavano gli occhiali da sole. Le altre due sembravano non avere alcun compagno con loro. Poi Will le osservò meglio: stessi capelli castani, lisci e lunghi fino alle spalle, stessi occhi scuri, stesso naso, stesso sorriso, stesso golfino verdone e identica gonna beige. </span><span style="font-size: medium;"><em>Altre due gemelle?!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">Non ebbe il tempo di fantasticare oltre: Ingrid stava appoggiando la mano alla pietra del portale. Di nuovo si alzò il vento. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Per l&#8217;orrore del biondino si materializzò un’enorme vespaccia, grande come un cane di taglia media, che prese a volteggiare in cerchio sopra il gruppo. Will, che odiava le vespe, si abbassò d’istinto portando in alto le braccia per ripararsi e gemendo stizzito. Sulla parte posteriore del corpo dell’insetto si alternavano strisce rosse e gialle mentre la parte anteriore era interamente ricoperta di pelo rosso con la testa di una tonalità scurissima e gli occhi sfaccettati color dell’oro. Non aveva mai incontrato nulla di più inquietante. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Sentì l’urletto isterico di Ingrid.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em>Non era proprio quello che speravi… eh, </em></span><span style="font-size: medium;">bruttona</span><span style="font-size: medium;"><em>? – </em></span><span style="font-size: medium;">pensò maligno.</span><span style="font-size: medium;"> Invece lei allargò le braccia e la vespa le andò incontro sbattendo le ali ancor più rumorosamente, festosa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ciao </span><span style="font-size: medium;"><em>Hannah</em></span><span style="font-size: medium;">!» esordì Ingrid al colmo della gioia «sei proprio tu?! Oh che bello!» </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Gli altri si scatenarono in un rumoroso applauso e l’indiano riprese le danze.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will si accorse che l’indonesiana aveva le lacrime agli occhi e la cosa lo sconvolse tanto più che non capiva come funzionava il portale e come avrebbe dovuto comportarsi quando tra pochissimo sarebbe toccato a lui. Sia Ingrid che Reeno avevano gioito davvero quando la sostanza violacea aveva fatto loro dono della bottiglietta e della vespa. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Uno strano presentimento cominciò a farsi strada nella mente confusa del biondino. Osservò l’inglese agitare vistosamente la bottiglia; il liquido all’interno iniziò a pulsare sempre più velocemente fino a diventare di un azzurro brillante. Con decisione Reeno tolse il tappo e ne uscì una nube azzurrognola in espansione. Ingrid e Will erano increduli.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La nube si mantenne compatta e raggiunti i tre metri circa d&#8217;altezza si plasmò in una strana figura. Dopo qualche istante si potevano notare il busto di un uomo, due braccia e una testa. Lentamente andarono a definirsi i particolari: sul viso azzurro spuntarono due grandi occhi blu e poi bocca, naso e orecchie mentre sul resto del corpo si facevano nitidi i contorni dei muscoli.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">L’essere che alla fine si formò era qualcosa di inverosimile e dai muscoli sembrava anche forte. Will invidiò un po’ Reeno ma quello era di sicuro un guerriero e la cosa faceva ben sperare per l’ultimo compagno che doveva uscire dal portale. Il mostro aveva la testa pelata, un pizzetto sul mento e dei monili che sembravano di vetro, forse lo stesso della bottiglia: un orecchio al naso, un braccialetto al polso e una collana con tanto di ciondolo al collo. Dalla vita in giù era tutt’altro che definito e sotto l’ombelico tornava ad essere gas azzurro finendo all’interno della bottiglia che il bambino continuava a reggere nella mano. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La prima cosa a cui lo associò Will era una sorta di genio della lampada. </span><span style="font-size: medium;"><em>Della bottiglia!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ciao </span><span style="font-size: medium;"><em>Huge</em></span><span style="font-size: medium;">!!» disse ad un tratto Reeno euforico.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il genio incrociò le braccia sul petto e guardando il bambino sotto di sé sorrise e disse: «Ciao Reeno. Finalmente mi hai liberato, non ne potevo più di quella bottiglia. Comunque puoi agitarla anche di meno… non ho il sonno così pesante» e chinandosi lo guardò per gioco di traverso come a simulare un’arrabbiatura. Reeno rise di cuore.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will osservava estasiato immerso nei suoi pensieri. Kabu lo vide spostare gli occhi dal genio al portale e allora gli si fece vicino.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Non dirmi che non hai ancora capito?…» gli sussurrò.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Prego?» rispose scuotendosi e gettando gli occhi dentro quelli del suo interlocutore. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il capo di Harynos semplicemente rise e gli fece cenno di avvicinarsi al portale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will s’incamminò piano, esitante. Passò di fianco a Karl, al settimo cielo dopo aver visto il genio, che gli diede una pacca sulla spalla per incoraggiarlo. Giunse ad un passo dalla pietra e guardò in su. Le parole di Kabu lo avevano convinto di una cosa. Ingrid e Reeno erano felicissimi di aver ottenuto </span><span style="font-size: medium;"><em>proprio</em></span><span style="font-size: medium;"> quelle creature e sembrava che già </span><span style="font-size: medium;"><em>le conoscessero</em></span><span style="font-size: medium;">. Se tutto ciò aveva una logica il suo compagno non poteva essere che uno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will toccò la pietra. Il sole si fece ancora più tenue e molti alzarono gli occhi alla torre più alta. Il vento prese a soffiare con forza strappando i fili d’erba. La sostanza viola nel portale iniziò a vorticare. La luce delle pietre si fece più brillante che mai e il simbolo sopra l’arco divenne di un rosso acceso come di ferro incandescente. Vicino a dove il ragazzo aveva posto le dita comparve una nuova piccola crepa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">A quasi cinque metri di altezza una mano di metallo grigio scuro emerse dal portale. Will trattenne il fiato, tutti trattennero il fiato; l’ombra oltre il liquido viola era alta quasi quanto il portale stesso. Emerse una gamba, sempre di metallo e poi la testa, a più di sei metri di altezza dal suolo. Due occhi dalla forma squadrata scintillarono di un azzurro acceso contornati da un elmetto che ricopriva il robot fino alla nuca e da due lastre di metallo che sporgevano sul muso. Erano unite tra loro a metà del viso come una protezione. La forma del mento ricordava la punta di un ferro da stiro. Quindi emerse il corpo: possente e allo stesso tempo sinuoso, dotato di ottime giunture. L’intera superficie del robot assumeva varie tonalità di grigio tutte risplendenti di metallo. Era magnifico. Will rimase paralizzato dalla gioia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«S-sei tu, vero?!» balbettò alla fine.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il colosso guardò in basso, spostò un piede per posizionarsi proprio di fronte al bambino e pose le mani ai fianchi in una sorta di posa. Le due lastre sul muso oscillarono leggermente e una voce profonda con una sfumatura metallica proferì: «Sono il Cyber-Titano. Al tuo servizio, Will!»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo era entusiasta. </span><span style="font-size: medium;"><em>Che forza! Era proprio come pensavo: mi hanno dato </em></span><span style="font-size: medium;"><em>Ferro</em></span><span style="font-size: medium;"><em>. Ma come hanno fatto?! Cos’è in realtà questo portale? Che razza di posto è questo?</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">Senza accorgersene così pensando si allontanava per sempre dalla paura, dal dubbio e dalla diffidenza per abbandonarsi completamene alla magia di Harynos. Ferro era vero, grosso e cattivo ed era al suo servizio. </span><span style="font-size: medium;"><em>Questo è il sogno più bello che io abbia mai fatto!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">In quel momento avrebbe voluto non svegliarsi più o perlomeno venire su Harynos ogni notte a giocare con Ferro e a terrorizzare gli altri bambini. Per un po’ avrebbe potuto farlo ma dopo qualche anno sarebbe stato costretto ad abbandonare quel posto come gli aveva detto Kabu. Gli credeva, voleva credere a tutto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il robot si stagliava in tutta la sua imponenza sopra il gruppo di bambini. Da oltre il fiume altri erano accorsi, ma Will non aveva occhi che per il suo Ferro. La strana sostanza violacea lentamente si dissolse, il vento cessò, la luce sopra la torre tornò viva, la pietra smise di brillare e il simbolo sull’arco si spense. Fu Karl a rompere il silenzio alzando il braccio e lanciandosi in un urlo di trionfo. Tutti lo imitarono e applaudirono il robot che si produsse in un cauto inchino, stando attento a dove metteva i piedi per non schiacciare qualcuno dei presenti. Ad un certo punto, poi, Kabu prese la parola.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Bambini e compagni nuovi arrivati ascoltate» iniziò «a nome della comunità di Harynos vi do il benvenuto in questo mondo. Qui potrete divertirvi e </span><span style="font-size: medium;"><em>vivere</em></span><span style="font-size: medium;"> i vostri sogni nel rispetto degli altri e delle autorità di Harynos…»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Will ascoltava contento ma quando sentì la parola “rispetto” storse il naso: Kabu stava per dettare alcune regole di convivenza e lui non aveva intenzione di adeguarsi. </span><span style="font-size: medium;"><em>Dopo tutto siamo nel mondo dei sogni, no? Altro che regole, io qui faccio quel cavolo che voglio. </em></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: normal;">C</span></span><span style="font-size: medium;">osì pensando si voltò ad ammirare il robot in tutta la sua magnificenza. Il Cyber-Titano se ne accorse e spostò leggermente in avanti il piede in mondo da nascondere Will a Kabu. Il biondino intuì il perché del gesto e sorrise malizioso: Ferro aveva capito le sue intenzioni e le assecondava. </span><span style="font-size: medium;"><em>La storia dei compagni onirici è proprio forte!</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il latinoamericano proseguì la spiegazione dicendo che di lì a poco i nuovi sarebbero andati con lui a fare un giro nel palazzo e dintorni. A Will il particolare interessò poiché Harynos lo incuriosiva e da Kabu finora aveva ottenuto non poche utili informazioni. Decise comunque che quando si fosse stufato della visita guidata avrebbe preso Ferro e sarebbero andati a fare un giro per conto loro. Dopotutto sapeva che prima o poi il tempo magico di cui gli avevano parlato si sarebbe esaurito e lui non voleva svegliarsi senza aver scorrazzato un po’.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: medium;">«…e per soddisfare la vostra curiosità sui prodigi a cui avete assistito da quando siete qui nei primi giorni io e Loa terremo lezioni sulla storia, la struttura e la geografia di Harynos.»</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Di male in peggio: </span><span style="font-size: medium;"><em>lezioni</em></span><span style="font-size: medium;">! Una delle parole più odiose e terribili del vocabolario di Will. Il solo sentirla pronunciare gli dava il voltastomaco. Non aveva bisogno di alcuna lezione lui, i segreti di Harynos li avrebbe scoperti vagando con il mitico robot, e si perse nell’ammirarlo. Perciò non si accorse che da un boschetto oltre il fiume una creatura si stava levando. Il dragone, le grandi ali da pipistrello e le squame rossastre, raggiunse la giusta quota e calò in picchiata sul portale. Chi lo vide lo indicò col dito e le altre matricole gridarono. C’era un cavaliere in groppa al mostro.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La creatura sfrecciò sopra le teste del gruppo sfiorando il portale e Ferro. Alcuni bambini si abbassarono, altri si scansarono, Ingrid e Reeno si buttarono a terra e Huge fece finta di perdere l’equilibrio in aria poiché la bottiglietta stava rotolava con l’inglese. Will si accorse del drago solo all’ultimo momento e si gettò contro la gamba del Cyber-Titano. Udì una sonora risata maschile e mentre la creatura riprendeva quota vide che un bakbino la cavalcava: capelli neri e lunghi raccolti sulla nuca, maglietta rossa sopra una maglia grigiastra e un paio di jeans. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il drago si voltò a mezz’aria, ruggì fiero e ridiscese nuovamente in picchiata. Quel ragazzino doveva essere quello cui si riferivano Michael e Karl, impossibile sbagliarsi. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ferro!…» chiamò Will.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il robot abbassò lo sguardo.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Li hai tutti i tuoi poteri giusto? Come quello vero?» chiese ansioso.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il robot sembrò negativamente colpito dalla domanda. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Io </span><span style="font-size: medium;"><em>sono</em></span><span style="font-size: medium;"> quello vero Will… l’unico!»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Allora tira giù quell’uccellaccio!» gli disse con un ghigno sul volto. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Con piacere…» rispose. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Spostò in avanti il piede sinistro portando indietro il braccio destro e gettò il pugno contro la bestia torcendo il busto. Con un’esplosione fioca la mano, il polso e in minima parte anche il braccio si staccarono dal resto del corpo e partirono in aria spinti da una molla. Alla pari del giocattolo preferito di Will il robot di Harynos aveva delle catene nascoste all’interno degli arti superiori che presero a scorrere veloci per metri e metri.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Il drago e il suo cavaliere non si aspettavano una simile contromossa e schivarono il pugno (diretto all’ala) solo all’ultimo istante. Il bambino urlò e la creatura roteò su se stessa e atterrò con fatica nel giardino. Subito si volse contro l&#8217;assalitore che nel frattempo aveva richiamato il pugno riagganciandolo al braccio. Il bambino scese con balzo, era un po’ più basso di Will e aveva gli occhi a mandorla. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Ehi, ma sei impazzito? Potevamo farci male!» protestò.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">L’altro incrociò le braccia sul petto: «Così impari a fare il </span><span style="font-size: medium;"><em>fighetto</em></span><span style="font-size: medium;"> con me! Comunque siamo nel mondo dei sogni: non ti saresti fatto poi così male presumo…»</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Quella risposta sorprese l’orientale. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Cos’è…? Cerchi guai?» e il drago si chinò sulle zampe anteriori spostando indietro il peso del corpo pronto a scattare.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Per tutta risposta Ferro assunse una posizione di guardia con un piede davanti all’altro e i pugni sollevati.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Gli altri del gruppo furono colti alla sprovvista dal risvolto che aveva preso la situazione. Solo Karl il palombaro fu lesto nel reagire urlando: «Sì! Subito un duello. Forza ragazzi!» e si beccò una spinta da Kabu che evidentemente disapprovava. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">I due contendenti quasi all’unisono ordinarono ai rispettivi compagni di attaccare. Il drago e il robot scattarono in avanti pronti a schiantarsi l’uno contro l’altro ma quando furono ormai vicinissimi qualcosa li bloccò a mezz’aria. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Rimasero lì, immobili, apparentemente in equilibrio precario mentre una polverina argentea quasi invisibile scendeva dal cielo proprio nel punto in cui le due creature stavano per impattare l&#8217;una con l’altra.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Che diavolo succede?! Ferro cosa ti prende?» esplose Will che già pregustava di dare una lezione al drago. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La reazione del ragazzo con gli occhi a mandorla fu più composta: semplicemente si produsse in un sorriso amaro. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«No, accidenti, proprio sul più bello» piagnucolò disperato Karl battendo i piedi per terra.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«Meno male» esclamò invece Kabu e guardò in su.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Uno dopo l’altro, tutti i presenti lo imitarono. Presi dalla foga dello scontro i bambini non si erano accorti del sopraggiungere dell’ennesimo compagno onirico. Si trattava di un essere stranissimo, metà donna e metà libellula. Aveva un corpo umanoide, quattro ali da insetto, una lunga coda cilindrica, proprio come quella di una libellula e sfavillanti occhi vermigli molto grandi, che ricordavano quelli di un alieno da cartone animato. Alta quasi tre metri, aveva la pelle chiara tendente al verde e capelli lisci color smeraldo che le contornavano il viso fino a metà del collo. Indossava un vestito molto corto e scollato dalle tonalità del viola e del blu abbinato ad un paio di stivali molto eleganti dello stesso colore che le arrivavano fin sopra le ginocchia. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Era appollaiata sull’arco del portale proprio sopra la “H” che durante l’evocazione dei compagni onirici aveva preso fuoco. Will notò che aveva davvero un bel corpo, slanciato e formoso e gli occhi indugiarono a lungo sul seno. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">La polverina argentea usciva dall’estremità della coda. </span><span style="font-size: medium;"><em>Gnocca o no hai interrotto lo scontro: il tuo padrone è appena finito nella mia lista nera!</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Ferro era ancora bloccato e il cigolio delle giunture ne testimoniava lo sforzo prodotto per tentare invano di liberarsi ma né lui né il drago si mossero di un millimetro. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;"><em>Maledizione come faccio a fartela pagare se il mio compagno non riesce a muoversi?! Che razza di abilità ha questa tettona del cavolo?! Com’è possibile che riesca ad annullare il potere del </em></span><span style="font-size: medium;">mio</span><span style="font-size: medium;"><em> Cyber-Titano?</em></span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">«E così tra le matricole c’è una testa calda…» esclamò una voce femminile. Veniva dal ponte di destra, oltre il portale. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Era un suono nuovo per Will e lo distolse dagli altri pensieri. Si girò ed ebbe un sobbalzo: una ragazza dai capelli castani ricci e lunghi gli veniva incontro. La chioma voluminosa le avvolgeva completamente viso, collo e spalle; vestiva un maglioncino con il collo alto marrone chiaro e jeans scuri attillati. Aveva un viso dolcissimo e un bellissimo sorriso da bambina e due occhi grandi e verdi da gatta. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Era la “proprietaria” della donna-libellula. Era quella che si era intromessa. Tanto bella quanto antipatica. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-size: medium;">Troppo per il povero Will. Il suo cuore prese a battere più forte: se ne innamorò subito.</span></p>
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		<title>Striato e Kira</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 21:53:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Striato, 12 anni, keniano, è al secondo anno di permanenza ad Harynos. Pur essendo un guerriero scelto non appare dotato di spirito competitivo e preferisce gironzolare libero cavalcando la sua maestosa tigre bianca. In ogni caso duella con scaltrezza, è il primo vero maestro di Will e quando c&#8217;è da mettersi in gioco non si tira indietro. Kira è [...]]]></description>
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<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-medium wp-image-237" title="striato" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2010/12/striato-292x300.png" alt="striato" width="292" height="300" /></td>
<td>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>Striato,</strong> <span style="color: #000000;">12 anni, keniano, è al secondo anno di permanenza ad Harynos. Pur essendo un guerriero scelto non appare dotato di spirito competitivo e preferisce gironzolare libero cavalcando la sua maestosa tigre bianca. In ogni caso duella con scaltrezza, è il primo vero maestro di Will e quando c&#8217;è da mettersi in gioco non si tira indietro.</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td><img class="alignleft size-medium wp-image-239" title="kira" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2010/12/kira-292x300.png" alt="kira" width="292" height="300" /></td>
<td>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>Kira</strong><span style="color: #000000;"> è una tigre bianca molto particolare dotata di poteri magici tra cui la capacità di trasformarsi in una bestia sacra. Secondo la leggenda tali creature, generate dalle due volontà creatrici del mondo, nascono ogni qualvolta l&#8217;equilibrio viene sconvolto per mano degli uomini, creati per essere liberi ma che si riducono ad essere schiavi delle loro brame e delle loro paure&#8230;</span></span> <strong><br />
</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</blockquote>

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		<title>Loa e La Vecchia Rita</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 17:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SteG</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Protagonisti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.harynos.it/?p=230</guid>
		<description><![CDATA[Loa, 14 anni, congolese, è al quarto anno di permanenza ad Harynos e riveste il ruolo di capo femmina. Saggia e taciturna, ama ritirarsi in una stanza del Palazzo Senza Porte in cui vive la vecchia Rita, una singolare quercia parlante. Rita appartiene alla specie delle quercie girovaghe, capaci di viaggiare per secoli, che conoscono la storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-medium wp-image-231" title="Loa" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2010/12/Loa-292x300.png" alt="Loa" width="345" height="354" /></td>
<td>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>Loa,</strong> <span style="color: #000000;">14 anni, congolese, è al quarto anno di permanenza ad Harynos e riveste il ruolo di capo femmina. Saggia e taciturna, ama ritirarsi in una stanza del Palazzo Senza Porte in cui vive la vecchia Rita, una singolare quercia parlante.</span></span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td><img class="alignleft size-medium wp-image-232" title="vecchia-rita" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2010/12/vecchia-rita-292x300.png" alt="vecchia-rita" width="342" height="351" /></td>
<td>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>Rita </strong><span style="color: #000000;">appartiene alla specie delle quercie girovaghe, capaci di viaggiare per secoli, che conoscono la storia e le tradizioni di molti popoli fin dagli albori del mondo. Ad Harynos la vecchia madre Rita è la depositaria delle storie passate e delle leggende che si tramandano di bambino in bambino. E&#8217; un sapere molto lacunoso&#8230;</span></span>   <strong><br />
</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</blockquote>

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		<title>Presentazione Harynos</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 15:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 16 ottobre 2010 alle ore 21:00 presso la libreria Edison BookStore di Corso Palladio a Vicenza l&#8217;autore presenterà il primo volume del romanzo. Al termine un piccolo aperitivo di commiato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 16 ottobre 2010 alle ore 21:00 presso la libreria Edison BookStore di Corso Palladio a Vicenza l&#8217;autore presenterà il primo volume del romanzo. Al termine un piccolo aperitivo di commiato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tom e Klidne-Vicrìs</title>
		<link>http://www.harynos.it/tom-e-klidne-vicris/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SteG</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Protagonisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Tom, 13 anni, è al terzo anno di permanenza ad Hàrynos. Figura misteriosa e ribelle, vive da rinnegato lontano dagli altri bambini nel cuore della Foresta Blu. Quando Will lo incontra la prima volta ne rimane subito affascinato.   Klidne-Vicrìs, nelle leggende del freddo nord è la fusione di due lupi giganti, chiamati campioni dei druidi, e accompagna un  cacciatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-full wp-image-148" title="LIbo-img" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2010/07/tom2.gif" alt="LIbo-img" width="350" height="359" /></td>
<td><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>Tom,</strong> <span style="color: #000000;">13 anni, è al terzo anno di permanenza ad Hàrynos. Figura misteriosa e ribelle, vive da rinnegato lontano dagli altri bambini nel cuore della Foresta Blu. Quando Will lo incontra la prima volta ne rimane subito affascinato.   </span><strong><br />
</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td><img class="alignleft size-full wp-image-149" title="seishin-img" src="http://www.harynos.it/wp-content/uploads/2010/07/Klidne-Vicris.gif" alt="seishin-img" width="350" height="359" /></td>
<td>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #808000;">Klidne-Vicrìs,</span> </strong>nelle<strong> </strong>leggende del freddo nord è la fusione di due lupi giganti, chiamati campioni dei druidi, e accompagna un  cacciatore umano nella lotta per la salvaguardia dei boschi. Dotato di un letale attacco congelante, racchiude insieme agilità e potenza ed è uno dei compagni onirici più forti e temibili di Hàrynos.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</blockquote>

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		<title>Hàrynos al Modena Fantasy 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 16:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SteG</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si riparte&#8230;alla volta del Modena Fantasy. Demetrio  e il suo Team, sabato 26 giugno, si sono trovati nell&#8217;allegra cittadina di Modena per la prima edizione del Modena fantasy, progetto che mira a diventare un nuovo grande appuntamento dedicato al fantasy e alla letteratura fantasy italiana. I Nostri eroi, appena arrivati alla manifestazione, hanno dovuto immediatamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>Si riparte&#8230;alla volta del Modena Fantasy.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Demetrio  e il suo Team, sabato 26 giugno, si sono trovati nell&#8217;allegra cittadina di Modena per la prima edizione del Modena fantasy, </span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">progetto che mira a diventare un nuovo grande appuntamento dedicato al fantasy e alla letteratura fantasy italiana.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">I Nostri eroi, appena arrivati alla manifestazione, hanno dovuto immediatamente fare i conti con la prima avversità: &#8220;Il caldo&#8221;!.<br />
Armati di coraggio, acqua e te al limone sono riusciti non solo ad attaccare le locandine ma anche ad attaccare le illustrazioni dedicate ad alcuni personaggi di Harynos.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Attendiamo il turno di esposizione di Demetrio, per la presentazione di Harynos, cercando riparo sotto il tendone dello stand.<br />
Assistiamo alla caduta di molti valorosi eroi ma anche alle gloriose gesta di promoter di un menbro dello staff.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Arriva finalmente il turno di Demetrio che, presentazione dopo presentazione, riesce ad esporre il libro e i concetti contenuti in esso in maniera impeccabile.<br />
Alla fine possiamo ritenerci soddisfatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi proponiamo quindi le foto scattate al Modena Fantasy.</p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">
<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-5-209">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.harynos.it/harynos-al-modena-fantasy-2010/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
	<!-- Thumbnails -->
		
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	</div>
	
		
 		
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	<!-- Pagination -->
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<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><br />
</span></span></p>
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		<title>CAPITOLO TERZO. I BAMBINI DI HARYNOS&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 11:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi</dc:creator>
				<category><![CDATA[I capitoli]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi superarono il ponte che dalla piazza conduceva al palazzo ed entrarono nel grande cortile di ghiaia. Subito i rampicanti alle pareti e i cespugli sparsi qua e là cominciarono a fiorire. Will osservava lo spettacolo affascinato ma dolorante per il mal di pancia e non volle soffermarsi più di tanto: attraversò la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I due ragazzi superarono il ponte che dalla piazza conduceva al palazzo ed entrarono nel grande cortile di ghiaia. Subito i rampicanti alle pareti e i cespugli sparsi qua e là cominciarono a fiorire.</p>
<p style="text-align: justify;">Will osservava lo spettacolo affascinato ma dolorante per il mal di pancia e non volle soffermarsi più di tanto: attraversò la ghiaia, salì i tre scalini dell’ingresso principale e puntò deciso verso un grande portone di ferro battuto alto quasi tre metri. Subito sopra, in rilievo, c’era una scritta:</p>
<p style="text-align: justify;">Mondo di HARYNOS</p>
<p style="text-align: justify;">Palazzo Senza Porte</p>
<p style="text-align: justify;">«Mi spieghi come mai si chiama così? E’ un nome stupido, visto quello che abbiamo davanti. Vuol dire forse che oltre alla porta d’ingresso non ce ne sono altre?»</p>
<p style="text-align: justify;">«In realtà ce ne sono in tutto il piano terra ma non ai piani superiori. E sembra che all’inizio questo palazzo non ce lo avesse neppure un piano terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Will pensò che fosse una spiegazione alquanto stramba ma non chiese ulteriori delucidazioni: voleva solo che gli passasse il mal di pancia. Il portone iniziò ad aprirsi verso l’interno. Il biondino esitò per un attimo e Michael si incamminò prima di lui. Freccia, invece, rimase a scorrazzare nella piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingresso era costituito da un corridoio che dava su un grande atrio. Le pareti interne erano di un giallo intenso, molto alte, e si congiungevano in un tetto a volta, composto da una miriade di mattoni rossastri e levigati. Non mancavano i soliti rampicanti: alcuni fungevano da un improvvisato battiscopa, altri avvolgevano le varie torce e lanterne appese alle pareti o al soffitto. Il pavimento era rivestito di grossi lastroni di pietra scura squisitamente lavorati.</p>
<p style="text-align: justify;">«Seguimi: ti porto subito a prendere una ti-sana… e credo che ne berrò una anch’io» – disse ad un tratto Michael toccandosi lo stomaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il biondino notò che aveva tenuto staccate le due particelle della parola “tisana”, marcando l’accento sulla “i” e sulla prima “a”.</p>
<p style="text-align: justify;">«Si chiamano così da voi le tisane?» &#8211; chiese ironico.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non è una tisana qualsiasi ma una “ti-sana”: un liquido caldo che sembra camomilla e può sistemarti completamente lo stomaco. Una bevanda eccezionale per un goloso del mio calibro. E’ stata una fortuna ritrovare la vecchia stanza di Markus».</p>
<p style="text-align: justify;">«Ah sì, eh?» &#8211; gli diede corda Will sarcastico, stufo di spiegazioni insensate.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael non se ne accorse e sembrava entusiasta di proseguire nel discorso. «Là dentro abbiamo trovato l’Essiccatore. Pensa: è stato così gentile da lasciarcelo».</p>
<p style="text-align: justify;">«Però!…» &#8211; commentò il biondino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corridoio proseguiva per una ventina di metri. Non era molto illuminato, soprattutto rispetto al grande atrio in cui si immetteva e da cui proveniva un chiarore intenso. Invece, la luce delle torce e delle lanterne nel passaggio era piuttosto fioca, tanto da lasciare degli spazi d’ombra qua e là.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo accompagnatore continuava a raccontare delle fantomatiche ti-sane ma Will non ascoltava, preferendo guardarsi attorno. Ad un tratto notò i contorni delle ombre muoversi e la sua schiena fu attraversata da un brivido freddo: il pensiero andò a quando si era appena messo a letto e aveva cominciato a vedere cose del genere. Si fermò, come in attesa, a fissare quelle ombre tremolanti. Michael se ne accorse. Guardò prima Will e poi il muro, e capì.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla parete i lombrini strisciavano veloci attraversando le zone di luce per sparire a nascondersi nei tratti d’ombra.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa diamine sono quei cosi?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Si chiamano lombrini e sono innocui. Abitano da sempre il Palazzo e i suoi dintorni e malgrado le apparenze sono amici dei bambini di Harynos».</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarà… ma non mi fido».</p>
<p style="text-align: justify;">«Vieni, ti faccio vedere» – e così dicendo si avvicinò e gli prese un braccio. Poi gli fece cenno di portarsi con lui a ridosso della parete. Will era esitante ma lo assecondò. Michael gli pose le dita della mano contro il muro. Un lombrino lo attraversò: il ragazzo istintivamente cercò di ritirare il braccio ma invano: Michael lo teneva bloccato.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ehi, che scherzi sono?» – fece Will agitato, cercando di liberarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppo tardi: il lombrino, velocissimo, era arrivato al punto in cui la mano era appoggiata al muro e prese a passarci sotto e a girarci attorno. Il biondino, che assisteva impotente alla scena, stava per urlare quando si accorse che praticamente nemmeno sentiva il contatto con il vermetto. Solo un impercettibile pizzicorio sotto i polpastrelli, anche piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael lasciò la presa e Will se ne restò lì, con entrambe le mani appoggiate alla parete, sorridendo appena ogni volta che una di quelle strane creature si faceva un giretto sotto i suoi polpastrelli.</p>
<p style="text-align: justify;">«I lombrini sono fatti d’ombra, come avrai capito, ma amano la luce, se tenue. Soprattutto perché grazie ad essa possono destreggiarsi nel loro divertimento preferito…»</p>
<p style="text-align: justify;">Come ad aver inteso le parole di Michael, una decina di vermetti neri si riunirono in gruppo convergendo verso alcuni punti vicini tra loro, a formare la parola:</p>
<p style="text-align: justify;">CICCIONE</p>
<p style="text-align: justify;">A Will scappò una risata, che gli ricordò il mal di pancia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo accompagnatore si fece scuro in volto: &#8211; «…Comporre stupide forme per fare scherzi idioti!» – terminò astioso e poi, voltandosi: &#8211; «Vieni, abbiamo perso anche troppo tempo» – e si incamminò verso l’atrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Will diede un ultimo sguardo divertito ai lombrini pensando che la prima volta che li aveva visti si era spaventato per niente. Poi riaffiorarono terribili le immagini delle grandi ombre minacciose che aveva scorto nella nebbia in cima alla collina e i dubbi tornarono. Si allontanò dal muro e andò dietro a Michael. Solo in quel momento gli venne in mente che non aveva visto l’ombra della mano mentre la appoggiava al muro. Si guardò i piedi: non aveva ombra.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ehi?! Che storia è questa? Dov’è la mia ombra?» &#8211; chiese un po’ allarmato. Poi si ricordò che stava sognando e fu di nuovo tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ad Harynos i bambini non ce l’hanno» &#8211; spiegò Michael in tono grave &#8211; «qui non ci serve».</p>
<p style="text-align: justify;">Ripresosi, Will raggiunse l’atrio e rimase col fiato sospeso: davanti a lui un grandissimo cilindro cavo, largo almeno una ventina di metri, si allungava ben oltre il soffitto ad arco del corridoio da cui erano sbucati. Per il resto, le pareti del salone erano del solito colore giallo e coperte di rampicanti. Il pavimento ospitava una decorazione in rilievo dalla forma circolare larga cinque metri. Gli intarsi riprendevano le fattezze delle piante che sembravano popolare l’intera costruzione. Il soffitto, invece, aveva un buco al centro, della stessa forma e grandezza del rilievo sul pavimento ed era posto esattamente sopra di esso. Il foro sembrava costruito ad arte e dava l’idea della base di una ciminiera vista dall’interno. Dalla posizione defilata in cui si trovava, Will riuscì a vedere solo i primi metri di quello che avrebbe potuto essere anche un pozzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri cunicoli si dipanavano dall’atrio: due alla sinistra dei ragazzi e due a destra. Davanti a loro, sul lato opposto, c’era un grande portone di legno quasi completamente coperto di rampicanti. Il biondino pensò che fosse molto vecchio e che da tempo non venisse utilizzato dato che con tutta quella vegetazione sembrava impossibile aprirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael attraversò per un tratto il salone, tenendo la sinistra, e si infilò nel primo cunicolo. Esso, come gli altri tre, era identico per struttura al passaggio d’ingresso: volta ad arco con le lanterne che pendevano dal soffitto, pareti giallognole zeppe di rampicanti e torce accese montate sui muri. L’unica differenza era la lunghezza: tripla rispetto al corridoio iniziale. Ai lati, qua e là, spuntava una porta di legno. Will ne contò sei in tutto. Dopo due e quattro porte, sia a destra che a sinistra, alcune arcate rivelavano quattro cunicoli più piccoli. Il corridoio terminava in una splendida vetrata che riempiva tutta la parete. Era composta da piccoli spicchi di vetro colorati di giallo, arancione, marrone chiaro e rosso. Michael si fermò davanti alla prima porta sulla sinistra e bussò.</p>
<p style="text-align: justify;">Will lo raggiunse appena in tempo per sentire una debole voce rispondere: &#8211; «Avanti…»</p>
<p style="text-align: justify;">Michael aprì la porta ed entrò facendogli cenno di seguirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Will mosse un passo sulla soglia e si stupì nel vedere altre cinque persone, altri cinque bambini: due maschi e tre femmine.</p>
<p style="text-align: justify;">La stanza era di forma rettangolare e con gli angoli smussati. Abbastanza grande, più o meno come la camera da letto di Will, aveva le pareti grigio-verde; il pavimento e il soffitto, invece, erano uguali a quelli del corridoio, dell’atrio e dei cunicoli. C’erano i rampicanti e l’illuminazione era fornita da un bellissimo lampadario composto da cristalli argentei. Al centro della stanza un tavolo rotondo di legno e quattro sedie. Sotto, un grande tappeto persiano e, appoggiato alla parete opposta rispetto alla porta, un divano di pelle color mogano con a fianco un mobiletto da cucina costituito da un piano e una piccola dispensa. Appoggiati sopra vi erano un fornelletto a spirito, una brocca e alcune tazze.</p>
<p style="text-align: justify;">Due dei cinque ragazzi erano seduti al tavolo, uno a terra lì vicino e due sul divano. I ragazzi al tavolo sembravano coetanei di Will. Erano un maschio e una femmina. Il primo aveva i capelli scuri lisci e lunghi fino alla spalla e dai tratti del viso, per via della carnagione e degli occhi piccoli, traspariva un ché di latinoamericano. Vestiva un paio di pantaloni neri, una maglietta grigio chiaro e aveva gli infradito ai piedi. La ragazza, Will la osservò storcendo il naso, era proprio bruttina: due occhialoni grossi come i fondi di bottiglia e l’apparecchio ai denti. Un vero peccato perché aveva dei bellissimi capelli neri, ricci e folti che le contornavano il viso dai tratti orientali. Indossava una gonnellina rossa, calze bianche e scarpette nere come il maglioncino. Un cesso e si veste da schifo!</p>
<p style="text-align: justify;">Due visetti dagli stessi tratti dolci e innocenti lo osservavano dal divano: stessi occhi chiari, stessi capelli mori, carnagione bianchissima. Indossavano il medesimo vestitino azzurro. Cavolo, anche due gemelle!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo bambino era il più strano: seduto sopra il tappeto, fissava il lampadario con aria rapita e non mostrò interesse per il nuovo arrivato. Aveva riccioli biondi e orecchie a sventola, una maglia arancione più grande della sua taglia e i pantaloni scuri di una tuta.</p>
<p style="text-align: justify;">«Signore e signori, questo è Will!» – esordì Michael girando attorno al tavolo. Si diresse verso il mobiletto e il fornello si accese magicamente da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ciao, Will!» – salutarono in coro i due ragazzi al tavolo e le gemelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, sempre più stordito dalle continue sorprese di quel sogno, dopo qualche istante riuscì a biascicare una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo con i capelli lunghi prese subito la parola: &#8211; «Benvenuto ad Harynos!» – disse – «io mi chiamo Kabu e questi sono Ingrid» – indicando la ragazza con gli occhiali – «Reeno» – indicando il bambino sul tappeto – «e le gemelle Hellen e Vanessa».</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto un gattino bianco sbucò miagolando da dietro il divano per salire in braccio a una delle bambine.</p>
<p style="text-align: justify;">«E questo è Maurice!» – disse Hellen e prese ad accarezzarlo sorridente. Il gatto fece le fusa.</p>
<p style="text-align: justify;">«So che non ci stai capendo niente e ti stai facendo un mucchio di domande…» &#8211; riprese quello che diceva di chiamarsi Kabu &#8211; «… ma devi cominciare a renderti conto di una cosa: questo posto esiste davvero, solo non nel mondo reale. In un’altra dimensione, potremmo dire, però esiste e può essere visitato solo in sogno».</p>
<p style="text-align: justify;">Will lo ascoltò attentamente. Era difficile credere ad una cosa simile, però tutto sembrava così vero&#8230; Non si ricordava di aver mai avuto sensazioni così forti, così nitide nei propri sogni. Non si ricordava di aver mai fatto un sogno così vivido.</p>
<p style="text-align: justify;">«Harynos non è un sogno, Will…» &#8211; continuò Kabu – «i sogni sono il mezzo con cui giungiamo ad Harynos, ma questo palazzo, questa pianura esistono davvero. E noi» – proseguì facendo un giro con il braccio ad indicare tutti coloro che erano nella stanza – «siamo tutti bambini veri come te. Veniamo tutti dal mondo reale e come te stasera siamo arrivati ad Harynos».</p>
<p style="text-align: justify;">Se Kabu diceva il vero sarebbe stata una cosa fantastica: un mondo in un’altra dimensione da visitare in sogno. Come crederci? Era una cosa troppo stramba. Michael gli aveva consigliato di sospendere il giudizio ed era ciò che Will stava tentando di fare. Però di fronte a certi discorsi sentì il bisogno di fare delle domande a Kabu e agli altri che sembravano sapere tutto di Harynos; per cercare di trovare qualcosa che gli facesse capire con sicurezza che non era tutta un’illusione del subconscio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pentolino fischiò. Michael spense il gas, versò la ti-sana in due tazze e le portò al tavolo. Will si ricordò del mal di pancia e si affrettò ad accomodarsi su una sedia per assaggiare il liquido bollente. Prima lo annusò e poi, avendo deciso che non doveva avere un cattivo sapore, prese a sorseggiarlo piano. Ingrid lo guardava sorridendo. Lui girò istintivamente lo sguardo, lei divenne paonazza in volto e gettò gli occhi al suolo. Impassibile, Will ritornò alla tazzina. Quasi subito il mal di pancia svanì.</p>
<p style="text-align: justify;">«Stai tentando di dirmi che chiunque, mentre dorme, può entrare ad Harynos? E che magari adesso, qui nei dintorni, c’è un mucchio di gente che gironzola?» – disse rivolgendosi a Kabu non appena ebbe finito di bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu scosse il capo: &#8211; «Non chiunque, solo i bambini e non tutti: solo quelli che trovano un certo cioccolatino… tu dovresti saperne qualcosa…» – e così dicendo sorrise.</p>
<p style="text-align: justify;">Will sgranò gli occhi. Lo sapevo che centrava quel maledetto cioccolatino! Altro che Jonathan!!</p>
<p style="text-align: justify;">«Com’è finito in camera mia? E’ stato uno di voi?» – e li guardò serio uno per uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Reeno aveva smesso di fissare il lampadario e osservava l’ultimo arrivato divertito e attento.</p>
<p style="text-align: justify;">«Dove abiti, Will?» – chiese Kabu.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gemelle si produssero contemporaneamente nella stessa identica risatina scema.</p>
<p style="text-align: justify;">«A Vicenza, nel nord Italia…» – rispose senza capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gemelle risero più forte. Lui, che prima le aveva trovate adorabili, iniziava a ritenerle un po’ antipatiche.</p>
<p style="text-align: justify;">«Hellen e Vanessa sono australiane, Michael è tedesco, Ingrid è indonesiana e Reeno inglese. Quanto a me, vivo in un villaggio vicino alla foresta amazzonica. Mi spieghi come può aver fatto uno di noi a mettere il dolcetto in camera tua?»</p>
<p style="text-align: justify;">Will era sempre più sconcertato: ad ogni minuto arrivavano nuove sconvolgenti rivelazioni. Ma Kabu l’aveva sparata troppo grossa.</p>
<p style="text-align: justify;">«Certo, voi siete tutti stranieri, però vi capisco perfettamente!» – li accusò.</p>
<p style="text-align: justify;">«Parliamo la lingua di Harynos!» – rispose secco Kabu – «e anche tu, Will… Per un qualche motivo qui tutti ci capiamo perfettamente, come se parlassimo la stessa lingua…» – e poi, sospirando – «…Senti: lo so che è difficile da accettare. Ma ti chiedo di avere ancora qualche minuto di pazienza. Prendi per vero tutto quello che ti viene detto, o almeno provaci, e tra un po’ succederà qualcosa che ti convincerà».</p>
<p style="text-align: justify;">Will era tutt’altro che convinto ma, ricordando le parole di Michael, decise di stare al gioco. Annuì.</p>
<p style="text-align: justify;">«Allora chi ha messo il cioccolatino? Non mi direte che è finito lì da solo, apparso come per magia?» – e con una mano fece alcuni gesti mimando le movenze di un prestigiatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gemelle risposero con un risolino ironico. Kabu le zittì.</p>
<p style="text-align: justify;">«E’ stato il tuo predecessore a farti trovare la chiave. Quando qualcuno lascia Harynos per sempre a volte capita che si ritrovi in tasca qualche cioccolatino speciale. Allora può liberare altri bambini e lui ha scelto te… sarà stato un tuo caro amico o tuo fratello. Di solito è così!»</p>
<p style="text-align: justify;">Will non aveva fratelli né tanto meno amici, non propriamente detti, comunque. L’unica spiegazione possibile che gli venne in mente era che qualcuno si fosse arrampicato fino alla terrazza. Quando era andato a prendere la pizza aveva lasciato la portafinestra aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola “pizza” fece scattare un campanello. Aveva appoggiato il sacchetto con la soda sul comodino. Poi lo aveva rovesciato per prendere la lattina, quindi aveva sistemato distrattamente Ferro vicino alla lampada a tenergli compagnia. Il cioccolatino, con tutta probabilità, era all’interno del sacchetto. Will si convinse che glielo aveva lasciato Davide. Forse gli stavo simpatico, anzi, sicuramente! Forse non aveva nessun altro a cui darlo. Mah, questa storia è sempre più assurda!</p>
<p style="text-align: justify;">«Per caso fino a ieri avevate qui un certo Davide?» – e fornì la sua descrizione fisica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo conoscevano tutti tranne Ingrid e Reeno. Michael prese perfino a scimmiottarne i modi e lo slang mentre raccontava un breve aneddoto su di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché Davide non è più qui? L’effetto dei cioccolatini è limitato? Se me ne date un altro domani sera glielo porto, così torna!» – e il pensiero di avere accanto qualcuno che conosceva fu confortante.</p>
<p style="text-align: justify;">Davide con era più grande di quei tipi e con il suo aiuto Will avrebbe potuto tenerli tutti a bada. Se Harynos esisteva realmente potevano diventarne lui e Davide i capi indiscussi: non sarebbe stato molto difficile con l’intelligenza perfida di Will e con la differenza di età dell’amico.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non è così semplice» – rispose calmo Kabu riferendosi alla storia del cioccolatino (Will ebbe un brivido pensando che gli avesse letto nel pensiero) – «e poi hai frainteso: il dolcetto ti serve solo per arrivare qui la prima volta. In seguito, quando ti addormenti sul letto di casa tua, ritorni.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Fino a quando?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dipende da te… Credo che i bambini siano costretti a lasciare Harynos quando smettono definitivamente di essere tali. Quando crescono, insomma».</p>
<p style="text-align: justify;">Davide aveva quattordici anni,Will dodici: avrebbe potuto godere di Harynos per due o tre anni. In un attimo il suo sogno di dominio svanì.</p>
<p style="text-align: justify;">«E’ chiaro che un bambino prima viene liberato e più tempo può trascorrere ad Harynos. Anche se poi c’è chi cresce prima e chi dopo, no?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tu quanti anni hai, Will?» – Michael si intromise nella conversazione – «io ne ho undici!»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dodici» – fu la sua risposta – «e voi?» – chiese rivolto agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu parlò per tutti: &#8211; «Io ho tredici anni e sono qui da due. Le gemelle ne hanno otto e sono qui dall’anno scorso. Anche Michael è qui da un anno. Reeno e Ingrid, invece, sono nuovi, come te. Hanno lui nove e lei undici anni».</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento la porta si aprì di colpo e un grosso mucchio di rampicanti, che si muovevano come fossero vivi, si affacciò sulla soglia, facendo sobbalzare Will. Tra le piante comparve una ragazza dalla pelle scura, molto bella in verità ma inquietante per il modo in cui si presentava. Sembrava che i rampicanti la trasportassero: le ricoprivano interamente piedi e caviglie e lei vi si appoggiava sopra. Apparentemente senza camminare, avanzò nella stanza di qualche metro, poi i rampicanti la lasciarono e tornarono da dove erano venuti richiudendo la porta.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ragazzi» – disse Kabu solenne – «questa è Loa, uno dei capi di Harynos!»</p>
<p style="text-align: justify;">Una femmina che fa il capo?! Pensò Will con orrore.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ciao, Kabu. E salute a tutti voi» – disse Loa con voce atona.</p>
<p style="text-align: justify;">Vestiva un abito sgualcito rosso a pallini bianchi con le maniche corte e la gonna sopra il ginocchio ed era scalza.</p>
<p style="text-align: justify;">«Eccoli qua…» &#8211; continuò rivolgendosi a Kabu – «tre in una sola volta. Sono accorsa appena ho potuto. Non capita spesso, vero?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non capita da quasi dieci anni, cara. E tu dovresti saperlo meglio di me!» – fu la risposta di Kabu.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei sorrise e la sua voce si addolcì: &#8211; «Dovrebbe essere un buon segno».</p>
<p style="text-align: justify;">«Sicuramente è così!» – confermò lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Loa, che da quando era entrata continuava a far scorrere gli occhi da Will a Ingrid a Reeno, come per inquadrarli, avanzò verso il bambino sul tappeto che le sorrise per nulla intimorito. Lei ricambiò e si chinò accanto a lui. Gli accarezzò la testa e gli prese una mano, rimanendo concentrata per qualche istante sul palmo. Poi si alzò e fece lo stesso con Ingrid: le prese una mano e la osservò, come per leggerne il palmo. Arrivò il turno di Will e lui non ne volle sapere di farsi toccare da quella tipa inquietante. Tenne le mani dietro la schiena e si produsse in un ironico: &#8211; «No, grazie!».</p>
<p style="text-align: justify;">Lei fece una smorfia e guardò Kabu. Lui alzò le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Loa indietreggiò e la porta si aprì di nuovo. Vennero i rampicanti e la portarono via. Will ebbe modo di accorgersi che l’ultimo sguardo dei suoi occhi neri e profondi era proprio per lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu Kabu a scuoterlo: &#8211; «Così hai conosciuto anche il secondo capo di Harynos».</p>
<p style="text-align: justify;">Il biondino lo guardò: &#8211; «E il primo…?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarei io!» – finì il latinoamericano portando la mano aperta sul petto – «ho il compito di accogliere i nuovi arrivati e far loro da guida e la cosa mi riempie di gioia!»</p>
<p style="text-align: justify;">«I capi di Harynos» – spiegò ai nuovi Michael – «vengono eletti da tutti i bambini ogni volta che uno di loro ci abbandona: sono sempre un maschio e una femmina».</p>
<p style="text-align: justify;">«Loa quanti anni ha? Da quanto tempo è qui?» – chiese Ingrid e per la prima volta Will la sentì parlare: nonostante l’aspetto notò che aveva una bellissima voce, molto dolce.</p>
<p style="text-align: justify;">«Loa» – rispose Kabu con una punta di tristezza nel tono – «ha quasi quattordici anni ormai ed è qui da tre…» – ma non finì la frase.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quanti anni può si rimanere al massimo ad Harynos? O fino a che età?» – lo incalzò Will incuriosito.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mah… non si è mai sentito di qualcuno che sia rimasto oltre i quindici anni ma è raro: di solito a tredici o quattordici anni al massimo bisogna andarsene. Comunque non c’è una durata limite, altrimenti, e si può restare per molti anni se si viene liberati presto…» – Kabu fece mente locale – «…qualche tempo fa ci ha lasciati un ragazzo di quattordici anni che era stato liberato a sette».</p>
<p style="text-align: justify;">«Cavolo, sette anni sarebbero una bomba!» – commentò sognante Michael &#8211; «… vorrei non crescere mai» – concluse.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non ti illudere, amico…» &#8211; si affrettò a ribattere Kabu &#8211; «…prima o poi succederà a tutti noi ed è giusto che sia così. Questa è solo una breve parentesi felice che dobbiamo vivere come un’occasione… E poi tu non sei mica il Comandante Roc!» – concluse ironico.</p>
<p style="text-align: justify;">Will intuì che il ragazzo che era rimasto ad Harynos per sette anni e quel comandante di cui parlavano potevano essere la stessa persona.</p>
<p style="text-align: justify;">«Allora…» &#8211; cominciò ad un tratto &#8211; «…se ho ben capito io e voi siamo finiti in un mondo fantastico che si trova in un’altra dimensione e può essere visitato solo in sogno. Così ora, ogni volta che la sera mi addormenterò, finirò qui e per forza di cose nei prossimi tre anni i miei unici sogni li vivrò ad Harynos. Giusto?»</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu sorrise: &#8211; «Detto in questo modo è un po’ riduttivo ma sì! Però gli altri tuoi sogni non ti sono preclusi: a volte ad alcuni bambini capita di entrare ad Harynos quando sono appena usciti da un precedente sogno; altre volte, invece, è successo che usciti da Harynos si sogni ancora. Comunque puoi entrare qui una sola volta per notte e solo finché sei nella stanza o nel letto in cui hai mangiato il cioccolatino la prima volta».</p>
<p style="text-align: justify;">Ho capito. Per cui, casomai domani sera non avessi voglia di vedere le vostre brutte facce basta che vada a dormire di nascosto nella camera degli ospiti!</p>
<p style="text-align: justify;">Will non se ne rendeva conto, ma lentamente lasciava ogni dubbio e si perdeva nella magia di Harynos. Un paio di cose, però, non gli erano affatto chiare.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quanto tempo dura la permanenza notturna in questo mondo? Mi pare di essere qui da diverse ore…» &#8211; chiese pensando alle precedenti vicissitudini.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu gli mostrò le dita della mano destra: &#8211; «Cinque minuti magici, e ogni minuto vale due ore, nel senso che per ogni minuto che stai facendo questo sogno nel mondo reale, ad Harynos passano due ore. Qui il tempo è come dilatato».</p>
<p style="text-align: justify;">Will fece una smorfia ad indicare il suo scetticismo ma poi si ricordò di aver letto da qualche parte che durante i sogni il tempo era distorto e anche a lui una volta era capitato di rendersene conto: la mamma lo aveva appena svegliato per andare a scuola e lui si era riaddormentato. Subito era scivolato in un sogno in cui assieme al padre si perdeva in un bosco per tutta una notte. Cinque minuti dopo sua madre gli aveva tolto le coperte urlandogli nell’orecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">«Va bene, ma c’è una cosa che non capisco: tu hai detto di venire dal sud America, giusto? Quante ore di fusorario ci sono da Vicenza a casa tua? Come facciamo io e te ad essere entrambi addormentati nello stesso periodo di tempo?» – e poi, ironico – «dormi di giorno?!»</p>
<p style="text-align: justify;">Pensava di averli fregati con quella domanda. Non tutti i bambini conoscono il fusorario.</p>
<p style="text-align: justify;">Will lo aveva scoperto grazie a suo padre. Un giorno dovevano andare a fare un pic-nic in montagna e Alfred era tornato la sera prima da un viaggio in America. Aveva passato la giornata a dormire sul prato. Altro che giocare con suo figlio! E sua madre gli aveva detto che la colpa era del fusorario, spiegandogli in cosa consisteva.</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu lo scosse da quei pensieri: &#8211; «so che sei scettico ma se credi al resto puoi anche accettare che ad Harynos il tempo conti relativamente e che per una qualche misteriosa magia possa accadere che io e te ci si trovi qui insieme a dispetto del fusorario…»</p>
<p style="text-align: justify;">Will non era convinto. C&#8217;era un&#8217;ultima questione che gli premeva conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa si fa qui? Abbiamo una missione da svolgere? Ci sono i cattivi?» – riprese infervorato. I suoi schemi mentali, infatti, non potevano non fargli pensare che se venivi trasportato magicamente in un mondo fantasy poi dovevi per forza compiere una missione e vivere una grande avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">Michael e le gemelle sorrisero.</p>
<p style="text-align: justify;">«Bello, ad Harynos ci si diverte e basta! E questa la bomba!» – spiegò il primo.</p>
<p style="text-align: justify;">Will sembrava deluso: &#8211; «Ah, si? E come? Quanti altri bambini ci sono?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Con te quest’anno siamo in centoquattro» – rispose calmo Kabu; poi, cambiando tono: – «ma i bambini non sono gli unici abitanti di Harynos…»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ti riferisci ai lombrini?»</p>
<p style="text-align: justify;">Il latinoamericano scosse il capo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora c’è qualcun altro?! Magari è come dico io: ci sono i mostri!</p>
<p style="text-align: justify;">«…E non sono cattivi!…» &#8211; riprese Kabu come se gli avesse letto nel pensiero – «anzi, alcuni diventeranno i vostri più fedeli amici» – concluse gioviale guardando tutti e tre i nuovi arrivati.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mai come Maurice, però!» – esplosero in coro le gemelle e presero a riempire di coccole il loro gattino bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Will le fissò per qualche istante, pensoso. Guardò Michael e nella sua mente comparve l’immagine di Freccia, l&#8217;auto magica della “squadra degli accompagnatori”. Gli occhi del biondino si spostarono infine su Kabu che prese a fissarlo con un sorriso complice.</p>
<p style="text-align: justify;">Will sobbalzò per l’ennesima volta: un grosso ragno viola simile ad una tarantola era sbucato sopra la spalla del latinomericano. Ingrid cacciò un urlo e si alzò di scatto per scappare contro il muro alle proprie spalle. Reeno sgranò gli occhi e spalancò la bocca.</p>
<p style="text-align: justify;">«Signori, vi presento Trama, la mia fedele compagna» – e quindi, rivolto a Ingrid – «tu non spaventarti: è innocua, e poi i bambini non hanno nulla da temere dai compagni onirici».</p>
<p style="text-align: justify;">Will aveva già sentito Michael fare simili discorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazzina non sembrava convinta, allora Kabu sussurrò qualcosa al ragno che, come ad aver inteso, portò le zampe anteriori alla bocca e cominciò ad agitarle frenetiche. L’istante dopo una piccola pallina bianca si formò davanti alle minuscole fauci del ragno e prese lentamente ad ingrandirsi. Trama cominciò a lavorarla con le zampe anteriori finché la pallina non si trasformò in una bellissima ragnatela a forma di fiore che l’aracnide fece scivolare fin sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingrid abbandonò immediatamente la paura e si avvicinò per ammirare la splendida opera.</p>
<p style="text-align: justify;">«E’ per me?» – chiese timida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragno, impennando sulle quattro zampe posteriori, squittì in segno di assenso. Lei, seppure inquieta, prese la ragnatela e ringraziò. Il fiore sembrava quasi di carta e non le si appiccicò alle mani come aveva temuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Will balbettò una domanda: &#8211; «…Qu-Quindi ce n’è uno anche per noi?»</p>
<p style="text-align: justify;">Era sulle spine: l’idea di avere una creatura magica ai propri ordini lo stuzzicava parecchio ma non voleva che fosse qualcosa di insulso come quel gattino coccolone o il ragno. Alla fine pensò che il migliore di quei fantomatici compagni fosse l&#8217;auto di Michael. Cavolo, una macchina che si guida da sola e può portarmi ovunque…!</p>
<p style="text-align: justify;">Kabu si alzò. Le gemelle e Michael lo imitarono e Maurice saltò giù dal divano. Il ragazzo che diceva di essere uno dei capi si rivolse a nuovi e disse: &#8211; «Allora, direi che è il momento di conoscere i vostri compagni onirici» – e così dicendo li precedette fuori dalla stanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i minuti seguenti Will sarebbe rimasto in uno stato di leggera agitazione.</p>
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